Faziosismi dice basta ai titoli con i doppi sensi su Honda. Che se questo va avanti così, toccherà sorbirceli per un anno intero e diventeranno più odiosi di Happy di Pharrell Williams.
Siamo tornati, siamo arrabbiati. Soprattutto Max.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Mi comunicano dalla regia che riferimenti al “Vesuvio“, al “lavare col fuoco” e al “colera” non possono essere usati nel commento di Inter-Napoli 2-2.

In tutta onestà: se mi togliete il razzismo interregionale, non so di che cos’altro parlare.

Userò quindi le parole di Tommaso Pellizzari, giornalista del Corriere di fede interista, famoso tra le altre cose per aver dato degli imbecilli ai quarantenni che corrono maratone, autore peraltro e perlappunto di un corsivo pubblicato sul Corriere il 1 ottobre 2014 dal titolo inequivocabile: “Perché Mazzarri è inadatto ad allenare l’Inter (ma non è colpa sua)“.

Walter Mazzarri è una persona perbene, un grande lavoratore e un allenatore appassionato

Epperò

Bastava avere visto giocare anche una sola partita del Livorno, della Reggina, della Sampdoria, perfino del Napoli di Walter Mazzarri per capire che l’Inter non avrebbe mai dovuto essere una sua destinazione. Erano tutte squadre, quelle, che giocavano un calcio perfetto se sei una piccola che deve salvarsi o una società importante in caccia dell’antica grandezza. Ma se sei già una grande squadra (e almeno nel nome l’Inter lo è), allora non è pensabile impostarsi su un’idea di gioco che prevede un solo modo di stare in campo, per di più molto antico e facile da contrastare: difesa e centrocampo bassi e muniti, con ripartenze rapide affidate agli esterni del 3-5-2. Fine.

Il resto andate a leggervelo da soli qui ma, insomma, avete già capito dove si va a parare.

Qualcuno dirà che il Napoli è una grande squadra votata a un calcio offensivo spettacolare e che quindi, anzi, lo stile di Mazzarri s’attaglia bene alla partita.

Errore: il Napoli era una squadra votata a un calcio offensivo e spettacolare. Da qualche mese il Napoli è scomparso. Higuain è inguardabile, Hamsik mostra tutti gli anni che ha e anche una decina in più. Si salvano solo Callejon e Mertens che da soli non possono fare tutto.

Squadra demmerda contro squadra demmerda, il risultato è un begli 80 minuti di lagna noiosa mortale (l’avete già letto questo commento, nevvero?), con colpi d’artificio bellissimi negli ultimi 20 minuti.

La puzza di un’annata di mezza classifica coi milanisti, ahinoi, diventa sempre più forte.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Verona caput mundi: un cerchio che si apre e si chiude.
Nel 2014 il Milan esorcizza la fatal Verona dopo le storiche memorabili disfatte.
Dal 1973 al 1990 con due scudetti persi, i ricordi, anche per una giovane rossonera, sono nefasti. Ancora nel 2013 Verona è sinonimo di amarezza.
Il 28 aprile 2002, con Pippo in gol, la legge del contrappasso colpisce il Verona e avvia la rincorsa alla Champions League dei rossoneri, che porterà l’anno successivo al trionfo di Manchester.
Nuovi segnali positivi di un cerchio Veronese che si chiude arrivano nel 2014 giocando con scambi continui tra le fasce.
La fortuna aiuta gli audaci, dando il là alla spumeggiante vittoria lontano da casa.
Honda su Honda, il Milan va: chi l’avrebbe scommesso a gennaio? Potere del mago Pippo “Forest”?
Il sol levante è, incredibile ma vero, con la gran doppietta al Bentegodi, capocannoniere del miglior attacco del campionato.
Illusa di poter assistere al ritorno al gol del Faraone, mi godo il suo assist al bacio.
Come dice il grande “Ambro” tra le note più liete dello spartito rossonero vi è la catena Honda – Abate, che gioca a memoria di partita in partita. L’amico “Iggy” ha un piede caldissimo!
Finalmente una squadra concreta.
Alex – Adil garantiscono affidabilità. È giunta l’ora che diventino la coppia di centrali titolare!
Se solo avessimo chiuso il match senza subire gol sarebbe stato il TOP: quell’1 nell’1-3 di Verona Milan stona.
C’è chi frena e chi sale sulla scala della classifica! Il terzo posto è dietro l’angolo, manteniamo desta l’attenzione su queste scale! Da quanti mesi non succedeva di essere quarti, con poco distacco dal podio? Da una vita! A proposito, quanto vanno indigesti a “Tristi” i tortellini: due volte in pochi mesi… Ahi Ahi!
Con il Milan nel cuore, avanti tutta, corazzati dalla mentalità vincente di Pippo!

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Dopo aver vinto lo scontro diretto contro la Roma due settimane fa, sabato contro un modesto Sassuolo non c’era che da vincere, soprattutto perché proprio la Roma aveva già fatto il suo, rifilando 3 pere in mezz’ora al malcapitato Chievo.

Invece in quel di Reggio Emilia la Juventus non riesce a fare più di un uno a uno striminzito, che ci lascia ancora primi in classifica ma con un vantaggio che si riduce già a un misero punticino.

Del resto, non appena emergono i primi problemi in una squadra, ci vorrebbe la mano forte dell’allenatore, che dovrebbe intervenire lui con soluzioni nuove, diverse, inaspettate per sbloccare quelle classiche partite dove sembra proprio girare male.

E infatti, quando si presentano i primi problemi di una rosa sempre più corta in difesa, quando gli infortuni ci costringono a rinunciare a quel super uomo di nome Arturo e di cognome Vidal, quando le motivazioni diminuiscono perché Zaza non è Totti, ecco che il nostro mister prende il toro per le corna:

Difesa a 4 con Ogbonna terzino e Chiellini al centro, 3 centrocampisti centrali in un 442, con Pereyra che si vedeva nettamente non sapere dove andare (e senza indicazioni tattiche di Allegri infatti risulta il migliore), Pirlo, 43enne, lasciato in campo fino quasi alla fine mentre Giovinco e Coman a riposo che son giovani e vuoi mica che si prendano un raffreddore… e poi Tevez unica punta con 400 cross dalle fasce per lui, Giovinco e Coman che se li sommi arrivi a un metro e sessanta di altezza, forse.

Insomma, Allegri non mi ha mai convinto (e non solo me credo) e sabato sera ha dato una dimostrazione del perché. Non servono paragoni con Conte, serve solo giudicare una partita in maniera obiettiva e distaccata, in cui l’allenatore della Juventus ha sbagliato quasi tutto.

Ora speriamo solo che la reazione si abbia in Grecia, sarebbe parecchio gradito!

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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L’Udinese è una di quelle squadre a cui sono particolarmente legato.
Nel senso, chiaramente, che la odio. Un odio per altro legato a motivi assolutamente estranei a una rivalità calcistica vera e propria: che io ricordi, infatti, quelli lì non ci hanno combinato mai niente di particolare.
Eppure li trovo antipatici perché:

1. hanno la maglietta di un colore orribile
2. vengono da una di quelle città impossibili da raggiungere: se da casa mia, Milano, ci metto meno a volare a Dubai che ad andare da loro, significa che Udine è una città problematica e che dovrebbe farsi delle domande.
3. è stata guidata, per quelli che a me sono sembrati millenni, da mister Guidolin, l’apoteosi del falso buonismo e dell’arroganza mascherata da umiltà provinciale.
4. è stata la prima squadra a farmi comprendere che iniziavo a non sapere più un cazzo di calcio o che non ero stupido io, ma il calcio stava diventando in sé una cosa incomprensibile: sono almeno dieci anni che, in ogni match, della formazione dell’Udinese conosco sì e no la metà dei giocatori. Gli altri sono nidiate di sconosciuti minorenni nipponigerianbrasilianciprioti che, sono convinto, non vengono scovati da osservatori perspicaci ma assemblati in uno scantinato di Tarvisio da una catena di montaggio di operai cinesi prezzolati al soldo dei Pozzo.
5. sono appunto dieci-quindici anni che tutti spaccano il c*zzo a noi squadre medio piccole dicendoci che “ah, il modello Udinese”, “ah, come sono intelligenti a Udine”, “ah, i risultati arrivano e i bilanci sono a posto”.
E vafangulo, stupidi primi della classe. Maledetti secchioni friulani.

Insomma, per tutti questi motivi, battere l’Udinese mi piace sempre.

Poi si è svegliato Amauri. No, tranquilli, non ha segnato. Però ha dato segni di vita e i medici sono ottimisti: se va avanti così, dovrebbe essere pronto e in perfetta forma per la metà di aprile.
Coraggio.