Gli ottimi amici sono merce rara, rarissima. Per questo motivo ogni ottimo amico che si rispetti merita un degno saluto, ogni volta che se ne va. Anche perché hai sempre una certezza: prima o poi ritornerà a trovarti. Indipendentemente da quanto tu debba aspettare, lui sarà lì di nuovo ad aiutarti.

Per gli appassionati di basket è arrivato il momento di salutare un amico eccezionale: Maggio. Quello che gli appassionati di calcio non potranno mai capire – e stavolta la mia avversione totale per quella cosa lì dove danno dei calci a un pallone non c’entra nulla – è cosa si possa provare ad avere la possibilità di guardare almeno una, se non due o tre partite al giorno di alto livello per un mese intero. Playoff NBA, Final Four di Eurolega e playoff italiani. Tutte partite dal peso specifico clamoroso, partite da dentro o fuori, drammi, esaltazioni, azioni decisive tutte racchiuse in poco più di un mese.

I playoff NBA cominciano tradizionalmente nella seconda metà di Aprile e finiscono in Giugno, le Final Four di Eurolega quest’anno si sono giocate a Londra dal 10 al 12 Maggio, mentre i playoff della Serie A italiana sono iniziati il 9, casualmente dello stesso mese, e finiranno anche loro in Giugno. Un invito irresistibile all’asocialità, al salutare parenti, amici e fidanzate e dire: “per un mese e mezzo se mi volete dovete chiamarmi durante i time out o gli intervalli lunghi. E fate in modo che dobbiate dirmi sempre qualcosa che non duri più di dieci minuti”.

Stephen Curry vs Danny Green

Maggio è il migliore amico dell’asociale appassionato di basket per eccellenza. Più di Giugno, che appunto vedrà la conclusione di NBA e Serie A e quindi ospiterà le gare più importanti dell’anno per i rispettivi campionati. Ma a quel punto ci saranno meno partite da giocare, meno scelta, seppur più pathos sul singolo evento. Senza contare, appunto, le Final Four di Eurolega (che voi potete chiamare Champions League, se proprio vi mette più tranquillità e vi fa comprendere meglio l’importanza dell’evento), che per molti rimane la rappresentazione più alta della pallacanestro mondiale, NBA compresa.

Per farvi un esempio di cosa voglia dire, eccovi qual era il programma del dodici maggio:

17.30 Varese-Venezia, Gara 2 dei quarti

18.00 CSKA Mosca-Barcellona, Finale terzo/quarto di Eurolega

19.00 Milano-Siena, Gara 2 dei quarti

21.00 Olympiakos-Real Madrid, Finale di Eurolega

21.30 Golden State-San Antonio, Gara 4 Semifinali di Western Conference

Ce n’era per tutti i gusti, per quelli che pensano che gli americani siano i meglio manzi dell’universo e che il basket in Europa sia solo robaccia per bianchi che non saltano, ce n’era anche per quelli che invece pensano che negli Stati Uniti sia solo pieno di animali capaci esclusivamente di saltare e che invece la purezza della pallacanestro sia quella rappresentata dall’organizzazione europea, e ce n’era soprattutto per chi, come il sottoscritto, trova che opinioni talebane come le precedenti siano semplicemente ridicole ed ha l’onestà di accontentarsi di vedere gente capace di giocare a pallacanestro, indipendentemente dal fatto che sia bianca, nera, atletica, americana, bulgara o vietnamita.

Poi qualcuno di lievemente polemico (non guardatemi così) potrebbe anche aggiungere che questo meraviglioso intreccio tra qualità e quantità meriterebbe anche una copertura televisiva adeguata, e non frammentaria e dilettantistica come quella attuale, soprattutto quanto si parla di campionato italiano (qualsiasi riferimento a emittenti italiane realmente esistenti è puramente casuale, puramente sbagliato o puramente voluto). Ma siccome siamo qui per salutare qualcuno a cui vogliamo bene, e non è il caso di farsi sangue cattivo, sorvoliamo per una volta. Tanto chi mi segue su Twitter sa che mi sfogo già abbastanza da quelle parti.

Maggio, appunto, ormai è prossimo alla conclusione. Un amico fantastico se ne va, con la certezza di rivederlo l’anno prossimo, stesso posto stessa ora, pronto a rendere quei trentuno giorni indimenticabili. Lascerà spazio a un altro buon amico, Giugno, che ci accompagnerà alle fasi finali, dunque più emozionanti, del campionato nostrano e di quello dall’altra parte del Pacifico. Con un problema grossissimo però, sarà anche l’amico che farà finire tutto, quest’anno, che ci lascerà la malinconia addosso, quella di chi ha appena assistito all’ennesimo grande spettacolo e che sarà costretto ad aspettare quasi dodici mesi per poter assistere a qualcosa di paragonabile.

Olympiakos campione d'Eurolega