Se esistesse un risometro che misura l’ilarità nazionale, probabilmente sarebbe impazzito sabato sera all’esplosione dello sganasciamento generale di fronte al rigore sbagliato da Milito. QUEL rigore, quello atteso da anni, anni e anni.

Va beh, sarà per il 2015 dai. (nel frattempo ha segnato pure Honda, believe it or not)

INTERISMI

di Max Multatuli

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Lettore che leggi, so che ti aspetti il post misto di noia e livore per questo schifo di pareggio in casa contro il Bologna sul finire di una stagione mediocre. Ebbene, lettore che leggi, caschi male. E se tifi per la Juve spero tu ti rompa pure una gamba cascando.

Sono strafelice.

In parte, lo ammetto, sono gli episodi extracalcistici di domenica a rendermi così positivo. La mia non è stata una domenica perfetta come quella descritta dal podista Cristiano il granata su Paper Project, ma poco c’è mancato. E quel poco, ahinoi brave persone di fede interista, è dovuto al pareggio in casa col Bologna.

Ché comunque cose positive questo Inter-Bologna ce le ha perfino date.

1) Icardi assomiglia sempre più a Vieri. Finalmente non solo per i tatuaggi e la gnocca tascabile. E di uno come il Vieri d’antan c’avevamo bisogno come il pane.

2) Un arbitro italiano, nato e cresciuto in Italia, ci ha dato un rigore.

3) Milito, ciccando clamorosamente l’unico rigore della stagione, ha dato una buona scusa per non avere il contratto rinnovato, salvo che si decurti dello stipendio a 1000 euri al mese.

4) Thohir magari ha finalmente capito che non deve presentarsi a San Siro, quantomeno per il resto del campionato 2013/14.

5) Il tizio dei fichi d’India è vivo, e lotta insieme a noi.

6) Sabato ero in Italia e a cena mi sono scofanato l’inverosimile. Che non c’entra molto con Inter-Bologna, ma va bene lo stesso perché siamo positivi e va bene così.

7) Ararara.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Chi ama leggere i Faziosi ci segua… Come il mio grande amore per il Milan.

Un vero obiettivo in questo finale di campionato rossonero è chiaro a tanti tifosi…raggiungere e sorpassare i “cugini” di un punto. Sarebbe un miraggio compiere quest’impresa e arrivare al piccolo magro traguardo. Mettere le mani sul fuoco, contando che ciò diventi realtà, non posso ancora farlo, ma il recente andazzo della Milano calciofila fa ben sperare! La retta via è tracciata. Altro indizio da segnalare al grande pubblico è il DERBY del 4 maggio nella casa del Milan: la memoria dell’ultima vittoria di una stracittadina va troppo in là. È giunta l’ora di invertire questo dato statistico. Già all’andata li abbiamo rianimati noi, no more!

Intanto nella bagarre Europea ci siamo, agguantando il Toro.

“Aiutati che il ciel t’aiuta”. Tentando e perseverando, arrivano tre vittorie di fila, un evento più unico che raro, di questi tempi. Marassi offre un match ritmato e veloce, pieno di ex da ambo le parti, tra cui il “Gila”, stavolta a secco. Per una notte il goleador rossoblu non ha infierito.

I rossoblu fino alla fine mettono tanto cuore e creano pericoli, ma un Milan con spirito di gruppo e cinico espugna per la seconda volta questo stadio. Le lezioni pagate a caro prezzo qualcosa insegnano: 2 azioni e 2 gol milanisti e che gol! Il primo, propiziato da Kakà, arriva dal beduino Taarabt, ambra di rara bellezza e udite udite, chi, nel secondo tempo ci porta al raddoppio: Honda. Gloria anche per lui, dal nulla. Fino al gol sembrava di vedere un pesce fuori dall’acquario di Genova, tant’è vero che speravo entrasse Poli. La rete quasi lo trasforma addirittura galvanizzandolo. Un miracolo! Il primo gol in serie A, linfa in campo, avrà un effetto domino in Giappone e nel marketing.

Ritrovato lo spirito di gruppo, sul 2 a 1 rimaniamo anche compatti a difesa del vantaggio. Brutti, ma buoni.

Gasp… che Milan pazzo, e che striscia positiva quando c’è il “Gasp” avversario.

La striscia tracciata sia da tassello per l’anno zero.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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La vittoria contro il Livorno di lunedì sera è un altro importantissimo mattoncino messo nella costruzione di quel progetto chiamato “terzo scudetto consecutivo“, una vittoria che riporta la squadra campione in carica (da due anni) a +8 sulla seconda in classifica, che non ricordo chi sia.

È stato molto importante vincere anche perché il Livorno è una grande squadra, anche quando tiene il suo cannoniere principe in panchina (Paulinho, in vista dello scontro salvezza col Chievo); infatti il Livorno settimana scorsa ha pareggiato 2-2 contro l’Inter grazie soprattutto al suo centrocampista di maggior qualità: Guarin, autore di un assist meraviglioso per Emeghara (qui avevo pensato di mettere il link di wikipedia alla pagina di Emeghara, ma wikipedia mi ha detto che neanche loro sanno chi sia costui).

Per i più disattenti ricordo che Guarin è lo stesso che a gennaio doveva andare proprio alla Juve, ma poi i tifosi dell’Inter hanno deciso che era meglio di no, e così lui è andato a Livorno, mossa che ora sta ripagando…

Applicando quindi un banale sillogismo aristotelico se ne evince che, se il Livorno è in grado di giocarsela alla pari con la grande Inter, la partita dello Stadium sarà ostica, nonostante i 56 punti di differenza in classifica (ora 59 per la cronaca).

Certo, dirà qualcuno, ma anche l’Inter di punti di distanza dalla Juve ne ha 34, non pochi, ma sappiate che è solo per colpa del fatto che non gli danno rigori a favore, perché se gli dessero qualche rigore (dove qualche va da un minimo di 21 ad un massimo di infinito) vincerebbero sicuramente e quasi sempre, soprattutto in partite chiuse come quelle con le piccole, cito ad esempio il Bologna…

Quindi la vittoria di questo lunedì è stata molto preziosa e dobbiamo ringraziare, ancora una volta, quel bel bomber di nome Llorente (bello proprio nel senso di fico!). Se il secondo gol è in complicità con Bardi, infatti, il primo è una vera perla tutta sua: stop di petto spalle alla porta, piede perno sul destro e bomba di sinistro sotto l’incrocio dei pali. Capolavoro!

Ora mi aspetto i ringraziamenti da parte dei tifosi interisti visto che abbiamo fermato una loro diretta avversaria; noi di avversari invece sembra proprio che non ne abbiamo…

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Accendi il tv e vedi questa scena: El Kaddouri che gira per il campo, tutto naive, con la palla al piede, Plasil (nome omen) che lo scippa, serve Bergessio, Moretti che ruzzola a terra come fossero i Mondiali di Calcio Saponato, gol del Catania.

Sono passati due minuti.

E pensi ecco, ci siamo.

Siamo diventati una di quelle squadre che sogni tantissimo di incontrare nelle ultime giornate di campionato, se stai lottando per non retrocedere. Quelle squadre satolle e cicciottelle, che hanno più abbronzatura che voglia di giocare al pallone.

 

Ed ero pronto a scrivere un pezzo tra l’arrabbiato (non voglio più vedere figure da scoglionati come questa) e il rassegnato (che in fondo mi metto nei panni degli altri, nei cui panni eravamo noi fino a non molto tempo fa, e mi ricordo che incontrare squadre appagate può anche far piacere… se giocano contro i te e non contro una tua diretta concorrente…).

 

Poi nel secondo tempo è uscito dal campo il Cittadella ed è entrato in campo il Toro. C’era stato un equivoco, abbiamo le maglie da trasferta molto simili.

E allora non c’è più in campo uno sconosciuto con sulle spalle il nome di El Kaddouri, ma El Kaddouri quello vero, che avvia entrambe le azioni da gol che ribaltano la partita e che dimostrano che, per ora almeno, siamo ancora il Toro, animale notoriamente dotato di testicoli di ragguardevoli dimensioni.

Per ora, le figure da scoglionati le lasciamo fare all’Atalanta, va.

 

P.S. Il primo gol l’ha segnato il mio idolo assoluto Farnerud, ma mi sono trattenuto dal farci un pezzo ad hoc perché invece sono triste per Meggio, che manco ieri ce l’ha fatta.

Meggio è come l’Inter con i rigori, loro li anelano e poi li sbagliano e lui quando segna glieli annullano.