INTERISMI

di Max Multatuli

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Fa sempre piacere vedere una grande squadra giocare del grande calcio. Farebbe più piacere se fosse la tua grande squadra a giocare il grande calcio.

La Roma che batte 3-0 l’Inter non è una notizia. La Roma del sergente Garcia ha vinto sette partite su sette. Gioca in un altro campionato. Ha un giocatore, Francesco Totti, che si va a prendere palla dove capita e inventa qualsiasi cosa, indisturbabile. Ha una difesa impenetrabile. Un mediano, Daniele De Rossi, che non ha mai giocato così bene. Un attaccante, Gervinho, che corre come l’Eto’o del triplete. Un giovane di belle speranze, Florenzi, che avrei voluto vedere falciato a morte almeno tre volte in partita. L’altro mediano, Strootman, che si chiama Strootman. No, dico, Strootman.

Poi, oh, l’Inter è stata sfortunata. Il primo gol della Roma niente da dire. Al gol della Roma è seguito un palo da 300 metri di Guarin, Inter. Poi un rigore discutibile e un gol in contropiede. Nel secondo tempo 400 sterili azioni d’attacco dell’Inter. Poteva finire in pareggio, come anche 4-0 per la Roma.

Una cosa è certa: questa Roma è bella da vedere. Questa Roma è di un’altra razza.

Non è la Rometta dei Sensi. Una Roma tutto cuore e niente cervello. È una Roma che ha un piano industriale. Che punta ai mercati, si espande, partecipa al calciomercato con intelligenza.

È una Roma che dà speranze all’Inter. Questa Roma è come immagino, spero, diventerà l’Inter tra qualche anno.

Per ora, purtroppo, da interisti possiamo solo soffrire la superiorità dell’avversario. E l’abbiamo sofferta. Nel giorno in cui mancavano due dei nostri migliori giocatori, Campagnaro e Jonathan, difensori, la Roma ci ha cinicamente sfondato la porta. Tre gol subiti nel primo tempo, tra il lusco e il brusco, e una difesa che ha chiuso ogni fessura nel secondo. Questa la sintesi della partita.

La partita s’è giocata il sabato, e m’ha rovinato il sabato. La domenica avrebbe potuto recuperare con uno Juventus Stadium che implodeva stile Batman – Il cavaliere oscuro. Ahimè, neanche questa gioia.

 

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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Sliding Doors dopo il gol del momentaneo, illusorio, vantaggio milanista a 30 secondi dall’inizio del match. Troppo bello per essere vero! “Oscuri presagi” dopo il gol lampo.

Non bastano il gol più veloce del campionato e il Milan più vivo di questo avvio di stagione a evitare la Caporetto dello Juventus Stadium. No miracles no Party!

Invoco caldamente un mio sano silenzio stampa e un periodo di riflessione per tutto l’ambiente Milan!

Quante giornate prima che veda un gol dell’ombra del Matri che giocava alla Juve e segnava al Milan? Di questo passo ce ne vorranno infinite! I gol degli ex giocatori del Milan invece avvengono una volta sì e una no! Soprattutto i cioccolatini di Pirlo, tirati al bacio su punizione: quanto mi manca uno come lui! Rimpiango i suoi dieci anni in rossonero e averlo offerto in dono ai “gobbi”! La sua qualità me la posso solo sognare negli uomini attuali.

E dire che, per un tempo, avevo sperato di portare a casa il pari, o vincerla questa partita, con una squadra tonica e in palla, un Muntari preciso questa volta, anzi ben due volte…a scanso di malelingue! Tutta colpa della strana coppia che il “parrucchino” ha tirato fuori dal cilindro.

Altro che il panettone. Allegri così non arrivi neanche al “Pan dei morti”. Di sosta in sosta, mi pare che il bonus punti cali vertiginosamente. Urge un rianimatore e trascinatore al più presto!

 

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Che dire di stasera?

Tutto bene, anzi benissimo: chiudiamo un ciclo pazzesco di partite (Lazio, Inter, Milan, derby, etc), senza una sconfitta e con 19 punti in 7 gare, come il Napoli, che però ha giocato con Sassuolo e Livorno, nel frattempo.

Al solito, però, sembra che quest’anno la Juve, per essere Juve, per fare la Juve, debba andare sotto: se non ci fanno incazzare, non diventiamo verdi come Hulk. Per fortuna stasera ci hanno segnato dopo 20″, così abbiamo potuto fare la Juve dall’inizio, per una partita intera, coi risultati che si sono visti: un massacro.

Il Milan è stato annichilito sotto ogni punto di vista, pressing, intensità, qualità. Del resto, checché ne dica Allegri, che si “secca” se glielo fanno notare ancora oggi, se sacrifichi Andrea Pirlo sull’altare di De Jong, qualcosa in termini di qualità la paghi, per forza: e infatti Andrea da Brescia è stato il migliore in campo e ha disegnato calcio per tutta la partita, al di là del gol e di quell’altra punizioncina che ha tirato sul gol del 3-1. Estetica pura.

Per il resto non c’è stata mai partita, basta soffermarsi sui duelli impari che si sono verificati durante tutto il match per capirlo o analizzare i singoli: Abate potrebbe giocarsela forse solo in C1 (preferibilmente girone A), Matri è un nostro scarto, per Robinho ha perso le speranze anche la Raffai, Montolivo si muove alla velocità di un bradipo, paragonato a Vidal sembra un giocatore degli anni ’50; potrei chiudere parlando di Mexes, ma credo che eviterò perché quello lì non merita nulla, neanche due righe in questo blog.

Adesso finalmente la pausa: fateci rifiatare un po’ per cortesia, che dobbiamo arrivare fino a maggio su 3 fronti…noi.

 

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Ieri pomeriggio ero a Genova allo stadio. Per altro in una situazione delicatissima e difficilissima per me, animale da Curva Maratona: in tribuna, in mezzo ai doriani.

Situazione complicata per una serie di motivi.

Primo: tra noi e loro non è che sia mai corso buon sangue, per usare un eufemismo, per via della nostra antica amicizia con i genoani (che a me non stanno particolarmente simpatici nemmeno loro, ma vabbè).

Secondo: perché, in generale, il tifoso da tribuna di qualsiasi squadra è molto peggio del curvaiolo. E’ il tipico supporter del genere “pago, pretendo”, che si sfoga con urla belluine dietro le panchine o verso i palchi della dirigenza, che durante la settimana è uno stimato professionista, ma la domenica si trasforma in Mister Hyde. E non so cosa ne pensiate, ma a me ha sempre fatto più innervosire vedere gli occhi iniettati di sangue di un signore con il cachemire e le calze di Gallo, che quelli di un panzone a petto nudo che in curva sventola un bicchiere di birra.

Terzo: perché ho bisogno di sentirmi a mollo tra i miei simili. Che poi non sono uno che sbraita eccessivamente o lancia roba in campo ma, diciamo, ho bisogno che l’umore in cui sono immerso ondeggi nella stessa direzione del mio. Contenere gioia o rabbia, per evitare spiacevoli inconvenienti (tipo una pizza in faccia, per dire), limita il mio benessere nel godermi il match.

Figuratevi quindi come mi sono sentito quando già pensavo a come gestire sobriamente la mia gioia per un insperato 1-2 in casa dei blucerchiati (e non sarebbe stato comunque facile) e invece sono dovuto rimanere impassibile davanti all’ennesima beffa subita nei minuti di recupero. Un esercizio di caos calmo che ha richiesto un autocontrollo sfiancante, esasperante, un pannolone emotivo lì lì per esplodere, ma che è riuscito, alla fine, a mantenermi miracolosamente asciutto fuori.

Ora ho bisogno di questa pausa di campionato e poi di ritrovare il mio ruspante e tumultuoso habitat della Curva Maratona.

Nel frattempo mi iscrivo a yoga, mi sa.

Ah, comunque, Glik: mortacci tua.