C’era una volta una Coppa Davis che poteva essere vinta da una Nazione genericamente in grado di schierare un fuoriclasse e un buon doppista. La formula dei quattro singolari e un doppio ha del resto sempre favorito chi aveva più qualità che quantità e, scorrendo il ‘Roll of Honour’ dell’Insalatiera d’argento, si notano esempi lampanti di questo tipo: dalla Svezia di Bjorn Borg trionfatrice nel 1975, all’Australia di Pat Cash nel 1986 fino alla Germania di Boris Becker nel 1989.

Adesso, nell’era del 2.0, anche la Coppa Davis s’è evoluta e a vincerla è bastata… una mamma: ovvero Judy Murray, madre di Andy e Jamie, rispettivamente singolarista principe ed eccellente doppista che hanno trascinato la Gran Bretagna alla conquista dell’Insalatiera d’Argento a 79 anni di distanza dall’ultimo successo della squadra guidata da Fred Perry.

Nella sfida decisiva dell’ultimo weekend a Gand la famiglia Murray ha domato il Belgio, finalista a sorpresa di un’edizione che, con il forfait di tanti campioni nelle prime fasi, ha portato in quelle decisive anche Nazioni dal pedigree tennistico non di primissimo livello.

A nobilitare l’albo d’oro per il 2015 ci hanno così pensato i Murrays, in particolare Andy, vero alfiere della Union Jack con undici vittorie in altrettante sfide di Davis, compresi gli ultimi due singolari della finale, a coronare un anno che lo vede chiudere al secondo posto in classifica Atp, primo degli umani dietro il ‘robot’ Novak Djokovic.

A questo punto, Andy è definitivamente diventato un idolo assoluto OltreManica, uno scozzese ormai adottato con affetto anche dagli inglesi – almeno quando vince – e felicemente già baronetto dopo aver sfatato tre anni fa l’altro tabù che angosciava i sudditi tennisti di sua maestà, ovvero la vittoria a Wimbledon, dove – pure lì – ha raccolto l’ormai impolverato testimone di Fred Perry.

Con la sfida di Gand si chiude quindi il 2015 di una delle competizioni sportive per Nazioni più antiche al mondo. E l’età, in effetti, le ha fatto perdere parecchio fascino, visto che capita sempre più spesso che i migliori al mondo la disertino in ossequio al frenetico calendario Atp per tornarvi solo quando, chiamati a furor di popolo, o meglio di Nazione, devono salvare la patria dall’onta di qualche retrocessione.

Oltretutto, l’anno prossimo la situazione potrebbe perfino peggiorare. L’Atp, l’organizzazione che gestisce il circuito professionistico, ha infatti deciso che le partite in Davis – evento organizzato dalla ‘rivale’ ITF, la Federazione Internazionale Tennis – non daranno più punti per la classifica.

Considerando che i migliori tennisti hanno già raccolto il numero di presenze necessarie per partecipare alle Olimpiadi di Rio (organizzato pure dalla ITF, che usava la Davis come obbligatorio ‘pass’ per partecipare i Giochi), non è da escludere che il 2016 si riveli ancor più di questo come l’anno delle sorprese. E magari pure dell’Italia, che al primo turno affronterà in casa una Svizzera con ogni probabilità priva di Roger Federer e forse pure di Stanislas Wawrinka.

Se nel 2015 in finale c’è arrivato il Belgio, insomma, chissà davvero che la prossima volta non tocchi a noi e, con un po’ di fortuna, si riesca perfino a fare meglio di Goffin e Darcis e vincere. Del resto, mica si ha sempre a che fare con la ‘famiglia Murray’, no?