Flavia Pennetta ce l’ha fatta. Grazie a un ‘banale’ successo ottenuto sulla russa Daria Gavrilova nel secondo turno del torneo di Mosca l’Azzurra ha strappato per la prima volta il pass per le Wta Finale di Singapore, il torneo di fine stagione cui partecipano le migliori otto giocatori o giocatrici dell’anno. La brindisina ha così chiuso nel modo migliore una carriera da professionista inaugurata nel lontano 2000 e che ha avuto il suo zenit con il trionfo di settembre agli US Open.

Flavia è stata la settima nostra rappresentante, tra uomini e donne, e partecipare all’appuntamento dopo Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Raffaella Reggi, Silvia Farina, Francesca Schiavone e Sara Errani, ma chi pensava che, viste le circostanze, Flavia vivesse l’avventura nel sud-est asiatico come una sorta di viaggio premio, è stato prontamente smentito. Dopo la sconfitta al debutto contro Simona Halep, l’Azzurra s’è rifatta contro Agnieszka Radwanska (poi vincitrice del torneo) ed è arrivata a un solo di set di distanza dalla semifinale, perdendo in due parziali da Maria Sharapova in quello che è stato il suo ultimo match ufficiale.

Anche a Singapore la brindisina ha infatti ribadito di non voler far nessuna ‘retromarcia’ rispetto a quanto annunciato al momento del trionfo di New York, e per lei è dunque già tempo per festeggiare una splendida carriera e guardare avanti.

Non so cosa farò dopo aver chiuso la mia carriera professionistica: di sicuro continuerò a giocare perché non sarei capace di restare senza tennis, è una cosa che mi diverte e mi piace sempre – ha spiegato Flavia – Altrettanto sicuramente non farei il coach perché è un lavoro mi stressa e poi sarei sempre in giro per il mondo. Magari potrei diventare capitana di Fed Cup ma lì credo che Francesca Schiavone sia più indicata di me. Magari lavorerei volentieri con i bambini per trasmettere la mia esperienza. Ecco, sicuramente tra qualche anno mi vedo mamma“.

Quindi, e il messaggio non è tanto in codice, il suo fidanzato Flavio Fognini non se la troverà sempre al suo fianco durante la vita da tennista in giro per il circuito ed è probabile che tra un po’, oltre che con racchette e scarpe, inizierà a trafficare pure con i pannolini.

Peraltro, il ‘vizio’ del Masters ormai è di famiglia, visto che a quello maschile – di doppio – s’è qualificato pure Fabio in coppia con Simone Bolelli. Vincitori a inizio anno dell’Australian Open, i ragazzi italiani hanno ‘chiuso il cerchio’ con la finale al Masters di Shanghai, dove hanno conquistato i punti necessari per volare a Londra, dove faranno un po’ da ‘riempitivo’ insieme ad altre sette coppie al ben più atteso (e remunerato) Masters di singolare. Qualche sterlina per i futuri Pampers, comunque, il ‘Fogna’ dovrebbe riuscire a portarli a casa. In ogni caso, good luck.

Per restare al tema ‘coppie di fatto’, a Basilea s’è finalmente rinverdita la tradizione degli scontri tra Roger Federer e Rafael Nadal, protagonisti di una rivalità che ha segnato praticamente un decennio ma che non conosceva nuovi capitoli dal 33° incontro avvenuto nella semifinale degli Australian Open 2014.

Stavolta, nella finale del torneo di casa, è stato lo svizzero a spuntarla dopo tre set di ottima qualità, tornando così al successo sull’arcirivale dopo un digiuno di tre anni e mezzo. Le notizie positive riguardano comunque anche Rafa, che sembra ormai essersi ristabilito, se non sugli splendori di un paio di anni fa, almeno su un livello tennistico più consono alla sua carriera di quello mostrato nei primi sei mesi dell’anno. Che Dio o chi per lui, ce li conservi ancora a lungo.