De Laurentiis supera i maestri, in simpatia e “fortuna”. L’Inter teme la mitologia pagana. Il Milan fa Kakà come al solito. La Juve gioca l’amichevole infrasettimanale con il Catania. E il Toro fa prove, mal riuscite, di calcio frizzante.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Due punti buttati nel cesso. E dobbiamo ringraziare il Signore che non sono stati tre.

Ecco, il Signore. Fu detto a Mosè di santificare le feste, ricordate? Quale miglior modo di santificare le feste che organizzare il campionato di domenica? Magari con qualche partita al sabato, per rappresentare ecumenicamente le radici giudaico-cristiane.

Allora perché blasfemisticamente si gioca il campionato di martedì sera? Che è, uno sfottò che quest’anno non siamo in Cempions Ligh? Chi ha organizzato il complotto?

Troppe domande in questo post. Una sola certezza. Abbiamo fatto cacare.

OK, che l’Atalanta c’ha un nome pagano affascinante, quasi ammaliante. OK, che si gioca a Bergamo e ci sta esser depressi. OK, che con l’Atalanta è sempre andata di Bergamo da che c’ho memoria.

Però ecchemminchia. Handanovic, il portiere, si infortuna dando un calcio al pallone. Il bell’Icardi c’ha una panza da birra che neanche Adriano. Guarin non ha ancora capito che non stiamo giocando a tiro al piccione.

Vi prego, ditemi che è solo un sogno. Non abbiamo commesso la bestemmia di giocare il campionato di martedì. Non abbiamo pareggiato per l’ennesima volta con l’Atalanta. Non l’abbiamo fatto. Non l’abbiamo. Non.

 

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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Minuto 54: Estasi del Primo Blu, Ricky illumina San Siro con un euro gol come ai tempi d’oro. Illusa troppo presto, sogno o son desta?! Kakà trascinatore e tutor del Balo lascia presagire notti magiche, i due twittano che è un piacere…ma il bel gioco dura poco.

Minuto 72: nebbia e pioggia in Primo Blu, alla prima occasione laziale il pallone gonfia la rete e tutti in castigo. C’è poco o niente da stare Allegri…

La classifica chiama…il Milan risponde! Di questo passo un punto prezioso per la lotta salvezza: che incubo, mi vien da piangere. S.O.S Milan, punto di non ritorno, l’Himalaya della serie A sembra irraggiungibile. No Milan, No party. Errare è umano, perseverare è diabolico.

Che la macchina del tempo torni al più presto indietro di qualche anno: tra un po’ dovranno raccogliermi con il cucchiaino a furia di sopportare le pene dell’inferno!

Dopo tanti anni di alti e bassi, avendo visto di tutto di più, mi ritrovo ora attonita, incavolata nera, demoralizzata, ma mi ostino stoicamente a combattere a fianco del derelitto Milan! Mission da fegati forti.

Squadra di pazzi, leziosi e scriteriati: giocatori accovacciati sull’1 a 0 come la banda Bassotti. La paura fa novanta e qualcuno ne approfitta. Piove sul bagnato: cartellini gialli a volontà a senso unico e giocatori che, senza idee, buttano a caso la palla in avanti, quando non al “portinaio”. Terzini all’arrembaggio, crossatori per caso! Cambi fatti alla fine con scarsa utilità e Poli “part time”: parliamone!

In campo altro che “Noi vogliamo 11 leoni”. Se l’apparenza non inganna, a Milan-Lazio viste 11 pecorelle smarrite alla ricerca del loro pastore. Qualcuno spieghi ad Allegri quando cade Natale: forse si riferisce al Natale 2014!

 

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Sarò sincero, Juve-Catania non l’ho vista o quasi.

Io avrei voluto vederla, ovviamente, ma proprio al fischio d’inizio mia figlia ha deciso di espletare le sue funzioni corporali, cosa che non gradisce e che la fa strillare come un’aquila, motivo per cui ho dovuto cambiarla perdendomi la prima mezz’ora (sì, al momento l’operazione pannolino dura ancora mezz’ora, ok?!?) di gara: ma, si sa, la vita è fatta di priorità.

Quando mi sono seduto davanti alla TV stavamo già 2-0 per noi, quindi partita in ghiaccio. A meno che non si giochi contro la viola, e il Catania non è la viola.

Al che mi sono concentrato sul Toro, cosa che dà sempre delle soddisfazioni: dallo 0-2 al 3-2 con pure due gol miei al fantacalcio (di livornesi, ovviamente, i granata non si comprano, un po’ per principio e un po’ perché, ditemi voi, chi si può comprare al fantacalcio del Torino…).

Nel secondo tempo sono tornato a concentrarmi sulla partita dello Juventus Stadium e così ho potuto gustarmi l’ennesimo gol di Carlitos: magari sarò ripetitivo, ma questo ragazzo mi sta stupendo ogni partita, davvero tanta roba, per dirla alla milanese imbruttito!

Bene tutti, quindi, niente da dire davvero, perfino Isla (che, per fare una buona partita, ormai basta che non faccia 3 fesserie) e Giovinco, che dimostra che se giochi contro la penultima in classifica, in casa, e vinci 3-0 può andare bene anche lui!

PS: nel giorno del compleanno di Maradona, l’incarnazione del calcio, il mio personale bentornato a Kakà, che, guarda caso, per tornare al gol in Italia sceglie una giocata non casuale, un gol alla Del Piero…

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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A me Zeman sta simpatico da sempre.

Già da quando sfotteva il calcio italiano degli anni ’90, che all’epoca era un campionato degno di questo nome, con quel suo Foggia e quel tridente Rambaudi-Baiano-Signori.

Prima ancora, insomma, che iniziasse a far notare al mondo che qualche gobbo, in un paio di mesi, aveva misteriosamente messo su massa come un sollevatore di pesi dell’ex DDR (o come un tacchino pre Thaksgiving, a seconda dei punti di vista) e che questo non era esattamente né normale né sano. Né corretto, sapete.

E poi le sue sigarette, la sua bocca che parlava senza aprirsi, le sue partite che finivano 5-4 e molto più spesso 4-5.

Ho sempre avuto un debole per gli anti sistema e gli sconfitti. Meglio se queste due caratteristiche si combinavano in un’unica persona, con una spolverata di tendenza all’autodistruzione a rendere il tutto più seducente.

Zeman era tutto questo e ha continuato ad esserlo ostinatamente fino ad oggi.

Ho sempre sognato di vederlo sulla panchina del Toro: perdere, perdevamo comunque in questi anni. Tanto voleva divertirsi e farlo senza catenacci. Tutto sarebbe valso, tutto sopportato, se quel boemo scorbutico e surreale, un giorno, per caso, avesse trafitto i gobbi in un derby, che avremmo ricordato per il resto della nostra vita: quanto avrebbero rosicato a perdere da lui, quelli di Venaria.

Ma appunto, avrei voluto Zeman.

Non Ventura mascherato da Zeman, come quest’anno. Se devo incazzarmi perché subiamo valanghe di gol e rimonte assurde, vorrei farlo con il masochista originale in panchina, perché sarei preparato e mi farei una risata (beh, risata a prendere tre gol dal Livorno forse no, diciamo “arrabbiatura edulcorata”).

E invece così, invece di ostentare orgoglio per una precisa, seppur folle, idea di calcio mi ritrovo a vedere solo le debolezze di una squadra che vorrebbe essere altro, ma si riscopre colabrodo.

Allora sapete che vi dico? Torniamo a fare il Toro: duri dietro e palla lunga, sulla corsa, a quell’unico fenomeno dotato di piede sinistro, chiamato Alessio Cerci.

Preferisco, mi sento più a casa.

Il calcio champagne senza le bollicine (aka: schemi e giocatori in grado di interpretarli) a noi fa solo ubriacare.

Prosit.