La mia dolce metà non è la mia prima fan. Almeno quando gioco a tennis. Purtroppo. Avete presente tutte quelle sorridenti fanciulle che vedete sugli spalti nelle riprese televisive che esultano, applaudono o piangono in assoluta empatia con la condizione sportiva del loro amato in campo? Ecco, le invidio profondamente. A me non è mai capitato.

Sì, perché nel mio piccolo, anch’io ho giocato e gioco tuttora qualche torneo, almeno quello del circolo di casa rigorosamente NC, ovvero ‘non classificati’, fraintendibile peraltro con ‘non capaci’ visto che accettano la mia iscrizione. Pure le rare volte che sono sceso in campo a pochi metri da casa, il suo coinvolgimento non è stato particolarmente palpabile.

Ricordo ancora chiaramente un’edizione di qualche anno fa. Primo match, sono in vantaggio contro un neofita da primo anno di corso di tennis e sorrido verso di lei. La replica: “Quanto dura ancora ‘sta noia?”. E io, imbarazzato, sottovoce per non sembrare offensivo nei confronti del mio rivale, mi giustifico con un “Ancora per poco cara. Dai che poi andiamo a farci una birra”.

Secondo match. Sto lottando e soffrendo come un cane contro la mia schiena dolorante (Due partite in due giorni? Volete che muoro?, direbbe Joe Bastianich) e un avversario di buon livello, almeno per me, con un dritto in top spin troppo incisivo per la mia mediocre mobilità. Sotto di un set, però, recupero, vinco il secondo, l’aggancio e mi avvio al calvario del terzo rifiutando ogni idea di ritiro. Cerco almeno un po’ di conforto a bordocampo. Lei mi sorride amorevole ma non trovo il sopracitato conforto quando leggo il suo labiale: “Mi sono stufata, io comincio ad andare a casa, ci vediamo dopo”. Abbandonato sul campo come un cane sull’A1 all’inizio delle vacanze.

E allora sogno che la mia dolce metà sia come quella di Jeff Tarango. Sì, proprio lui, uno del trio di american-paisà che comprendeva anche Paul Annacone e Derrick Rostagno e che per qualche tempo fu visto come il futuro del tennis a stelle e strisce. Almeno tra il tramonto dei vari McEnroe e Connors e il sorgere dei vari Sampras e Agassi. Ecco, la moglie del sopracitato Tarango sì che stava dalla parte del marito: gioia e sofferenza a bordocampo per amore del suo Jeff. Anzi, rese perfino il suo Lui, tennista in verità discreto e poco più, protagonista di un episodio indimenticabile.

Nel 1995 Jeff chiuse infatti anzitempo il suo match di terzo turno a Wimbledon contro Alexander Mronz per un litigio con il giudice di sedia Bruno Rebeuh, prendendosi racchetta e borsone e andandosene furibondo. A vendicarlo fu la moglie Benedicte, che scese dagli spalti e rifilò un paio di sonori schiaffoni all’arbitro, per poi difendere Tarango anche in sala stampa davanti a taccuini e telecamere. Ecco, cara, lei sì che sosteneva il suo compagno quando giocava. In modo eccessivo? Sarà… Come al solito: a chi troppo e a chi niente.