Un allenatore può essere bravo, preparato, abile, fortunato quanto vuole. Ma non può controllare tutto quello che succede alla propria squadra, e quindi al proprio destino professionale. Vale più o meno in ogni sport, nel calcio in particolare, nelle categorie inferiori come in serie A, nei piccoli come nei grandi club. A Palermo (dove Zamparini ha una collezione di esoneri) come a Milano, dove puntualmente dall’autunno, ogni allenatore è oggetto di questa riflessione: “El mangia no el panetùn“.

E quasi mai c’è il punto di domanda alla fine. Un po’ perché fare le previsioni è un altro degli sport nazionali. Un po’ perché sono dei veri e propri sopravvissuti gli allenatori che arrivano fino in fondo. Quest’anno ha rischiato di fare Natale a casa anche uno come Massimiliano Allegri, che (pagato 2,5 mln di euro a stagione) alla fine sta tirando fuori più di quanto si poteva pensare da un Milan ricostruito da zero a inizio stagione. E chissà se gli basterà per restare a fine stagione.

E’ una centrifuga la vita da allenatore e l’ha capito in fretta Andrea Stramaccioni. Per molti un privilegiato perché promosso dalla Primavera dell’Inter alla prima squadra, di sicuro in un anno più volte ha sentito mancare il terreno sotto i piedi. Moratti è più cauto del solito, ma è un attimo allungare quella lista di esoneri con cui è secondo solo al collega Zamparini.

Diceva Luciano Spalletti (due volte cacciato, una dimissionario) che chi è stato esonerato deve sentirsi responsabile perché qualche errore lo ha commesso. Ma a ben vedere spesso i presidenti si pentono di non aver avuto pazienza. A poche giornate dalla fine, questa serie A ha già visto 13 allenatori costretti a fare le valigie. Magari, complice la crisi economica e la necessità di evitare ulteriori spese inutili, i presidenti riusciranno a fermarsi prima di eguagliare i 17 esoneri della scorsa stagione, quando ben 10 società su 20 hanno cambiato guida tecnica, e 6 l’hanno pure ricambiata, mentre in serie B l’hanno fatto 14 su 22. Sempre l’anno scorso in Premier sono stati solo 5 gli esoneri (su 20 club), 8 (su 20) nella Liga spagnola, 6 (su 18) nella Bundesliga tedesca.

È solo un altro indizio della schizofrenia del calcio italiano. Se non fosse che in Italia troppe persone faticano ad arrivare a fine mese con molteplici lavori e zero garanzie, non sarebbe blasfemo parlare di Allegri, Stramaccioni e degli altri professionisti di serie A come di precari. Di sicuro è precaria la carriera della massa di allenatori alle loro spalle, nelle categorie inferiori, con la valigia piena di sogni e competenze, pronti a disfarla e rifarla in base a variabili fuori dal loro controllo.

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