Ieri tutte e sei le italiane impegnate nelle coppe europee giocavano tra di loro. Avete notato? Vi sembra un caso?
SECONDO NOI, NO. Abbiamo contattato il nostro amico Adam Kadmon per approfondire scientificamente la questione, vi faremo sapere

INTERISMI

di Max Multatuli

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Una grande partita, un risultato triangolare più che rotondo, ma comunque perfetto, che non lascia dubbi su chi ha dominato il campo per 90 minuti.

Una squadra compatta, coesa, coriacea che ha saputo attaccare con brio nonostante l’assenza dei suoi migliori attaccanti, mancanti dal campo per infortuni da tanto troppo tempo, ma dei quali, a onor del vero, non si sente la mancanza.

Un allenatore, un coach, un compagno, nel cuore e nelle gambe dei suoi calciatori, nel cuore e nelle voci dei tifosi, nel cuore e nel portafogli di una società storica, prestigiosa che ha perso il lustro degli anni migliori ma che sa come farsi valere, con coraggio, quando serve.

Uno stadio caldo, coreografico, a tratti caciarone ma comunque carico di amore per cotanti calciatori.

Ecco, rileggetevi sto pezzo coll’accento toscano (sì quello della coca cola con la cannuccia corta) che a scriverlo è Massimo da Firenze.

Max Multatuli da Milano ha solo quattro parole per codesto 3-0 rimediato a Firenze, contro una squadra senza attaccanti: ma che cazzo però.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Milano a inizio autunno sa d’estate, con una vittoria che solo nel secondo tempo scalda i cuori rossoneri.
Presenti non solo VIP sul mega schermo di San Siro!
Il calcio è uno sport strano e imprevedibile. I primi 45 minuti di Milan-Chievo sembrano back in time e, tra lo sconforto generale, sorge spontanea la domanda: è il Milan di Pippo o di “Tristi”? Poi, come per magia, lo stratega indemoniato scalda la lampada… Si torna a “mangiare l’erba”!
Noi tifosi, ancora perplessi, nell’intervallo portiamo alla memoria lo squadrone con cui dominavamo in Europa negli anni d’oro: il Primo Blu ha nostalgia di Rui Costa, Sheva, Serginho, Ringhio, Ambro, Paolo, Sandro!
Ma da un tempo all’altro la squadra sa essere camaleontica: inferno e paradiso andata e ritorno. Potere della catechesi di Pippo-gol… teso fino alla fine come noi tifosi.
Ri-alziamo la testa! Vincere aiuta a vincere.
Resta qualche rimpianto per i sassolini lasciati sulla superstrada provinciale.
Ora check up per la squadra, con cura di fosforo! Crescere di partita in partita come dice Pippo!
Rebus: chi al posto del generale a Verona?
8 sono le chiavi per il ritorno alla vittoria rossonera:

1) Jack l’equilibrista, asso nella manica, pedina di raccordo tra centrocampo e attacco.
2) Da alieno a decisivo “Arigato”, in pochi mesi, dipinge il sigillo dei tre punti.
3) Menez dalla Ville Lumière accende le luci a San Siro.
4) Gol sbagliato, gol subito stavolta funziona a vantaggio dei rossoneri!
5) G come Ghana, ovvero croce e delizia del Milan.
6) Ancora amnesie ma, per fortuna, zero gol presi come non succedeva dall’ultimo derby!
7) Abate carico a molla apre il gioco che è un piacere.
8) Le mischie sui corner in stile gregge che si apre con schema alla Vio: una vera novità.

In alta classifica ci tocca ancora vedere episodi discutibili, non finiremo mai di stupirci…

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Bene, finalmente una bella partita di campionato, con due squadre in campo e non il solito monologo a tinte bianconere. Ancor più bella perché alla fine abbiamo vinto noi, sei su sei, punteggio pieno.

La Roma gioca anche bene a calcio. Altra cosa abbastanza rara da vedersi nel nostro campionato. Però alla fine giochiamo sempre meglio noi, e questo non sono io a dirlo, ma i risultati e di conseguenza la classifica: Juventus 18 Roma 15, le altre chissà…

Soprattutto il primo tempo è stato ricco di emozioni, con 4 gol, rigori dati e non dati, il solito Tevez, il solito Totti, l’ottimo Iturbe, che con Gervinho forma una coppia di velocisti davvero ottima. Peccato, non abbastanza evidentemente.

Il secondo tempo è meno spettacolare, ma altrettanto intenso: partita maschia, tirata, comunque piacevole a tratti. Si intuisce però che la Juventus abbia qualcosa in più, che possa far male da un momento all’altro, ma quello che nessuno si può aspettare è un euro gol di Leonardo Bonucci a meno di cinque minuti dalla fine, un missile dal limite dell’area all’angolino basso. Bellissimo, da un punto di vista puramente tecnico-estetico, come ha detto a fine partita Vidal, che aveva una visuale perfetta al momento del gol decisivo.

Nel finale brutto il fallo di Morata e stupida la reazione di Manolas (gran bel centrale) con rosso per entrambi: son ragazzi, cresceranno.

Ora c’è una pausa di due settimane per riposarsi e ricaricare le pile, anche mentalmente. Certo, per chi è davanti sarà più facile..

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Ma io devo proprio scrivere dopo il gobbo qui sopra, che fa finta di niente?
Che ignora la peggior giornata del peggior arbitro italiano, capace di concedere un rigore inesistente, compensare con uno dubbio e poi ri-compensare con un terzo ancora più oscuro del secondo a (primo) tempo scaduto.
Sul gol di Bonucci invece io ho poco da dire, se non che dopo aver visto quell’impedito segnare così, IL CALCIO E’ FINITO. Ed essendo il calcio finito, che se ne frega se Vidal ostruiva o meno la visuale al portiere, niente conta più e nelle prossime partite della Giuventus mi auguro che il regista passi i 90 minuti a scovare le fighe in tribuna (se ne hanno), che tanto dopo Bonucci-goleador-al-volo non c’è più nulla da vedere.

Poi ha giocato il Toro. Anche per noi ci sono stati due rigori dubbi ma, nel dubbio, non ce ne hanno dato nemmeno uno.
Anzi, hanno dato pure il giallo a Quagliarella, forse perché indossa magliette troppo larghe che si impigliano tra le dita dei difensori avversari.

Sulla sconfitta ho poco da dire, quindi parlerò ancora di Quagliarella. Anche quest’anno, se ci salveremo, dovremo dire grazie al grande fiuto dei gobbi nel regalare attaccanti ritenuti inutili alla (loro) causa, prendendosi in cambio quattro spiccioli. Bravi, bravi, bravi.
Se volete, l’anno prossimo vi regaliamo Larrondo, per compensare.
E no, grazie, non vogliamo nulla in cambio, è un gesto così, per equilibrare i rapporti.