«Ti piacciono i cani?» domandò.

«Se mi piacciono i cani?» disse Figlio-di-Dio. «Qualche cane mi piace. Qualche cane non mi piace. Mica tutti mi piacciono.»

«I cani non tradiscono. Sono sempre fedeli.»

«Questa non è,» disse Figlio-di-Dio, «una buona qualità.»

«No?» disse l’ufficiale.

«No, capitano. Un uomo va bene, e il cane gli è fedele. Un uomo va male, e il cane lo stesso gli è fedele.»

«E con questo?» disse l’ufficiale.

«Niente,» disse Figlio-di-Dio.

«Ma tu perché parli con Blut?»

«Blut mi piace.»

«Ah, ti piace?» disse l’ufficiale. «Ti sembra che sia un buon cane?»

«Forse è un buon cane,» disse Figlio-di-Dio.

«Io,» disse l’ufficiale, «preferisco i miei cani a tutta la gente che conosco.»

«Molti fanno così.»

«Tu no?» disse l’ufficiale. «Tu non li preferisci?»

«C’è anche gente che io preferisco».

L’ufficiale lo guardò, e scosse il capo.

(Elio Vittorini, Uomini e No, 1945)

Questo è un post polemico e tendenzialmente impopolare, vi avviso. Questo è un post contro i cani. Che poi non è vero, è un post contro i proprietari di cani e la cane-mania. Perché il cane, poverino, ha l’unico fondamentale difetto di affezionarsi a qualsiasi tipo di persona. Non è dotato di capacità di giudizio. Non gliene si può fare una colpa, ovvio, ma non va nemmeno dimenticato. Il cane subisce la personalità del padrone. Il cane, purtroppo, amplifica la personalità del padrone. È un’involontaria cassa di risonanza del suo essere più o meno maleducato, più o meno egoista. Più o meno stronzo, insomma.

Partiamo da un concetto, un concetto facile. Il fatto che voi amiate i cani non implica automaticamente che tutti quelli che vi circondano debbano provare lo stesso travolgente affetto per le vostre creaturine. Non è obbligatorio, non sta scritto nella Costituzione e il non condividere quell’amore non rende necessariamente l’altra persona un disadattato sociale.

Concetto facile numero due: se avete una fidanzata e la ritenete particolarmente bella, vi fa sicuramente piacere che ve lo dicano. Però, di solito, non cercate di farla accarezzare da chiunque e non la invitate a saltare addosso ai passanti per avere un ulteriore riprova del consenso sociale che ruota attorno alla vostra scelta.

Concetto facile numero tre: chi non possiede un cane, cioè un’ampia fetta della popolazione mondiale, di solito divide il mondo in due categorie.

Cose da uomini e cose da cani.

Dormire in un letto: cosa da uomini. Dormire in una cuccia: cosa da cani. Quindi non necessariamente il vostro partner trova romantica l’idea di dividere il letto con un quadrupede, anche se a voi piace.

Mangiare a tavola: cosa da uomini. Mangiare in una ciotola: cosa da cani. Quindi, quando vi ritrovate a tavola con altre persone, non è detto che queste amino vedervi mentre lo prendete in braccio e gli date da mangiare i resti della bistecca, imboccandolo con le vostre mani e con il suo muso appoggiato sul tovagliolo di quello seduto accanto a voi.

E poi c’è il problema cani vs runners. Partiamo con un esempio: nelle città ci sono delle aree riservate ai pedoni (si chiamano marciapiedi) e delle aree riservate ai veicoli (si chiamano strade). Se gli uni invadono le aree riservate agli altri, vi incazzate, giusto? Se vado in bici sul marciapiede o parcheggio la mia macchina su di esso, il pedone giustamente può non gradire. E all’opposto, se mi metto a correre in mezzo alla carreggiata, con le macchine che mi sfrecciano accanto, e qualcuno mi investe, la colpa è mia.

Ecco, nei parchi ci sono delle cose chiamate “aree cani”. Si suppone che i vostri amici stiano lì. Si chiama “regola di convivenza”. Perché, invece, signori padroni di cani, vi ritenete anche padroni di tutto il parco? Perché le vostre creature devono sfrecciare ovunque come delle schegge, inseguendo, tagliando la strada e saltando addosso a chi corre (mi sono capitate tutte e tre le situazioni, per dire)? Perché non fanno pipì nell’area loro destinata, ma nell’area giochi dei bambini o nel prato in cui magari dieci minuti dopo qualcuno va a fare un picnic (perché la cacca la raccogliete, ne sono certo, ma dubito che asciughiate la pisciata con un phon)?

Ve lo posso giurare, tutte le mattine e tutte le sere in cui mi ritrovo a correre nei parchi, ci sono aree cani meravigliose, spaziose e quasi vuote e i quadrupedi sono tutti fuori. È come se la mia azienda mi dotasse di una sala fumatori ma io preferissi fumare in corridoio perché ho più spazio per passeggiare.

Non bene, amici dei cani, non bene. Il parco è anche vostro, non solo vostro.

E ne ho un’altra sul tema runners e cani. Questa è totalmente a favore dei cani (a conferma che questo pezzo è solo contro i loro padroni). Ai cani piace correre, questo è sicuro. Hanno però, credo, bisogno di correre al ritmo che pare a loro. Scattare, inseguire una palla, raccogliere un ramo, di fermarsi a rifiatare quando vogliono.

Ecco, personalmente non sopporto quelli che vanno a correre con il cane al seguito: imponendogli il loro ritmo, la durata del loro allenamento, costringendoli ad arrancare, considerandoli un oggetto di accompagnamento qualsiasi come una borraccia o un cronometro. Peggio di loro ci sono solo quelli che si portano il cane al traino andando in bicicletta.

Andate a correre, e POI portateli a fare una passeggiata. Vi allenerete meglio voi e si divertiranno di più loro.

Chiudo dedicando questo pezzo a un cane. Si chiama Fenice, ed è il mio cane preferito. È l’amico a quattrozampe di mia sorella Camilla. C’è stato un periodo in cui io e Fenice avevamo un appuntamento più o meno fisso. Lo sapevo io e, la cosa più bella, lo sapeva lei. Uscivo a correre la mattina presto e attraversavo la città, fino a raggiungere il parco nella cui area cani Fenice faceva la sua prima uscita della giornata. Io vedevo lei da lontano, impegnata a giocare con i suoi compari canini. Lei sentiva arrivare me, abbandonava i suoi giochi e mi correva incontro, felice come pochi esseri umani abbiano mai dimostrato di essere al mio cospetto. Ci facevamo mille feste, io al di qua e lei al di là del recinto. Poi ci salutavamo, io ripartivo verso la fine del mio allenamento e lei ricominciava a inseguire qualche labrador. E la volta dopo uguale, felici come se non ci vedessimo da anni.

Quando ho smesso di fare quel giro mattutino, ho saputo da mia sorella che Fenice ha passato mesi a interrompere ogni tanto i suoi giochi, quando vedeva passare podisti che mi somigliassero.

Ciao Fenice, ci vediamo in giro.