Tempi duri per gli appassionati di tennis e di calcio. Come il sottoscritto. Essì, perché tra giugno e luglio ci sarà di che impazzire tra Wimbledon e i Mondiali di calcio.

La rassegna iridata è già iniziata e da lunedì 23 giugno si incrocerà con i mitici Championships, il torneo che chi scrive ama più di ogni altro, sintesi estrema di eleganza, storia e classe.

Se fossi un single multimiliardario probabilmente mi prenderei due settimane solo per seguire ogni pallina gialla svolazzante sui campi di Church Road e ogni sfera bianconera rotolante a Rio e dintorni. Partirei dalle 13, già con i collegamenti dai campi secondari, per seguire i Championships fino al tramonto. E poi, voilà, cambio: dalle 18 via alle partite di calcio con tour de force che arriva fino alle due di notte.

I problemi sarebbero tuttosommato pochi: finiti i match si va a nanna, ci si alza la mattina verso le dieci, colazione leggera, quattro passi, pranzo rapido al ristorante o pub vicino a casa e poi via si riparte. Certo, sarebbe una cosa da “drogati di sport” (oui, c’est moi!) ma sarebbe tecnicamente una vita sostenibile. Almeno per un paio di settimane.

Ecco, io non sono né single né multimiliardario e questa chance non ce l’ho. Certo, in alternativa potrei prendere anche due settimane di vacanza e “fingere” di esserlo per seguire full time calcio e tennis. Il problema è che, almeno per quanto mi riguarda, ancor prima di farlo la mia (amatissima) compagna e convivente mi avrebbe già fulminato con gli occhi. E vi assicuro che un fulmine con gli occhi sarebbe la migliore delle ipotesi.

Di sicuro, passata la giornata a lavorare su altri temi, la sera costituirebbe il traguardo sognato: cibi preconfezionati o pizza – cucinare non se ne parla…- da mangiare in tempo record perché ogni minuto sul fornello è un minuto rubato a calcio o tennis, e drammatico zapping tra Croazia-Messico e un eventuale primo turno da “malati tennistici” alla Anderson vs Berlocq. Prima di tutto, però, la lotta per l’egemonia familiare sulla televisione.

Sì, perché capita (a me, per esempio, è capitato) di trovarsi a convivere con una leggiadra fanciulla che tra le innumerevoli doti in suo possesso non ha la passione per lo sport in generale e, in particolare, calcio e tennis. E allora dovrò davvero tirare fuori la grinta di Gattuso e la risposta di Djokovic per respingere gli assalti al telecomando e le aberranti proposte della mia amata.

“Il posto delle fragole” di Bergman? No, cara, Bergman proprio no, che porta sfiga, domani gioca l’Italia e comunque le uniche fragole che concepisco sono quelle con panna che distribuiscono a Wimbledon. “Jules e Jim” di Truffaut? No tesoro, se voglio qualcosa di drammatico mi basta guardare i cross di Abate o la volée di Ferrer . “I Tenenbaum” di Anderson? No amore, lo so che c’è Richie il tennista ma l’abbiamo visto quattro volte e comunque la scena della partita è agli US Open non a Wimbledon, quindi non è il momento giusto.

Alla fine, però, ce la potrei fare a commuovere l’amata, ottenere un fantastico pass di due settimane “all inclusive” e sfogarmi con otto-dicasi-otto ore di fila a sera di calcio&tennis. Certo, ci sarebbero problemi. La notte sarei preda di incubi dovuti al sovraccarico sportivo con remix neuronico all’insegna dei colpi di tacco di Federer e degli smash di Balotelli. La mattina al lavoro sarei uno zombie che mormora solo parole come “fuorigioco…doppio fallo…rigore…ace…”. A pranzo rappresenterei un caso esemplare d’intruso autistico che, mentre le colleghe cercano di parlare della cresima delle pargolette, le redarguisce a suon di cartellini gialli e “penalty point”.

Tutto però va bene per quelle due, maledette settimane. Anche se ci sarebbe da pagare il “riscatto” alla compagna, che finiti Mondiali e Wimbledon egemonizzerà il televisore a tempo indeterminato costringendomi a vedere film a prova di caffeina e serie tv delle quali non sospettavo nemmeno l’esistenza. Ma per qualche tempo sono sicuro di farcela, disintossicandomi dallo sport. Almeno fino a quando, una sera, m’avvicinerò e le sussurrrò all’orecchio: “Tesoro, possiamo rivedere per la quinta volta “Blow up” di Antonioni? Ricordo male o lì c’erano due che giocavano a tennis?”