L’undici: il numero delle vittorie consecutive che la Roma sognava di raggiungere? No, ieri sera era solo il numero di maglia di Alessio Cerci, l’uomo contro cui il sogno s’è infranto. Il Torino ferma quindi la corazzata giallorossa mentre la barchetta Milan affonda e Juve e Inter fanno gioire i rispettivi faziosi. Buon lunedì, dal Bar Sport di Paperproject.

 


INTERISMI

di Max Multatuli

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Aaaaah ci voleva proprio.

Galvanizzante questa Udinese-Inter 0-3. Rinfrescante e inebriante come un Martini nel Sahara. L’oliva è stato il Milan che ne prende due in casa con la Fiorentina. Grande Fiorentina.

Intendiamoci, non è l’Inter che vogliamo. Anche se vinciamo in casa dell’Udinese calando tre perette senza subire goal.

L’Inter che vogliamo gioca con due punte, o una punta e una mezza punta. Palacio è una punta spuntata, anche se resta il migliore in campo. Guarin è un centrocampista riciclato mezzapunta. L’Inter che vogliamo è un 3-5-2 vero, con due centrocampisti sulle fasce che spingono in avanti. Jonathan e Nagatomo sono terzini riciclati ali. Giochiamo con gente che starebbe volentieri un poco più indietro, al calduccio, in attesa degli avversari, ma è lanciata avanti per mancanza di alternative o di idee.

Va bene così oggi che si vince 3 a 0 contro l’Udinese. Ma questa partita non è tanto diversa dalla precedenti pareggiate contro Atalanta e Torino (Torino, ugh). Dimenticanze difensive e cazzeggio in attacco abbondavano. L’Inter ha vinto perché è stata fortunata (e per una volta), e soprattutto perché l’Udinese ha smesso di giocare a calcio a inizio campionato.

Non so che cosa passa per la testa dell’allenatore Guidolin e dei suoi. Sembra che vogliano finisca tutto e presto. Di Natale è uscito (sì, Di Natale è uscito!) lemme lemme neanche stessero vincendo 10 a 0. Muriel è uscito. (Sì, Muriel è uscito!). Nell’Udinese per 30 minuti hanno giocato Badu e Domizzi.

Che dire, grazie friulani. Interisti, la prossima volta facciamo da soli, eh?

MILANISMI

di Marta Baudo

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Voglia di silenzio stampa ma, ferita, uso questo blog per svuotare l’anima sempre indiavolata!

Allegri, giunto al capolinea, va dove lo porta Eolo e la squadra, inerte, in balia delle maree, aspetta che dal cielo piova qualcosa. Pollicino conosceva la strada più di questo Milan. Ulteriore variabile decisiva i cambi fatti a caso. Urbi et Orbi: messo in naftalina, a che pro?

Proviamo a fare tutti un bell’esame di coscienza. Domandone: cosa non funziona? Tutto o quasi ormai da troppo tempo. Senza capo nè coda. Orgoglio, questo sconosciuto. Neanche per sbaglio un tiro verso la porta viola!

Crepe a non finire e giocare con Balo, Muntari, Constant fa rima con essere in campo in 8! Non esiste il bandolo della matassa. È notte fonda: God save the devil. C’era un tempo lo stile Milan negli uomini e nel gioco di qualità imposto agli avversari, ora non esiste più neanche l’ombra. Peggio di così solo prima che nascessi io. Piango a veder le ceneri del Milan e la serie B dietro l’angolo, altro che i proclami societari sotto l’ombrellone per tener buoni i tifosi! Mica siamo fessi!

Prima che la drammatica ecatombe si realizzi con il secondo gol viola, piovono dalla Sud i fischi e i cori tanto attesi di contestazione: “ci avete rotto il …” cantati a squarciagola anche da tutti noi fino al termine dell’agonia.

Altro che ritiro, ripartire da zero e cancellare lo scorso campionato. Sudoku diabolico, tanto i prossimi ostacoli sono giochi da ragazzi!

Uniche note liete il saluto ad Ambro, capitano di tante battaglie, ora avversario e il gran sacrificarsi di Kakà.

Resta solo chi è tifoso vero: non abbandono la nave affondata nell’Arno!

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Parma – Juve, ovvero il resoconto di una botta di culo.

Bisogna saper essere obiettivi, pur rimanendo faziosi ovviamente, e ammettere che quella di ieri a Parma è stata una vittoria immeritata, una di quelle partite da 0-0 scritto, anche parecchio bruttina se devo dirla tutta, vinta invece dalla vecchia signora nel giorno del suo 116′ compleanno.

Uno 0 a 0 scritto, dicevo, ma poi succede che il Quaglia, che non si vedeva da un po’ di tempo sui campi di calcio e senza che ne sentissimo troppo la mancanza, entra dalla panchina e alla prima palla giocata decide di provare un tiro dei suoi, di quelli per cui è diventato “famoso”, un siluro da circa 50 metri che, dopo aver preso in pieno la traversa, si deposita quieto quieto sul piedone di Pogba: e così si vince 0-1 e si portano via tre punti, preziosissimi!

Preziosissimi sì, per una serie di motivi: perché la Juve di Conte non aveva mai vinto a Parma, perché partite così fino a 3/4 settimane fa le pareggiavi o, peggio ancora, le perdevi per un colpo di tacco di Amauri, manco fosse il miglior Valdanito Crespo, e poi perché, a fine anno, sono questi i punti che fanno la differenza, la differenza tra vincere uno scudetto o piazzarsi in una “discreta” seconda o terza posizione. Ok, forse adesso non vi è del tutto chiaro, ma a maggio andate a chiedere a romanisti o napoletani cosa intendo, vedrete che loro vi sapranno rispondere. E adesso sotto col Real, fino alla fine forza Juve!

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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C’è un giocatore nel Toro che, ogni volta in cui lo speaker legge la formazione e lui è nell’undici titolare, dallo stadio si solleva, direi in maniera ormai quasi involontaria e rassegnata, un “Nooo” quasi più di tristezza che di contestazione.

C’è un giocatore nel Toro che fa l’attaccante, ma vede la porta con la stessa frequenza con cui i Tuareg vedono la pioggia.

C’è un giocatore nel Toro che gioca con la maglia numero 69, perché secondo me questa cosa fa molto ridere lui e i suoi amici quando si trovano a bere una cosa al pub. Si danno di gomito e sghignazzano e lui è troppo il loro idolo per questa trovata pecoreccia.

C’è un giocatore del Toro il cui cognome diventa periodicamente “Peggiorini” e tra qualche anno potrebbe essere ricordato solo per questo, pensate un po’.

Lui all’anagrafe fa Riccardo Meggiorini e, per qualche insondabile ragione, Mister Ventura gli vuole un bene dell’anima.

Una volta l’anno gliene voglio anch’io.

L’anno scorso fece una doppietta mostruosa a San Siro contro l’Inter e noi ci davamo di gomito più dei suoi amici al pub: “Ma che, quello è Peggio? Davvero?”, “Sì, sì, è quello, la maglietta con sopra un 69 ormai non la portano nemmeno i quindicenni a Ibiza, non può essere che lui”.

Ieri ha fatto un secondo tempo contro la Roma che sembrava l’Eto’o del triplete: un lavoro di sacrificio pazzesco e un paio di giocate offensive da stropicciarsi gli occhi, compreso l’assist a Cerci alla fine di un’azione di astuzia e forza che non ci si poteva credere.

Se le sceglie mica male, il Meggio (con la M, in queste occasioni), le sue annuali giornate di gloria. Ieri ha fermato la capolista, che veniva da dieci vittorie consecutive.

Da domani tornerà a fare il suo bizzarro ruolo di oscuro mediano d’attacco e ci accorgeremo di lui solo alla lettura delle formazioni, perché il nostro vicino di stadio emetterà il solito grugnito di disperazione alla pronuncia del suo nome.

Ma teniamocelo lì, il Meggio. Centelliniamogli la carriera e le energie. Facciamolo durare. Perché ogni anno sceglierà la sua serata speciale, sempre più speciale, per ricordare a tutti il motivo per cui gli paghiamo lo stipendio. E arriverà l’anno in cui, in un Camp Nou stipato all’inverosimile, il Toro sfiderà il Bayern Monaco nella finale di Champions League.

E chi la deciderà?

Che ve lo dico a fare.