O i francobolli, o le monete, o qualsiasi altra cosa che incida meno sul numero restante dei miei anni di vita?

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Perché non l’uncinetto?

Questa è la domanda che mi pongo ogni volta che finisce una partita come Benfica-Juve, quando prendo coscienza del fatto che che sto male, fisicamente e mentalmente, sono provato, stanco, debilitato, debole, annichilito, traumatizzato e/o incazzato (questo ovviamente dipende dal risultato). Non potevo essere appassionato di uncinetto? La numismatica, ad esempio, ha un nome che mi è sempre piaciuto, avrei potuto essere fanatico di monete, no?

Così ti trovi a pensare che, se avessi davanti a te tutti quelli a cui avresti voluto spaccare la testa con un crick in passato perché ti hanno detto “è solo un gioco”, o quelli che, guardandoti dall’alto in basso, ti hanno schifato con un “ma davvero non esci il giovedì sera per guardare una partita di calcio?”, al fischio finale gli diresti solo “avete ragione!”

Perché, dai, per una partita non ci si può ridurre a 33 anni in condizioni tra il fantozziano e il drammatico quali:

– consueta ansia somatizzata in mal di stomaco e crampi, ma di questi ormai sapete già tutto…

– impossibilità, anzi divieto diciamocelo, di fumo, quindi sigaretta spenta costantemente in mano o in bocca, pronto a scattare a fine primo tempo per riuscire a fumarne (almeno) due;

– sudori, vari;

– tono della voce al minimo, la bambina dorme e si potrebbe svegliare. Così al gol di Tevez sembra di stare a un circolo di sordomuti che litigano…

– costante sensazione che ti scappi la pipì, che sai ormai che non è vera, ma che ti dà comunque un gran fastidio, fidatevi!

Così quando l’arbitro fischia ti ritrovi bagnato fradicio, una fame incredibile (praticamente non mangi da 24 ore), teso come la famosa corda di un violino, e, nella fattispecie di Benfica-Juve, incazzato nero per aver perso una partita che non si doveva perdere e si poteva non perdere, ma che non è neanche da buttare del tutto perché ci lascia comunque delle chances al ritorno. In compenso passasse uno in quel momento te ne darebbe almeno 66 di anni…

Comunque la partita è stata anche bella a tratti, loro meglio di quel che credevo, noi ovviamente abbiamo giocato a tratti, perché a noi se giochiamo 90 minuti forse ci multano; così, pronti via decidiamo di non scendere in campo nei primi 15 minuti, giusto il tempo di prendere un gol su angolo, da dementi, e poi giocando un po’ si è un po’ no fino alla fine, ma smettendo del tutto contestualmente al gol del pareggio: cioè, fai 1-1 fuori, mancano 15 minuti, mica vorrai arrivare in fondo così no?!?

Dementi. Dagli errori si dovrebbe imparare, invece la situazione in cui siamo andati a cacciarci è identica a quella di Istanbul di dicembre: all’andata vai 2-1 in casa e ti fai raggiungere 10 secondi dopo, così al ritorno sei costretto a vincere (e invece magari perdi 1-0). Ecco, se giovedì prossimo a Torino nevicasse lo prenderei quantomeno come un presagio negativo…

Ora comincio a rilassarmi, domani non si lavora, starò tutto il giorno con mia figlia, e poi in serata se il Milan ci facesse un regalino, ecco, aiuterebbe: perché la verità è che l’uncinetto mi fa ribrezzo, mentre certe sensazioni, certe gioie, e certi dolori sì, il calcio me li regala come poche altre cose al mondo (e occhio a quel che dite perché ho un crick con me).