Cercasi sorprese? Rivolgersi altrove: non agli Australian Open. Almeno per i titoli più importanti – singolare maschile e femminile – La prima tappa del Grande Slam ha rispettato i pronostici, con i successi dei numeri uno Novak Djokovic e Serena Williams. Però qualche risultato inatteso è arrivato. Per la gioia di Fognini, Bolelli e Seppi. E pure un po’ nostra, suvvia. Sotto col pagellone e non solo…


Bolelli-Fognini 10 – Per una volta possiamo concederci il lusso di essere patriottici, facendo gli applausi a Fabio Fognini e Simone Bolelli per aver vinto uno Slam 56 anni dopo l’ultima coppia azzurra, i mitici Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola, trionfatori al Roland Garros nel 1959. Il talento dei due Azzurri del resto non si discute e, considerando il modesto panorama tecnico dei giocatori che frequentano attualmente il doppio – ma mica è colpa di Fabio e Simone – potrebbe anche non essere finita qui. Oltre che patriottici, noi maschietti per una volta possiamo essere pure un po’ sessisti, visto che i boys han fatto meglio delle solite girls, ovvero Roberta Vinci, Sara Errani e Flavia Pennetta, quest’ultima compagna di Fabio. Terzo motivo d’orgoglio – ahem, quasi.. – il fantastico discorso del ‘Fogna’ alla premiazione, per il quale rimandiamo al video in fondo al post…

Andreas Seppi 8 – Finalmente Andreas ha fatto rivedere con continuità il tennis razionale e affidabile che l’aveva portato nei top 20. I cinque set contro Denis Istomin sono ormai un classico per lui, ma la vittoria su un picchiatore come Jeremy Chardy e poi il match perfetto contro un Roger Federer pur altalenante sono un segnale estremamente positivo. Avesse sfruttato pure il match-point contro l’altro bombardiere Nick Kyrgios, ci sarebbe davvero stato di che stappare lo spumante. Ma magari lo teniamo in fresco per la prossima volta.

Novak Djokovic 9 – Agli Australian Open era il favorito della vigilia e alla fine ha rispettato il pronostico, trionfando a Melbourne per la quinta volta, superando tutti i momenti di difficoltà avuti in finale, grazie anche a un Andy Murray meno solido mentalmente. Siamo a quota otto Slam: il giorno che impara a fare le volée in modo decente (ma Boris Becker nel suo team che ci sta a fare? A rubargli i wurstel?), rischia veramente di diventare imbattibile.

Andy Murray 7 – Fino alla sfida per il titolo Andy è stato davvero impeccabile, e anche per più di due set della finale è stato alla pari di Djokovic. Però, dal 2-0 del terzo con Nole in difficoltà fisiche è sparito di testa, subendo un parziale da dilettante di 12 game a uno. Insomma, la schiena è ormai recuperata, ma mentalmente ancora non siamo ai livelli dei migliori. E prendere come coach una giocatrice storicamente debole sotto questo profilo come Amelie Mauresmo, equivale a dare le chiavi di casa alla Banda Bassotti prima di uscire e sperare di trovare tutto al ritorno.

Serena Williams 10 – Fenomenale. Nella finale delle ‘veterane’ contro l’ottima Maria Sharapova ha giocato una partita di gran classe e potenza (18 ace in due set è roba da Ivo Karlovic), conquistando il 18esimo titolo del Grande Slam. E, poi, non sarà Martina Navratilova ma almeno sotto rete il tennis femminile può vantare una numero uno più credibile dei maschietti. Vero Nole?

Rafael Nadal 5 – E’ arrivato a Melbourne in evidente ritardo di condizione (e tra infortuni e appendicite del 2014 è pure spiegabile). Così ha retto finché ha affrontato giocatori mediocri, ma al primo ostacolo serio ha ceduto di schianto, peraltro contro uno come Tomas Berdych, contro cui aveva un filotto di 17 vittorie consecutive. In sostanza: testa, tecnica e tattica sono sempre di alto livello, il fisico no. Resta da vedere se e quando tornerà quello di prima: per saperlo con certezza bisognerà aspettare probabilmente la primavera, sua amata stagione da terra battuta.

Roger Federer 4 – Un punto in meno del suo arcirivale spagnolo, perché Roger stava fisicamente bene e pure col morale a mille dopo il successo nel torneo di Brisbane. Invece, contro Seppi – giustamente elogiato per il suo eccellente match ma sconfitto da Roger in tutti e dieci i precedenti – la cosa migliore in una giornata altalenante è stata la conferenza stampa, quando ha ammesso di aver sbagliato i punti importanti della partita. Ovvero quelli che i campioni non sbagliano mai. Ma anche i campioni steccano, per fortuna: altrimenti sai che noia?

Varietà del tennis 3 – La noia, appunto. L’altro giorno parlavo con un amico elogiando tecnica, spostamenti e tattica di Nole Djokovic. Sapete cosa mi ha risposto? “Simpatico ma è di una noia tremenda: tic-tac-tic-tac per ore, mi addormento sul divano a guardarlo”. Lì per lì ci son rimasto male in quanto appassionato di questo sport ma, rivedendo la finale Djokovic-Murray (tesa agonisticamente per due set e mezzo, ma non certo il massimo della spettacolarità), ho capito quello che voleva dire. Chi non gioca a tennis con frequenza – e lo dico senza tono di superiorità – fa fatica ad apprezzare il tipo di gioco, estremamente atletico e ‘di percentuale’ che c’è oggi nel tennis e che può risultare noioso. La qualità in sé dei colpi, insomma, è straordinaria, pressoché robotica. Peccato che si vedano sempre o quasi solo tre colpi: servizio, diritto e rovescio. E, alla lunga, la mancanza di varietà stanca, soprattutto gli spettatori non abituali. Cosa fare? Giocare. Perché solo giocando si possono apprezzare anche i colpi meno spettacolari. E capire che, in fondo, Djokovic-Murray è stata una buona partita. Quindi basta leggere, prendete racchetta e palline e via al campo! Ma non prima di esservi goduti il discorso di Fognini durante la premiazione, ormai ‘viral’ sul web…