La pallacanestro in Kenya non è esattamente uno sport popolare. Non siamo ai livelli del bob nella Giamaica di “Cool Runnings” ma, per capirsi, la terra dei mezzofondisti ha spedito alle Olimpiadi uno sciatore di fondo e mai una nazionale di pallacanestro. Metti su Google “Kenya” e “basket” e ti escono soprattutto siti web delle missioni dove le donne locali producono tipici cesti di vimini da vendere per mantenere vite di stenti. Poi, sulla seconda pagina del motore di ricerca, spunta qualcosa che con la pallacanestro c’entra eccome.

Si chiama “Slums Dunk”, tecnicamente è un progetto che unisce la pratica di questo sport alle strategie di solidarietà internazionale e di inclusione sociale nelle baraccopoli. Di fatto è una piccola rivoluzione che sta cambiando la vita di parecchie persone. Dietro ci sono Bruno Cerella, argentino che negli ultimi dieci anni si è fatto un nome nel nostro basket e ora gioca a Varese in serie A, Tommaso Marino, playmaker di Casalpusterlengo, e Michele Carrea, che a Casale fa l’assistente allenatore e il responsabile del settore giovanile, supportati dalla onlus di Padova Karibu Afrika, da anni attiva in Kenya.

L’estate scorsa hanno messo in piedi a Nairobi corsi di basket per un centinaio di giovani giocatori e per 40 allenatori, fra cui quello della nazionale locale. Una storia per tutte. “C’era un ragazzo che viveva per le strade di Nairobi e ogni giorno camminava 15 chilometri per venire al camp – racconta Cerella -. Alla fine del corso un allenatore lo ha chiamato nella sua squadra, gli ha offerto una borsa di studio, un tetto, e la vita di quel ragazzo è cambiata”.


 

“Slums Dunk” ha lanciato sulla propria pagina Facebook la campagna “Un assist per il futuro” per raccogliere materiale sportivo, non necessariamente nuovo, da riutilizzare nei camp in Africa. Il mondo del basket sa come essere solidale: da tutta Italia giocatori e squadre di ogni categoria stanno partecipando donando palloni, scarpe, magliette, pantaloncini, e grazie al passa parola sono stati venduti circa 10 mila braccialetti rossi di “Slums Dunk”, ormai più fashion di quelli di Cruciani.

Anche grazie a questi contributi il progetto raddoppia: in collaborazione con Sport2build, è pronto a sbarcare a giugno anche in Zambia, nelle aree rurali del distretto di Kafue e Chongwe. Anche da quelle parti il basket non è certo lo sport nazionale, ma su un campo a cielo aperto grazie a “Slums Dunk” porterà il suo messaggio di riscatto sociale.

Slums Dunk – the video from Karibu Afrika Kenya on Vimeo.