Un Milan che fa arrabbiare sempre di più la nostra donna tifosa, un Inter che fa sembrare un fenomeno persino Curci (e i pali della sua porta), una Juve che gioca senza difesa (che tanto non le serve) e un Torino che torna alla vittoria dopo due mesi abusando del povero Catania.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Allora, ecchemminchia. No, dico, quand’è che era stata l’ultima partita di campionato? L’ultima volta che aveva giocato l’Inter, quando fu? Qualcuno se lo ricorda. Quattordici giorni. Quattordici giorni persi per amichevoli contro la Germania e la Nigeria delle quali avremmo fatto tutti volentieri a meno.

Ho una proposta: aboliamo le nazionali di calcio. Già l’idea di nazionale fa ridere. Nazionale deriva da nazione, ma che cosa sono oggi le nazioni? Spazzate via dalla globalizzazione, le nazioni si ripresentano folkloristiche nelle sole competizioni sportive, retaggio nostalgico del più reazionario conservatorismo ottocentesco.
Aboliamo le nazionali. Poi vabbè per riempire i palinsesti estivi c’è sempre tempo e modo, tra repliche di Montalbano e Pretty Woman.
Sarò sincero. Non l’ho vista Bologna-Inter. Ecco, l’ho detto. Delle nazionali non me ne frega niente, ma non so come riempire questo spazio. Si tratta di un bar sport, no? L’ho riempito con discorsi da bar sport.

Volete sapere almeno il risultato di Bologna-Inter? Non lo so, sto viaggiando tra Belgio e Lussemburgo e non ho internet. In questi posti arretrati internet non ce l’hanno portato. Andatevelo a vedere da soli, voi che internet ce l’avete. E quando l’avete visto, per favore, non ditemelo. Mannaggia a Curci.
Chiudo con una riflessione su Thohir, il nuovo azionista di maggioranza dell’Inter. Come sapete, sono suo tifoso della prima ora. Venerdì ero a bere birra con un amico che ha lavorato per Thohir a Jakarta l’anno scorso. La riflessione è sua, ma la condivido in toto.

Se vi aspettate che Thorir porti soldi siete degli stolti ignoranti. Non è un Abramovic, un emiro o un Berlusconi/Moratti della prima ora. Thohir è un industriale, un imprenditore, specializzato in portare a profitto imprese con un grande potenziale e un pessimo management.
E infatti mi chiedo e gli chiedo, Thorir, quando finisci con l’Inter puoi comprarti l’Italia?


MILANISMI

di Marta Baudo

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Kakà capitano alla sua 200esima partita in A e in gol dopo appena 4 minuti sembrano, dico sembrano, indizi interessanti, ma restano illusioni. Manco il tempo di provare a farne un altro che, guarda caso, nell’unica azione avversaria, arriva il gol dell’ex su rigore.

Scandaloso è dire poco. Abbiati  e rigori parati: un’antitesi perfetta!

Sconforto, scoraggiamento, sbandamento della squadra evidenti soprattutto quando l’ombra del “Balo” Sansone dello scorso campionato canna platealmente il rigore che avrebbe cambiato il match! Vuole imitare Ibra quando non è neanche un lontano parente, in campo è solo una “Mario-netta”. Altro che dal minuto 36 del primo tempo giocare con un uomo in più…”Balo”, irritante, assente ingiustificato come negli ultimi due mesi. Dov’ è finito super Mario (sempre che sia esistito)?

L’uomo in più è uno soltanto: Ricky. Sacrificarsi ed essere decisivo:  troppa fatica per Balo e gran parte dei protagonisti rossoneri.
Il “figliol prodigo” Kakà, il ballerino Poli e De Jong alla Pirlo sono gli unici giocatori che danno l’anima per la maglia.
Altra variabile sconsiderata è mettere un attaccante in più per vincere: affolla solo l’area. I piedi buoni di Saponara li lasciamo in naftalina fino a primavera?
Non vinci contro l’ultima in classifica, non vinci con un uomo in più, non hai un gioco che funziona a memoria, con trame definite: Milan, dove vuoi andare? Difficoltà in ogni ambito e sbandamenti inverosimili per questa società: non ne posso più!

Delusa e basita nel vedere le occasioni da gol buttate ai quattro venti, mi ritrovo in uno stato d’animo surreale e per una notte vacillo, io, paladina del tifo da sempre, anche nelle avversità. Umore dello stadio pessimo, sotto le scarpe fino a fine match. “Dagli anni d’oro del grande Milan agli anni di Zapata e Constant”. Fischi e contestazione ravvivano di sale e pepe il secondo tempo.

Culmine raggiunto nel post match con squadra attesa fuori dallo stadio e chi, se non Kakà, a far da paciere con i tifosi? Altro che la calma predicata dai “piani alti”! A fine novembre ancora senza obiettivi, brancoliamo nel buio, senza vincere da più di un mese. Non siamo il “Lanciano”, rendetevi conto! “Siam venuti fin qua per vedere che freddo fa”.

Martedì notte da veri diavoli nell’inferno del Celtic Park. Milan, dammi solo tre parole: grinta, cuore, amore.


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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La vittoria di oggi a Livorno è sicuramente da annoverarsi tra quelle facili e/o scontate, uno 0-2 senza neanche troppe preoccupazioni per cui non starò qui certo a vantarmi per questi 3 punti, come invece ha fatto qualche settimana fa qualche mio collega che aveva esaltato l’Inter per la roboante vittoria contro i labronici.

(Del resto gli interisti son strani, si sa, probabilmente Max nelle ultime settimane sta facendo circolare una petizione per inserire Palacio nel lotto dei possibili vincitori del pallone d’oro, non trovando nessuna differenza tra il numero 8 nerazzurro e Messi o CR7…)

La cosa più interessante di questa domenica però è che noi si giocava senza difesa, che non è una cosa di poco conto nel calcio…fuori Barzagli,vero muro difensivo, fuori Bonucci, libero e organizzatore della linea a 3, fuori Ogbonna, primo rincalzo dei titolari. E allora dentro Caceres, dimostrazione di una rosa lunga, e Vidal trasferito al centro della difesa per l’occasione.

Considerando che anche oggi non abbiamo preso gol (e fanno 5 di fila) mi piace sottolineare le prestazioni proprio di questi due ultimi due. Caceres, arrivato 6 minuti prima di scendere in campo direttamente dall’Uruguay, un po’ come il ritardatario classico del calcetto tra amici del lunedì sera, con sulle spalle un volo transoceanico e meno di 2 ore di sonno, roba che a me avrebbero scambiato per uno appena uscito da “the walking dead”; e Vidal, giocatore totale pagato quanto Matri dal Milan o, per par condicio, meno di Icardi dall’Inter, incontrista di livello mondiale che però è anche il miglior goleador dell’era Conte e che oggi ha fatto il difensore centrale con la stessa naturalezza con cui Van Damme rimane aggrappato in spaccata a due tir in retromarcia!

Con gente così affronto sereno perfino il Copenaghen!


GRANATISMI

di Cristiano Girola

cristianogirola_65x79La scoperta del “c’è di peggio” è uno degli incontri più consolanti e refrigeranti che si possano fare nella vita.

Perché, soprattutto quando per costituzione e mezzi a disposizione non ti è possibile essere il migliore della classe, è molto bello sapere che c’è qualcuno più somaro di te e che quindi, se qualcuno dovrà essere bocciato a fine anno, è facile che la mannaia cada su di lui invece che su di te.
Il Catania, almeno fino a questo punto del campionato, è quell’alunno lì, quello che sfoggia il cappello con le orecchie e fa sentire figo l’alunno di fascia media.

Che la giornata sarebbe stata speciale, ieri lo si è capito quando Legrottaglie, ex gobbo fulminato sulla via di Damasco, ha preferito pestare una blatta che passeggiava indisturbata sulle zolle dell’Olimpico piuttosto che calciare il pallone e ha lasciato che Ciro Immobile segnasse comodamente il suo quinto gol nelle ultime sei partite. Ricordandoci oltretutto dei bei tempi in cui fenomeni come lui giocavano nella squadra di Venaria e lasciandoci la convinzione che quei bei tempi torneranno, prima o poi.

La seconda cosa più stupefacente della giornata è che, a conti fatti, anche ieri ci siamo comportati da Toro: traverse, occasioni divorate, gol subito su contropiede dopo un probabile rigore a favore non fischiatoci. Ma, nonostante questo, gliene abbiamo messi quattro senza nemmeno che Cerci dovesse disturbarsi a salvarci il deretano, come solitamente accade.

Sono giornate che non capitano spesso, quelle spese, come ieri, ad annoiarsi felicemente per tutta l’ultima mezzora di gioco. Trascorse a chiedersi perché Ventura non facesse entrare prima Meggiorini, che magari stavolta poteva segnare pure lui, caro ragazzo (poi è entrato e, no, non ha segnato).
Ora si tratta di trovare un altro paio di Catania disposte ad immolarsi sull’altare della tranquillità degli altri.

Ci sono volontarie?