Corse per mandare baci in tribuna a mogli, fidanzate, figli e amici, oppure per lanciare messaggi d’amore a chi sposerai qualche anno dopo; corse verso il compagno in panchina che ti ha predetto il gol prima del via, oppure verso l’allenatore che ti ha tenuto fuori per troppo tempo; corse a indicare il cielo per ricordare chi non c’è più;  corse verso quei tifosi che ti fischiano da settimane perché quanto ti prendono di mira non c’è niente da fare, verso la curva per ringraziare ultrà che spesso nascondono secondi fini dietro la loro passione sfrenata per la squadra del cuore, oppure verso la tribuna stampa piena di giornalisti che ti criticano troppo.

Il calcio è pieno di volate per esultare dopo una rete. Ma mai nessuno ne aveva viste di simili a quelle di Romulo Eugenio Togni, 31 anni a settembre, centrocampista brasiliano del Pescara, che dopo i gol corre verso il settore dedicato agli spettatori disabili che assistono alle partite della formazione abruzzese sulle tribune dello stadio Adriatico. Ha cominciato pochi giorni prima di Natale dopo il gol-vittoria al Catania e si è ripetuto due settimane dopo Pasqua per celebrare la rete poi risultata inutile al Siena. In questo modo ha chiarito che quello è il suo primo pensiero e non si è trattato di un gesto occasionale.

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Togni segna, si arrampica e abbraccia i suoi amici. Poi dedica loro parole semplici ma toccanti: «I veri campioni nella vita sono coloro che devono affrontare le vere situazioni difficili come la disabilità». Il presidente dell’associazione abruzzese “Carrozzine determinate”, Claudio Ferrante, lo ha ringraziato consegnandogli una targa ricordo: «Il calciatore Togni ha condiviso l’emozione del gol contro il Catania con i tifosi disabili regalando lacrime di gioia a tutti». Dopo la rete al Catania, aveva pianto anche Togni. Poi aveva spiegato il motivo: lo aveva fatto perché per troppi mesi era stato tenuto ai margini della squadra in un periodo difficile della sua vita privata, resa triste dal divorzio dalla moglie.

E’ strana la carriera di Romulo Togni, cresciuto nel vivaio del Gremio di Porto Alegre, la prima squadra di Ronaldinho: arriva in Italia ad appena 20 anni, ma non per giocare con una “grande” di Serie A. Sorvola l’Atlantico per cercare fortuna in Veneto in Serie D con il BellunoPonte (risultato della fusione tra Belluno e Ponte Alpi). Ma cosa ci fa un brasiliano di San Leopoldo, sull’Oceano che 30 chilometri più in là bagna Porto Alegre, nella vallata che fa da anticamera alle Dolomiti? Difficile capire i mille incroci del calcio. Da lì inizia una lunga gavetta in Serie C (ora Lega Pro) tra Manfredonia, Arezzo e Sorrento. Fino a quando Zdenek Zeman non ha bisogno di un regista dai piedi buoni per il suo Pescara in Serie B e ripensa a quel brasiliano notato anni prima su qualche campo del Sud.

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L’allenatore boemo, l’anima critica del calcio italiano, all’inizio lo preferisce addirittura a Verratti che adesso è un punto fermo della Nazionale di Prandelli e gioca con Ibrahimovic nel Paris Saint Germain dei nababbi del Qatar. Poi lo affianca a Verratti. Infine lascia in campo solo Verratti e dirotta Togni in panchina. Ma, quando Zeman fa una scelta, raramente sbaglia. Forse non aveva scoperto un fenomeno di calciatore (anche se la punizione del momentaneo 2-2 col Siena è degna di un fuoriclasse brasiliano). Ma di sicuro aveva intuito che Romulo Togni era un uomo particolare, capace di regalare un sorriso, dopo ogni gol, ai suoi nuovi amici dello stadio Adriatico.

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