Incontenibile? Inarrestabile? Imbattibile? A.A.A. aggettivi cercasi per definire un robotico Novak Djokovic che ha coronato una stagione mostruosa conquistando domenica a Londra le sue quarte Atp Finals consecutive. Nel duello conclusivo della O2 Arena Nole ha domato un coraggioso Roger Federer completando la sua migliore annata di sempre con l’11° trofeo e l’82^ vittoria a fronte di appena 6 sconfitte.

Per capire ‘quanto’ Novak stia dominando il tennis attuale basta guardare la classifica, dove il serbo ha 16.585 punti, quasi il doppio del rivale più vicino, il britannico Andy Murray, lontano a quota 8.670. Per capire invece ‘come’ Nole stia dominando basta rivedersi la finale contro un Federer che pure era stato capace di sconfiggerlo pochi giorni prima in una sfida valida per il girone eliminatorio.

Domenica sera s’è assistito da parte del belgradese a un ‘clinic’ di ritmo, angoli e profondità nei colpi che ha reso impossibile a Federer utilizzare l’unica tattica possibile per vincere, ovvero aggredire con continuità il rivale. Così lo svizzero è stato costretto spesso e volentieri a colpire di controbalzo e, pur restando in partita con la sua classe infinita e qualche colpo da favola, non è riuscito a ‘moltiplicare pani e pesci’, leggasi fare i miracoli in serie necessari a sfondare il muro del serbo. Se a questo aggiungiamo che un pressoché perfetto Nole ha pure servito meglio dell’avversario, ecco spiegato come per Federer la finale sia stata una sorta di montagna impossibile da scalare.

Certo, almeno lui in finale c’è arrivato e s’è pure tolto lo sfizio di superare Nole nel girone, cogliendo la terza vittoria sul serbo nel 2015, un risultato che, considerando la stagione del numero uno al mondo, ha davvero qualcosa di miracoloso.

Lui ha quindi fatto il suo. Gli altri? Un po’ meno. Rafael Nadal è arrivato in semifinale vincendo tutti i suoi match del girone ma senza dare l’impressione di esser tornato quello di una volta, tanto che in semifinale contro Djokovic ha ricevuto una lezione pari se non peggiore di quella subita da Federer. Stanislas Wawrinka, l’altro semifinalista, è invece arrivato scarico a Londra, soprattutto mentalmente, ed è stato troppo discontinuo per creare davvero grattacapi a Federer.

Gli altri? Tomas Berdych ha spiegato perché molti lo chiamano ‘Perdych’, il talentuoso ma ‘leggerino’ Kei Nishikori ha avuto la jella di trovarsi nel girone Djokovic e Federer, David Ferrer ha dato tutto ma il suo ‘tutto’ non è sufficiente per essere al livello dei primi due-tre al mondo, mentre Andy Murray stava pensando già alla finale di Coppa Davis contro il Belgio, che in questo weekend potrebbe permettergli di riportare l’insalatiera in Gran Bretagna dopo un digiuno che dura dal 1936.

Proprio la finale di Davis, in programma dal 27 al 29 novembre sulla terra rossa indoor di Gand, è l’ultimo appuntamento della stagione, dopo di che i tennisti professionisti potranno pensare finalmente alle vacanze e al Natale. In realtà, al Natale ci si penserà pure qui, con una serie di suggerimenti per i regali da mettere sotto l’albero degli appassionati, in particolare nel settore “techno-tennis“. Del resto, questo non è stato l’anno di Robot Nole?