Che fatica, ma…l’Italia siamo noi!

Vittoria sofferta ma meritata quella della squadra campione d’Italia, che ora ha la possibilità di giocare due partite su tre in casa, penisola iberica permettendo…

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

edoardopavesi_65x79

Oggi di pezzi su Juventus-Lione ne potrei scrivere due, perché due sono gli aspetti salienti di questo giovedì di Europa League.

Vado con ordine: il primo è che noi in Europa dobbiamo per forza farci del male, ormai è noto e credo di averlo anche già scritto, a tratti sembriamo il Torino per dirvi, capaci come pochi nel complicare le cose semplici, cercando a ogni costo di farci del male da soli.

Settimana scorsa, dopo che il caporedattore mi aveva implorato di scrivere anche dopo la gara di andata, vi ho raccontato di una vittoria per uno a zero in trasferta, classico risultato che nelle coppe mette “tranquilli” tutti; puoi anche pareggiare al ritorno, non sei nemmeno costretto a vincere in casa tua, basta che non ti suicidi.

Se poi nella gara di ritorno, nonostante la presenza in campo fin dall’inizio di quella figura mitologica dello slavo in pantofole, vai in vantaggio dopo 4 minuti (Q U A T T R O) grazie all’ennesima meraviglia su punizione di Andrea Pirlo, inconsciamente ti prepari a 86 minuti di relax: non solo è fatta, sei già in semifinale, ma per di più hai davanti a te una partita facile, di quelle che non ti creeranno mal di testa, mal di pancia, sudori caldi e/o freddi, di tanto in tanto anche caldi e freddi insieme, no, niente di tutto ciò, 86 minuti di controllo in serenità .

E invece no, che stai scherzando? Siamo in Europa mica in Italia, quindi non conta se l’avversario vale circa il Lanciano! Prima rischi di prendere gol al minuto 12, poi lo becchi al minuto 18 e da lì fino al minuto 68 (per un totale quindi di 65 minuti, non lasciatevi ingannare dalla matematica, ci sono anche i 15 di intervallo in cui ci fumi su anche due sigarette) ti si stampa un solo pensiero nel cervello che non ti molla più:

Se segnano, siamo a casa.

Un’ora e passa a pensare alle eliminazioni più cocenti, a quelle che hanno fatto più male, a farsela addosso (o, sempre nel mio caso specifico, a farsela fare addosso dalla propria comunque splendida figlia di 6 mesi) pensando di poter prendere un gol da 4 francesi di basso livello…

…poi il principino tira da 25 metri, prende due stinchi e siamo 2-1. Siamo un po’ più vicini a casa, casa nostra. Relax. E così almeno gli ultimi 22 minuti sono sereno e penso già al punto due, che è:

Siamo l’orgoglio calcistico di questo paese.

Non solo rappresentiamo l’Italia in Europa, giustamente in quanto massima espressione del nostro campionato, non solo torniamo a farlo dopo anni di buio pesto (4 anni fa l’ultima italiana, 11 anni fa l’ultima volta nostra), ma lo facciamo anche da italiani, soffrendo (siamo pur sempre gli inventori di quello splendido strumento chiamato catenaccio e contropiede, che sarà stupendo, ma che di norma non ti fa proprio diminuire il rischio infarto). E poi soprattutto con degli italiani in campo!

Quelli là, gli ultimi nel 2010 ad aver fatto una semifinale europea, come italiano schieravano ogni tanto Thiago Motta… noi abbiamo Buffon e Pirlo, i due pilastri della nazionale che tra tre mesi sarà ai mondiali, abbiamo l’intera linea difensiva, con Bonucci, Chiellini e Barzagli, abbiamo il principino che, anche se al di sotto dei suoi standard, vale 100 volte Montolivo, e di tanto in tanto quando non gli preferiscono lo slavo in ciabatte anche quel nano col numero da portiere!

A me piace essere italiano, ne sono fiero, e questa squadra mi riempie di orgoglio.