Dalla California all’Italia per una settimana di storie di re e regine. Partiamo da Oltreoceano. Con la vittoria su Roger Federer nella finale di Indian Wells, il numero uno al mondo Novak Djokovic ha calato il suo quarto successo nel Masters 1000 del deserto, raggiungendo pure quota 50 titoli Atp in carriera.

Ad altissimi livelli è stato un torneo di conferme: Nole ha fatto capire a tutti perché è numero uno al mondo mentre Federer a 33 anni suonati ha sciorinato colpi di gran classe, mettendo paura a un rivale che aveva già sconfitto negli ultimi due precedenti a Shanghai e, poche settimane fa, a Dubai. Perché dunque un esito diverso rispetto alle ultime due sfide? Ovviamente perché Nole ha complessivamente giocato meglio, dove per ‘giocare meglio’ si intende servire meglio (8 ace a 6), conquistare più punti sulla seconda di servizio (52% contro il 32%) ed essere più efficace nel convertire le palle-break (38% contro 20%).

Senza contare che, rispetto alle ultime due partite, questa superficie era più favorevole a Djokovic, risultando più lenta e, soprattutto, restituendo un grande rimbalzo alla palla, cosa che ha dato enormemente fastidio a Roger sul lato del rovescio, costringendolo a eseguire il colpo al livello della spalla. In pratica un po’ quello che gli accade con i tiri mancini di Rafael Nadal.

A proposito di Nadal, gli altri ‘Big’ sembrano lontani dall’essere competitivi con i primi due: Rafa non ha ancora trovato la forma migliore, Andy Murray patisce terribilmente le sfide con il coetaneo Djokovic mentre né Stanislas WawrinkaKei Nishikori paiono finora mostri di affidabilità. Alla fine, gli applausi ‘avanzati’ da Nole e Roger se li è meritati Milos Raonic, che sotto il binomio Ljubicic-Piatti continua a fare miglioramenti notevoli per lettura tattica, esecuzione tecnica e movimento fisico sul campo.

Chi invece s’è confermato a buon livello è la coppia italiana formata da Fabio Fognini e Simone Bolelli, sconfitti solo al terzo set nella finale del doppio dal talentuoso canadese Vasek Pospisil e dal picchiatore americano Jack Sock. Detto che in campo femminile è stata Simona Halep ad approfittare del ko fisico della regina Serena Williams, infortunatasi al ginocchio, bisogna dire invece addio a una coppia storica del tennis italiano. No, fermi tutti, non è morto nessuno: semplicemente si separano Roberta Vinci e Sara Errani, dopo innumerevoli trionfi, compresi cinque titoli del Grande Slam e relativo Grande Slam della carriera.

Abbiamo investito moltissime energie, sia mentali che fisiche, per riuscire ad ottenere i risultati che abbiamo conquistato e di cui siamo molto orgogliose, per questo sentiamo la necessità di fermarci e tirare un po’ il fiato – hanno scritto in modo un po’ ‘formale’ – nel comunicato – Vogliamo entrambe intraprendere una nuova strada all’interno della nostra carriera personale per provare a raggiungere nuovi traguardi e a regalarvi nuove soddisfazioni“. Dietro le spiegazioni ufficiali, c’è il sospetto che lo storico doppio fosse un po’ logoro e, a questo punto, cambiare farà bene sia al loro tennis sia alla loro amicizia.

Last but not least, torniamo in Italia per un omaggio a una leggenda: domenica ha compiuto 80 anni Lea Pericoli. Elegantissima prima in campo con i mitici abiti di pizzo e poi fuori come giornalista e commentatrice, tutt’oggi la ‘Divina’ continua ad essere la migliore ambasciatrice possibile per il ‘nostro sport’. Personalmente ho avuto la fortuna di conoscerla sia da ‘collega’ in alcuni tornei, sia attraverso interviste per alcuni dei suoi tanti libri: ecco, spesso quando ci si avvicina a un mito e lo si conosce direttamente, si rischia di restare delusi. Non è mai stato il suo caso. Mi permetto, per una volta, di darle del ‘tu’: auguri Lea.