Anonimo baretto vicino al Ponte di Po, a Cremona. Domenica mattina, 11.30 circa. Due persone siedono a un tavolino e sorseggiano due bottiglie di Tennent’s Super, come ogni astemio convinto farebbe a quell’ora della domenica. Una di queste due persone è Marco Tirel. L’altra, il sottoscritto.

Come sai ti ho contattato a nome della Nazionale Master, che riunisce le categorie Over.

Vengo anche ora.

Ci piacerebbe che ci accompagnassi agli Europei in qualità di addetto stampa, affiancando e aiutando l’altro (l’unico, nds) giornalista, Mario Natucci.

Vengo anche ora.

Negli anni scorsi abbiamo vinto parecchie medaglie d’oro in posti come Praga, Brasile, Berlino, Salonicco. Quest’anno…

Vengo anche ora.

… saremo a Ostrava.

Ostrava lo dici a qualcun altro.

Ostrava

La città, in realtà, non è COSI’ terribile come viene dipinta in queste righe. E’ un racconto di iperboli. Ma tanto non ci metterete piede in vita vostra, non ve ne può fregare di meno. Prendetelo come un luogo mitologico frutto della fantasia di qualche autore. Tipo Mordor, il pianeta Namek o il Molise.

Ostrava, secondo Wikipedia, è una ridente (il carbone, soprattutto nel passato recente, ha contribuito all’inquinamento dell’atmosfera, depositandosi su case e strade oppure Ostrava si guadagnò il soprannome di cuore d’acciaio della Repubblica durante il comunismo in Cecoslovacchia) cittadina di quasi trecentomila abitanti, la terza della Repubblica Ceca dopo Praga e Brno, situata all’estremo est della nazione, vicina ai confini con Polonia e Repubblica Slovacca. Secondo testimonianze di chi ci ha vissuto e vive tuttora, però, Wikipedia non fa distinzione tra persone vive e comparse per The Walking Dead. Considerando solo i primi, la popolazione scende a 835 persone, tassisti (tribù numerosissima ad Ostrava) compresi.

La città negli ultimi anni ha avviato un lungo processo di riqualificazione per cercare di non farla sembrare una location di Fallout 3. Per dare un’idea dello stato di avanzamento del processo lascerò che alcune foto indubbiamente tendenziose, ma estremamente accurate, vi diano un paio di suggerimenti.

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C’è ancora da lavorare…

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…molto da lavorare

E’ evidente, come dicevo poc’anzi, che tutto diventa strumentale al gioco di iperboli ed esagerazioni, Ostrava nel suo piccolo ha saputo regalare anche intrattenimento e cultura. Sempre Wikipedia ci viene in soccorso e parla delle più importanti attrazioni della città. La prima ad essere citata è l’eccitante, sconvolgente, emozionante… Museo delle Miniere, pronto a sconvolgerti con “una collezione unica di macchinari utilizzati per l’estrazione del carbone”. Non ho potuto fare a meno di immaginarmi genitori apprensivi con i propri figli “torna presto, sai che non mi piace quando vai a bighellonare per musei sulle miniere di carbone!”.

In mezzo a questo, per rivalutare il tutto, non va però mai sottovalutato il fatto di parlare di uno stato in cui una birra costa meno di un bidet in regime di risparmio idrico e soprattutto di una città in cui l’alternativa più credibile a farsi una sfacciata cultura sui macchinari di estrazione del carbone è quella di riversarsi nella via principale del divertimento locale (via Stodolni, quella sì piuttosto vivace e caratteristica) e ordinare da bere con la stessa continuità con cui cerchereste di spegnere un incendio scoppiato nei vostri pantaloni.

E dove poter ordinare una “refreshing” Caponata Salad.

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Tutta questa introduzione geografica e culturale per poterci dirigere con tranquillità a parlare di un’organizzazione invece impeccabile.

Forse.

Euro Maxi Basketball Ostrava 2014

Ci sono innanzitutto alcune grosse differenze tra le manifestazioni per nazionali classiche e quelle Maxi che probabilmente la maggior parte delle persone non conoscono. Una molto importante è che in quelli Maxi non esiste limite di squadre della stessa nazionalità (anche all’interno della stessa fascia). Esempio pratico: nella Over 45 c’erano l’Italia B e l’Italia A. La Russia in alcune categorie si era presentata con così poche formazioni che aveva finito l’alfabeto, aveva fatto la tabellina del 4 e stava preparando l’interrogazione sul Risorgimento.

Non solo, in una competizione Maxi non ha la minima importanza quale organizzazione ci sia dietro una formazione. In linea teorica (con un po’ di buonsenso) potrebbero presentarsi dieci giocatori di bocce della Amatori Casalpusterlengo e rappresentare i colori azzurri. E’ per questo motivo che, riprendendo l’esempio precedente dell’Italia B e l’Italia A Over 45, si trattava di due formazioni con organizzazioni diverse, alloggi diversi e, di fatto, nulla a cui spartire (entrambe molto forti, comunque). In queste pagine si parlerà della A per il semplice fatto che era quella che seguivo personalmente.

Questo ovviamente comporta una conseguenza molto importante: è possibile che talvolta si presentino anche formazioni poco attrezzate, davanti ad altre con ex-campioni di livello assoluto. Ecco perché ogni tanto nei gironi eliminatori si rischia di incappare in punteggi che nemmeno quella volta che da ragazzini per sbaglio affrontammo Gallinari e compagni (true story, nonostante fossero tutti più giovani ci diedero circa centoquaranta punti di scarto causando tre crisi di pianto, due amnesie temporanee e quattro tentativi di suicidio), pur sapendo in ogni caso che solitamente passata la fase a gironi iniziano le partite vere, contro campioni veri.

Questo in linea di massima vale per tutte le competizioni Maxi, europei e mondiali. Ora entriamo nello specifico di Ostrava 2014, che tra le altre cose aveva chiaramente pagato milioni di grafici internazionali per il logo della manifestazione:

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La grafica al suo meglio

Aneddoto:

Giorno 1 (per me, non per la manifestazione che era iniziata da tre giorni): prendo il taxi dall’albergo e dico “Tatran Arena”, luogo dove la Over 50 aveva da poco iniziato la sua partita contro la Lettonia. Durante il tragitto (una quindicina di minuti) attraversiamo una serie di luoghi, che per brevità di informazione sintetizzeremo con “morte e disperazione”, che mi danno un veloce ma significativo assaggio della periferia di Ostrava. A un tratto il tassista si ferma e con risolutezza afferma:

“Tatran Arena”

Mi guardo intorno e vedo che siamo davanti a una costruzione che con un minimo d’immaginazione potrebbe assomigliare a una palestra, ma con almeno dieci anni di abusi di stupefacenti e due gravidanze indesiderate con uomini violenti alle spalle.

“Are you sure?”, domando con legittimo sospetto. Magari mi sono fatto capire male e gli ho detto di portarmi alla Mostra Internazionale di Edifici Orribili, mostra che apparentemente si estende per buona parte della città.

“Tatran Arena!”, replica con sagacia.

“I said A R E N A. Basketball”, rispondo aggiungendo nuovi e sconvolgenti dettagli al quadro generale.

“Tatran Arena!”, argomenta nuovamente con sfacciata eloquenza.

Indeciso se tentare o meno un approccio con un’analisi antropologica sulla correlazione tra l’impoverimento dell’animo umano e gli stati su Facebook di Andrea Scanzi, decido in alternativa di scendere un secondo per controllare di persona.

I poster riguardanti il MaxiEuropeanBasketball attaccati alle pareti mi suggeriscono che probabilmente il vincitore della discussione sui massimi sistemi era il tassista. Pago, esclamo “Tatran Arena!”, un messaggio in codice che tende evidentemente a simboleggiare un “mi scusi se mi sono permesso di mettere in discussione la sua parola, avrei dovuto considerare che mi trovo in una città mai vista prima mentre lei fa il tassista nella stessa e due o tre vie le conosce, la prego di accettare le mie più sentite scuse, ci vediamo al baretto”, ed entro.

Pur non rischiando nemmeno per un secondo di avere l’impressione di trovarmi allo Staples Center, entrando mi trovo costretto ad ammettere che l’esterno non rendeva giustizia a un interno quantomeno presentabile. Magari non per una manifestazione del genere, ma il cartello “-> Bar Beers” spegne sul nascere qualsiasi rimostranza classista mi stesse passando per la testa in quel momento.

Tanto queste sono le qualificazioni, penso, per la fase finale il livello dei palazzetti salirà inevitabilmente.

SPOILER: no.

La finale Over 45 tra Italia e Russia si è giocata nella stessa palestra in cui da piccoli la Giovanna della terza C vi prendeva a pallate con la palla medica facendovi chiamare la maestra. C’era pure il quadro svedese, che non è un olio su tela del Picasso di Helsingborg, è quella macchina infernale che si trova in ogni palestra di periferia che si rispetti, quella con i muri crepati e il custode sessuomane.

Se per altri aspetti l’organizzazione ad Ostrava tutto sommato ha retto il colpo, per stessa ammissione di chi queste manifestazioni le macina da ormai dieci anni, la scelta delle palestre e della programmazione delle partite stesse (ci ritorneremo, su questo particolare) è sembrata un minimo ubriaca.

Tornando al punto, come detto, l’Italia ha partecipato alle categorie maschili Over 40, Over 45 (Italia A e Italia B) e Over 50. Ad eccezione dell’Italia B, le altre tre facevano parte della stessa delegazione, allenata da Alberto Bucci, Maurizio Marinucci e Umberto Anzini.

Oltre a queste categorie però c’era molto altro: quelle femminili andavano dalla Over 30 alla Over 55 (una categoria ogni cinque anni), quelle maschili dalla Over 40 alla Over 70 (sì, settanta), più qualche incursione di Over 75, giusto perché avanzavano tre o quattro ragazzini e faceva peccato lasciarli a casa.

FINE PRIMA PARTE

Tra pochi giorni uscirà la seconda (e ultima), in cui si entrerà nel vivo della Nazionale Italiana, delle sue vittorie sul campo e… a tavola.

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Una squadra di vincenti, qualunque sia il campo da gioco.