Io ve lo dico. Ho già scritto la mia letterina a Babbo Natale con le mie richieste per la mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre. Troppo in anticipo? Forse allora non avete visto la finale del Masters 2016 di Londra: esatto, l’atto conclusivo di quel simpatico torneo cui ‘dovrebbero ‘ prendere parte i migliori otto tennisti della classifica mondiale e che nel suo match conclusivo dovrebbe esprimere la ‘creme de la creme’ di questo sport sul globo terracqueo.

Ecco, di finali del Masters a senso unico, bruttine, noiose ne ho viste parecchie, ma poche partite come l’ultima mi hanno fatto riflettere sul pessimo stato di salute del tennis attuale, almeno a livello di spettacolo. E’ stata un’esibizione di fantastico – come direbbero a Milano – ‘ciapanò’, ovvero partita a perdere tra chi commetteva più errori. Alla fine, quindi, l’ha spuntata (non lo definirei spoiler) Andy Murray, che ha sconfitto Novak Djokovic, conquistando il suo primo Masters e chiudendo l’anno al numero uno al mondo, con il detronizzato serbo che nel match ha commesso più errori di rovescio – il suo colpo più forte’ – di quanti ne farebbe di solito in un torneo intero.

Ma, soprattutto, chiamiamo in causa la vera protagonista della partita e, in generale, di gran parte del tennis attuale: sua eminenza la NOIA. Sì, con lettere capitali: al di là della qualità (ok, la giornata storta, ok la posta in palio, ok a fine stagione siamo tutti un po’ cotti), il tema tattico è stato uno, ovvero tiro la palla soprattutto in campo e soprattutto forte e soprattutto nello stesso, identico, monocorde modo. Poche variazioni, poche accelerazioni e cambi di ritmo, e la povera volée vista come una forma moderna di lebbra. Insomma, mancava solo la camomilla e poi il pisolino sarebbe stato davvero dietro l’angolo. E non che gli altri sei giocatori del Masters abbiano dato spettacolo: Marin Cilic è andato a Londra per allenarsi in vista della Coppa Davis (e, come vedremo, gli è andata pure male), Stan Wawrinka aveva la stessa voglia di concentrarsi e giocare quanto me di fare una maratona, e gli altri erano tutti più o meno cotti dall’annata tennistica o già felici di essere dove erano. Insomma, fortuna che qualche giorno dopo c’è stata l’ennesima resurrezione di Juan Martin Del Potro, capace di vincere praticamente da solo la Finale con l’Argentina in casa della Croazia, altrimenti il dubbio di lasciar perdere questo sport si sarebbe fatto pressante.

Di sicuro, mosso dal triste spettacolo del tennis delle ultime settimane, ho deciso di scrivere la mia letterina con poche (ma buone) richieste. Sei pronto Babbo Natale?

1) Vorrei che Murray si ricordasse di saper giocare anche a rete – Una delle cose tristi del gioco di Andy Murray è che lui avrebbe anche le qualità per esprimere un tennis (almeno in parte) diverso: non che da un giorno all’altro lo scozzese possa diventare un Roger Federer o un Feliciano Lopez ma , di sicuro, ha le qualità, anche sottorete, per variare maggiormente il suo stile e renderlo un po’ più brillante di una goccia di petrolio.

2) Vorrei che il ritorno di re Roger fosse ad alti livelli – Poche ciance: uno dei pochi rimedi sicuri contro il logorio del tennis moderno si chiama Roger Federer. Dopo aver saltato la seconda parte del 2016 per i guai al ginocchio, Roger tornerà a inizio 2017 nella Hopman Cup, torneo-esibizione misto per Nazioni. Il campione di Basilea, a 35 anni e mezzo deciderà poi ad aprile, in base a come si sentirà e ai risultati, se continuare anche nel 2018 e chissà quanto ancora. Ecco, prendete ferri di cavallo, cornetti e quant’altro possa servire a fare tutti gli scongiuri contro un eventuale addio di uno degli sportivi più talentuosi di sempre. Altrimenti, la noia potrebbe davvero mettersi la corona in testa.

3) Vorrei che ricrescessero i capelli a Nadal – Una delle notizie di questi giorni è l’autotrapianto di capelli cui si è sottoposto Rafael Nadal. Con la chioma ormai decisamente sfoltitasi, lo spagnolo s’è sottoposto a un trattamento i cui risultati finali dovrebbero vedersi tra circa sei mesi. Nella speranza che, come Sansone, con la ricrescita dei capelli ritrovi anche l’antica forza. Suona quasi strano a dirlo, ma pure il mancino tutto muscoli c’è mancato. Forse perché anche lui a rete gioca meglio di Djokovic?

4) Vorrei che l’ultima stagione di Vinci e Schiavone fosse gloriosa – Ritiro o non ritiro? La risposta esatta è la seconda: Roberta Vinci e Francesca Schiavone, all’anagrafe rispettivamente 33 e 36 anni, hanno deciso di giocare anche nel 2017 per quella che, con ogni probabilità, sarà la loro ultima annata nel circuito professionistico. Per il loro gioco vario e per quanto dato al tennis italiano tra Slam e Fed Cup, speriamo che l’ultima stagione sia un soddisfacente giro d’addio sui campi di tutto il mondo e non un mesto passeggiare tra risultati non degni della loro carriera.

5) Vorrei che al prossimo Masters Under 21 ci fosse anche un italiano – Nel novembre dell’anno prossimo, al tradizionale Masters di fine anno tra i giocatori più forti al mondo, si affiancherà anche l’edizione dedicata alle stelle del futuro, la versione Under 21. Il torneo si terrà a Milano e , a fianco dei sette giocatori promossi per ranking ce ne sarà anche uno che parteciperà grazie ad un invito. Ecco, noi speriamo che al torneo prenda parte anche un italiano ma solo se tra i ‘primi sette’ o se davvero degno di una wild card perché competitivo e non per fare da ‘richiamo’ al pubblico e poi racimolare pochi game a partita. Di figuracce tricolori ne eviteremmo volentieri.

6) Vorrei che Juan Martin Del Potro non avesse un’altra ricaduta – Come si fa a non amare Palito? Uno che ha rischiato di dire addio al tennis più di una volta per un polso sinistro malconcio ma che va oltre ogni (ahem) sfiga e regala la prima Coppa Davis della storia all’Argentina ribaltando una partita nella quale era sotto due set a zero, un break e un dito rotto nel quinto con Marin Cilic, lanciando anche emotivamente il successo di Federico Delbonis su Ivo Karlovic nel quinto e decisivo match? Teniamocelo stretto questo Juan Martin da Tandil, uno dei pochi che il punto lo cerca senza speculare sull’errore altrui ma cercando di lasciare l’avversario a due metri dalla palla. Sa solo picchiare? Forse, ma con un cuore così. E solo con personaggi e giocatori di questo genere che il tennis può davvero ricominciare ad essere uno sport coinvolgente ed entusiasmante. Non (solo) con numeri uno come Andy Murray, che peraltro indossano pure un Christmas jumper come quello che vedete nella foto. Ecco, Babbo Natale, ‘quel’ maglione e ‘quel’ numero uno, non li voglio. Non mi appartengono. Buone feste.