Sono tante le cose che assumono un altro significato, un’altra bellezza, se fatte accanto all’acqua. Cenare in riva al mare, amoreggiare sulla spiaggia, aprire una finestra e vedere le onde invece del palazzo di fronte, fermarsi su un ponte e appoggiare i gomiti sul parapetto avendo sotto di sé un fiume e non una strada, guidare lungo un litorale con il finestrino giù e il braccio fuori.
La vicinanza con l’acqua magnetizza lo sguardo, dopa la mente, scolpisce i ricordi, ci sospende dalla realtà parcheggiandoci in un momento quasi perfetto. O per lo meno un po’ più perfetto di altri, ecco.

Io cerco ostinatamente l’acqua, quando corro. Ne ho bisogno. E non si tratta (solo) di un prosaico rapporto di sete, legato allo sforzo (certo, se ogni tanto c’è una fontanella in giro è meglio..). E’ un gioco di sguardi, è una compagna di running, è la scenografia più rilassante e motivante che conosco davanti alla quale recitare il mio sforzo.

Le corse più belle della mia vita le ho fatte accanto a lei.

Sarà, anche, una questione di imprinting. Credo di essere nato runner quando ho cominciato a consumare le mie suole su e giù per il Naviglio Grande, a Milano. Quell’acqua torbida (quando c’è), sulla superficie della quale, la domenica mattina, puoi leggere tutto ciò che è successo la notte precedente: bicchieri di plastica, pacchetti vuoti di sigarette, ombrelli divelti e qualche cartello stradale, se la movida è stata particolarmente in forma. La fotografia galleggiante del mio senso di hangover. Come si fa a non amarla un’acqua che condivide anche le tue sbornie, ma il mattino è sveglia ugualmente, con te, e prova a ripulirsi con la tua stessa fatica?

O l’acqua della Martesana, un altro naviglio della mia città. Io lavoro a Cologno Monzese e la gente che condivide con me questo destino apparentemente amaro di solito descrive il luogo con due sole parole, ripetitive come un mantra e tombali come una lapide: “vista tangenziale”. Ma noi che corriamo conosciamo un segreto, celato tra capannoni industriali e brutti stradoni. Una via di fuga dalla tangenziale che incombe su di noi. E allora in pausa pranzo ci mettiamo le scarpette, usciamo tra colleghi che vanno a pranzo e ci guardano come se fossimo curiose creature esotiche e fluorescenti e in cinque minuti di corsa raggiungiamo la Martesana, per poi corrervi accanto e, per un’oretta, dimenticare tutto il cemento di quella brutta periferia, su una pista ciclabile che si snoda tra l’acqua e i campi.

E poi c’è quel vizio di mettere in valigia la mise da corsa ogni volta che viaggio. Con la voglia di farlo che raddoppia quando sto per recarmi in luoghi “d’acqua”.

Ho corso sulla scogliera di Catania, al tramonto.

scogliera
Ho combattuto il fuso orario zampettando sulla pista ciclabile che attraversa la spiaggia di Santa Monica, a Los Angeles, prima dell’alba, in un buio popolato solo da qualche runner e un pugno di surfisti.

santa(fonte santamonica.com)

Ho girato, correndo sulla sabbia, un atollo maldiviano, in un anello di sì e no cinque minuti.

maldive
Ho cercato la Sprea, mentre correvo nei pomeriggi gelidi e bui di Berlino.

(Fonte commons.wikimedia.org)

Ho solcato il lungomare di Cannes, tra un film e l’altro.

cannes(Fonte commons.wikimedia.org)

Ho esplorato Sihanoukville, in Cambogia, per vedere l’effetto che faceva.

cambogia
Ho fatto su e giù per Copacabana e Ipanema, a Rio, pensando che una corsa così me la sarei ricordata tutta la vita.

rio
Ho pensato di essere straordinariamente fortunato, in ciascuna di queste occasioni. Perché viaggiavo, innanzitutto. Poi perché amavo la corsa, che mi permetteva di vedere questi luoghi in un modo diverso (non più bello o più brutto, questo sta ai gusti, ma diverso). E infine perché c’era l’acqua, accanto a me.

Non so che cosa faccia esattamente l’acqua al runner, perchè ci regali certe sensazioni speciali. Forse perchè ha quel battito regolare, quello che dovrebbe avere ogni corsa fatta bene. Forse perchè è fluida, come vorremmo fosse il nostro sforzo, in un mondo perfetto. Forse perchè è liquida, come quel sudore di cui andiamo orgogliosi. Forse perchè scorre, come scorrono senza lacci i pensieri, mentre sei nel mezzo di un allenamento, specie se lungo.

Quindi il consiglio di oggi è: armatevi della voglia di correre. Vestitevi. Uscite. Poi, se potete, aggiungete l’acqua.
La magia è fatta.

Post scritto ascoltando: Here We Are dei Citizens!