Si riapre qualche porta in un campionato altrimenti destinato alla noia più profonda. Il pareggio della Juve rivitalizza le speranze della Roma, quello dell’Inter catapulta il Toro a un punto dalla zona Europa. E persino il Milan, dopo il cambio in panchina, continua a dare segni di risveglio, almeno in campionato…

INTERISMI

di Max Multatuli

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Ci sono partite che sarebbe meglio non vedere neanche. Inter-Catania è una di queste, lo si sapeva dall’inizio. L’Inter ha il peggiore attacco… anzi no. L’Inter non ha attacco. Il Catania è ultima in classifica e gioca con un 3-5-2 che, in realtà, non è altro che un 5-3-2 (non che il 3-5-2 di Mazzarri sia troppo diverso).

Una squadra senza attacco contro una squadra solo in difesa. Lo so, me l’avete già sentito dire altre volte. In questo campionato succede troppo spesso.

Questa volta è stato anche peggio del solito. Ho visto la partita in un bar dove davano solo Sky Diretta Gol. Per chi legge questo post e non è provvisto di pene, Sky Diretta Gol fa vedere in diretta alcuni minuti di tutte le partite, dedicando più tempo ai match più importanti o comunque con più gol. Il che vuol dire che Inter-Catania non l’ho praticamente vista. La regia trasmetteva un paio di minuti ogni tanto, quando altrove non succedeva proprio nulla e si ricordavano di noi.

Uno stadio vuoto, San Siro, per due squadre che non giocavano a calcio.

Non so più che dire. A questa Inter manca la punta, ma manca soprattutto la voglia. La famosa cura Mazzarri di inizio anno è completamente evaporata. Alvarez è il riconoscibile Alvarez dell’anno scorso. Palacio è l’ombra di Palacio. Milito manda in campo la controfigura ottuagenaria. E pensare che un tempo segnammo sette gol al Sassuolo in una sola partita. Un’eternità fa.

Non so più che dire, e allora voglio dire una cosa controcorrente. Salmone.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Ci voleva l’avvio del girone di ritorno per portare 6 punti di fila al “PAZZO” Milan; se penso che non succedeva dal campionato scorso mi vengono i brividi!

Tranquilla, dopo l’epidemia di febbre a Milanello, proprio non ero!

Dopo un buon avvio milanista, ma con troppa imprecisione e tanti palloni buttati al vento sotto porta da Honda a Binho al Balo, la domenica in terra sarda stava per diventare nefasta con il maestrale a telecomandare le traiettorie del pallone e l’eccessiva “generosità” di Amelia! 31 gol subiti sono surreali per chi, come me, ha ancora negli occhi la difesa con Paolino e Sandro.

Quest’anno i regali o assist gratuiti si sprecano come se piovesse: dal derby di dicembre ad oggi, per citare due casi esemplari. Che rabbia vedere come gli unici ad essere stati battuti dai neroblu nell’ultimo periodo siamo stati noi…chissà, forse avrebbero bisogno di un Vucinic?! Intanto, dopo due vittorie di fila, le distanze con i nerazzurri non sono più chilometriche, ma solo 5 punti ci tengono lontani da loro (non riesco proprio a pronunciarne il nome).

Chissà come mai la porta del Cagliari sembrava stregata pur con i rossoneri propositivi per tutto il primo tempo e con un De Sciglio in gran spolvero…

Comunque, all’intervallo, fiduciosa nella rimonta, ci credevo! Pensavo giunta l’ora che la ruota girasse…ma il tempo scorreva inesorabile, temevo di nuovo il peggio. Quousque tandem abutere, Milan, patientia nostra?

Solo le statistiche con il Milan come squadra che segna di più negli ultimi 15 minuti mi tenevano un minimo tranquilla! E così fu! Punizione al bacio del Balo, condita però da uno stupido cartellino giallo e, su corner di Honda, inzuccata vincente del PAZZO…mancavi come il pane! Nostalgia, fantastica canaglia. Ne è passata di acqua sotto i ponti dall’ultimo tuo gol in campionato, e ora possiamo tornare sulla terra! Sempre gol pesanti come macigni quelli dell’attaccante numero 11 rossonero. Remuntada sia!! Finalmente in questa stagione una rimonta vera e propria.

Chi se non il Pazzo, vero uomo copertina, avrebbe potuto dare una scossa e una svolta alla partita?! Clarence, uomo lungimirante per due match di fila nei cambi, “mi fido di te”.

Forza mentale ritrovata, come dice il mister e, a sentire Kakà a fine match, “noi milanisti ci crediamo sempre”! Partire da questi tre punti rocamboleschi per proseguire con più fiducia in campionato! DAI MILAN!! Meglio tardi che mai fuori il tuo orgoglio con uno spirito nuovo.

Vincere aiuta a migliorarsi!

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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L’unica cosa corretta del pezzo di Max è quando nota come io, nel mio, non abbia parlato di Roma-Juve, partita terminata con la nostra sconfitta e la conseguente uscita dalla coppa: mea culpa, considerando che perdiamo 2/3 partite all’anno avrei potuto spendere due parole.

Oggi, infatti, avevo pensato di parlare della bellissima partita con la Lazio, dove abbiamo mostrato meno gioco del solito, ma sicuramente più carattere. Mi ero detto di essere superiore, che mettersi a polemizzare con chi sta a 23 punti di distanza era inutile, che fosse meglio lasciar perdere.

Solo che poi Max ha scritto quel suo pezzo in cui ha detto anche tante altre cose, per la maggior parte errate, banali, figlie di pregiudizi e ignoranza, nel senso latino del termine; quindi perdonatemi di nuovo, ma approfitto di queste righe per spiegare qualcosina alla metà del naviglio meno fortunata, ovvero il senso del mio pezzo di settimana scorsa, che evidentemente non ha afferrato.

Che nel calcio non ci siano buone maniere, non ci sia solo gente per bene o non esistano inimicizie (in particolare con certe squadre più che con altre) non solo è cosa nota, ma direi anche assolutamente normale; che Moggi fosse un poco di buono non credo ci sia bisogno di ricordarlo, piuttosto ritengo che citarlo come paragone in questa circostanza dia la misura di cosa ha combinato la dirigenza dell’Inter. Il caso Berbatov citato, poi, è sì un buon termine di paragone, con l’unica e piccola differenza che qui le società interessate non sono 3 ma solo 2, quindi l’Inter ha recitato il ruolo sia di Juve che di Fiorentina, in maniera quantomeno comica.

Ho sostenuto che la dirigenza dell’Inter fosse patetica, ridicola e indegna di sedersi al tavolo delle trattative con dirigenti seri: lo stesso hanno fatto domenica a Catania i tifosi dell’Inter. Che i motivi siano differenti poco importa, il concetto mi appare pleonasticamente evidente.

Ma la cosa più grave è un’altra ed è qualcosa che lo stesso Max, tra una scopata di conigli e l’altra, ha per primo più volte confermato: essersi piegati alla volontà di (alcuni) tifosi, essere vittime di una sorta di sindrome di Stoccolma, ha fatto sì che l’Inter sia ancora senza punte e che, quasi sicuramente, Guarin diventerà un comprimario destinato a partire comunque a giugno.

Calcisticamente per loro è una tragedia, l’Inter nel 2014 non ha ancora vinto, non segna mai e col Catania ha schierato Milito titolare, roba da far quasi tenerezza; Guarin, che era l’unico centrocampista “dotato” della squadra, non convocato (e non credo sarà l’ultima volta). La Juve si è permessa in quel ruolo di lasciare Pirlo in panchina, non Taider, e Vucinic in tribuna, così… Non si hanno invece notizie di Belfodil.

Ora, a me sta bene tutto, ma che al termine di questa situazione al limite del grottesco uno o più tifosi interisti vengano anche a bullarsi dell’accaduto, a vantarsene su Facebook, ad accusare la Juve di non so che cosa o arrivino addirittura a chiedere ad una redazione diritto di replica no, questo mi sembra troppo, a tutto c’è un limite, soprattutto alla decenza.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Scrivo questa cosa perché non so quando mi ricapita, quindi toccatevi dove volete, ma io la dico lo stesso: ad oggi siamo più vicini alla Champions (-12 dal Napoli) che alla zona retrocessione (+15 sul Sassuolo).

E’ matematica, gente: effimera, casuale, che non garantisce niente, ma pur sempre matematica.

Abbiamo tre difensori, Maksimovic-Glik-Moretti, che non hanno (ancora?) un’unghia del carisma dei Bruno-Annoni-Policano con cui sono cresciuto, ma che si stanno dimostrando straordinariamente solidi e affidabili.

Darmian non sbaglia un pallone, Vives ha trovato – persino lui – una sua dimensione e una sua specie di indispensabilità, Cerci è decisivo anche quando non è al massimo (che è la vera cifra del campione: essere superiori agli altri anche in una giornata che per i suoi standard è “normalità”), Immobile può permettersi di sbagliare anche un rigore senza danneggiarci.

Insomma, uno spettacolo.

Al punto che, ormai, pure il Destino ci considera: storicamente indifferente alle nostre vicende, stavolta aveva preso evidentemente nota dei giga-torti subiti all’andata a Bergamo e ha bilanciato il tutto ieri con un rigore a nostro favore che, ad essere sinceri, si poteva anche non dare.

E visto che ora ci ascolta – per la prima volta da quando sono nato, probabilmente – ci tengo a ricordargli un’altra cosa.

Signor Destino, ricorda l’andata con il Milan? Larrondo a terra, l’arbitro che non lo fa soccorrere quando la palla esce e conseguente rigore e 2-2 per i rossoneri? Ecco, sabato giochiamo di nuovo contro di loro.

La compensazione sarebbe gradita, se non la scoccia.

Anche perché il Milan il suo obiettivo stagionale con la vittoria di ieri a Cagliari l’ha raggiunto, la salvezza è dietro l’angolo.

E’ nell’ordine delle cose che perda in casa con una squadra in lotta per l’Europa….