A Milano, dal 2014 ufficialmente la città più piovosa dell’Universo, diluvi di reti: sette nel match dell’Inter, nove in quello meravigliosamente delirante del Milan (tra cui un autogol leggendario, da vedere e rivedere).
A Torino tutto sereno invece: la Juve vince, il Toro perde.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Inter-Sassuolo 7 a 0. No, non è un déjà vu, l’anno scorso fu 0 a 7.

Ci sono tante ragioni per le quali dovrei usare toni morigerati nel commentare questo risultato S T R A O R D I N A R I O.

Tra quelle che mi vengono in mette adesso, dopo il terzo boccale di sciampagn:

1. Siamo solo alla seconda partita di campionato. E, per giunta, abbiamo pareggiato la prima.
2. Come diceva Crozza quando faceva ridere, nel calcio ci vuole umiltè.
3. Ma soprattutto col Sassuolo, l’anno scorso, ci ubriacammo di un 0-7 orgasmico prima di ammalarci di pareggite.

Eppure.

1. 7 a 0 contro il Sassuolo di Squinzi. Per dirla come quel genio di Settore: Squinzi “uno che tifa Milan, compra dalla Juve e si fa inculare dall’Inter.”
2. 7 a 0 a chiusura di due settimane in cui c’hanno fracassato a uàllera con quanto sono fighi Zaza e Berardi, le due punte del Sassuolo, al punto che il 14 settembre, il giorno della gara, la Gazzetta titolava “un’Inter a due punte contro il Sassuolo del trio delle meraviglie” (il terzo è Sansone). Ora, per quanto mi faccia piacere che la nazionale italiana abbia trovato un eroe, Zaza, che ha segnato contro la Norvegia giusto qualche giorno fa (contro la peggiore nazionale norvegese degli ultimi 150 anni, sia chiaro) c’è solo un modo per chiamare questa campagna stampa su Zaza e Berardi: prostituzione intellettuale (cit.). Perché su Zaza e Berardi, non dimentichiamocelo, la Rubentus ha parecchi interessi e due belle opzioni d’acquisto. E insomma, quanto sono fighi Zaza e Berardi e quanto è figa la Juve che investe sui giovani e Conte che fa giocare i giovani (che così, en passant, si rivalutano) viva Berardi espulso contro l’Inter e Zaza zero goal contro l’Inter.
3. 7 a 0 del Mazzarri l’anziano allenatore dell’Inter, contro il giovane Eusebio Di Francesco, allenatore del Sassuolo. La Gazzetta, sempre lei, c’ha fatto una retrospettiva su Mazzarri e Di Francesco di quando giocavano insieme all’Empoli ‘antanni fa. Mazzarri era il veterano, mentre Di Francesco era agli inizi di carriera. Col senno di poi, ce lo possiamo immaginare Mazzarri negli spogliatoi che sottoponeva Di Francesco a nonnismo. Nonnismo che poi non è altro che bullismo che poi non è altro che umiliare lo sfigato Eusebio due volte con un sonoro 7-0. Cresci Eusebio. Viva i bulli.
4. 7 a 0 con tripletta di Icardi. Perché Icardi, non è soltanto un giocatore figo è anche un figo di calciatore. E quel terzo goal, suo marchio di fabbrica, andrebbe fatto vedere ai piccoli attaccanti del futuro: vedete bambini, quel goal, voi, non riuscirete mai a farlo.
5. 7 a 0 con goal di Guarin. Sì lui Guarin, quello del quasi scambio con Vucinic (Vucinic chi?), quello con le valigie pronte per giocare in Kazzikinstan. Entra sul 5 a 0 e serve un assist perfetto per Osvaldo e segna il beffardo 7 a 0.
6. 7 a 0 in un San Siro dove finalmente, dopo troppo tempo, risuonavano le stonate note di Pazza Inter amalaaaaa.
7. 7 a 0, e quand’è che si dovrebbe festeggiare altrimenti?

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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C’è chi, per vincere, si dà al tennis, e chi crea spettacolo pirotecnico, da infarto, come questo pazzo Milan. Sfatiamo anche i tabù recenti… due vittorie all’esordio sono musica per le nostre orecchie.
Tifosi sulla corda fino all’ultimo secondo, con il memorabile 5-4 del Tardini. Ultimo minuto di recupero vissuto in mia apnea totale, come fosse una finale di Champions.
Nello scorso campionato, addormentati, avremmo perso i tortellini lungo la via Emilia, ora la musica è diversa con emozioni a più non posso.
Cambi di gioco continui, tocchi di prima, passaggi veloci: la noia non rientra nel decalogo di Pippo. Se ne sono viste di tutti i colori in questa partita: pazzesca! Un ottovolante di azioni con il Milan a comandare il gioco e a creare continui pericoli ai parmigiani e, ogni tanto a se stesso, pensando troppo presto di aver chiuso i conti.
Un cuore grande all’infinito ha portato Nigel a segnare da “attaccante vero”, e a esultare come un guerriero. Che leader, altro che il Manchester United… Perno indiscusso del centrocampo rossonero. Episodi dubbi, espulsioni, Cassano il cascatore giocato da De Jong fanno da cornice a una serata epica. Gol di una bellezza autentica, da mostrare al “Mondo Milan”. Un trio che gioca a memoria e dà spettacolo: il signor Bonaventura, l’uomo venuto dalla Tour Eiffel e il platinato sushi boy.
Parma-Cotto in sei mesi!
Compito di Menez emulare le gesta di Ricky 22, ricordando una notte da Milan a Manchester.
Voglia, entusiasmo, spirito di gruppo: l’imprinting del nuovo corso è lampante! Compatto anche davanti a infortuni e black out della retroguardia. Milan champagne si beve l’avversario e si ubriaca tanto da fare un’autorete degna di Paperissima ma l’unione fa la forza!
Pippo plasma il Milan a sua immagine e somiglianza, facendo godere e sognare i tifosi rossoneri. Retrovie da rivedere in vista del test di maturità… A San Siro arrivano i “Gobbi” con l’acciuga, re delle partenze con il freno tirato.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Guardando Juventus-Udinese, 2-0, esordio casalingo dei tricampioni d’Italia, ho pensato per buona parte della gara di scrivere lo stesso pezzo di settimana scorsa: quello che infatti più continua a emergere di questa nuova Juve di Allegri rimane la somiglianza con quella delle ultime tre stagioni, cioè quella di Conte. Al di là del modulo, come già detto, perché non è solo o tanto un discorso di numeri e schemi, è proprio quella bella sensazione di squadra corta e cattiva a essere immutata.

Anche sabato sera, contro un avversario assolutamente abbordabile, mi ha colpito soprattutto questo: lo spirito e la voglia che ci hanno messo quei ragazzi in bianco nero. Quelli della Juve, avete ragione, se no non è chiaro…

C’è un’altra somiglianza però che mi è piaciuta molto in questa seconda uscita di campionato in chiave Juventus e riguarda la prestazione, splendida, di Pereyra: non tanto per la partita in sé contro la sua ex squadra, ma per la somiglianza nel modo di giocare con Re Arturo Vidal, il grande assente di questa prima casalinga.

Inserimenti, tiro da fuori, pressing alto, ma anche taglio di capelli, andatura in campo, tatuaggi in ordine sparso… sembrava il sosia del cileno! Se queste sono le seconde linee, bene così, anche perché martedì ricomincia la Champions e, in attesa di vedere come riusciremo a farci buttare fuori, quest’anno c’è bisogno dell’apporto di tutti. Addirittura sembra anche di Padoin, visto che sabato allo Juventus Stadium è entrato anche lui…

Concludo con un plauso speciale alla Sampdoria: no, non per aver battuto il Torino, cosa sempre gradita, ci mancherebbe, ma che quest’anno riuscirà anche alla Battipagliese dopo che Cairo ha deciso di smontare il suo giocattolo, ma perché senza fronzoli e senza Ice Bucket Challenge ha devoluto metà del suo incasso alla lotta contro la SLA: doccia fredda per tutte le altre società!

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Ogni tanto, nelle tue estati da calciofilo smarrito e orfano del campionato, vivi momenti di incredibile lucidità in cui ti sembra di avere delle illuminazioni straordinariamente ragionevoli.
Solo che lì, stordito tra ciabatte, ombrellone, Gazzetta e focaccia unta, non ci credi fino in fondo nemmeno tu.
Sarà un abbaglio – dici – non può essere una cosa che ho capito io e non chi di mestiere dovrebbe farlo. Vado a farmi un bagno.
E invece.

Per il tifoso granata, l’epifania si è rivelata i primi di settembre. Quando senza tanti sforzi intellettivi, chiunque di noi si chiedeva: ceduti Immobile e Cerci, acquistati Quagliarella e Amauri, siamo sicuri sicuri di non aver perso fantastiliardi di pericolosità offensiva e praticamente tutto il potenziale che ci ha fatto sopravvivere l’anno scorso?

Bah, ci sarò qualcosa che non afferriamo e che invece Petrachi e Cairo hanno capito perfettamente.
Ci sorprenderanno.

Poi comincia il campionato e, in due partite, il Torino non fa nemmeno un tiro nello specchio della porta.
E inizi a pensare che – sai che c’è? – forse non eri così stupido o offuscato dalla pasta alle vongole: questo Toro in attacco è nullo, nullo, nullo.

Poi per carità, tempo al tempo e fiducia ai ragazzi, ma ora come ora siamo molto indietro rispetto all’anno scorso e, forse, è il caso di inventarsi e assimilare in fretta un nuovo gioco, più adatto agli interpreti di questa stagione.
Rimettiamo in forma Nocerino e Quagliarella, proviamo a fare due cross dal fondo ora che c’è Amauri e ce lo dobbiamo tenere, diamo del magnesio-potassio a El Kaddouri in modo che giochi più di 20 minuti a partita.

Ah, e tiriamo in porta.

Ogni tanto.