Exploit, rincorse e rimonte. Durante l’ultima giornata del girone di andata in serie A la Juve va in fuga, l’Inter è entrata in campo credendo di essere forte, il Milan crolla e va in ritiro spirituale, mentre il Toro respinge il Cesena 3-2.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Usando le parole di Simeone: “il giorno che ci crediamo forti ci fanno il culo”.

Diego Armando Simeone allena l’Atletico Madrid, una squadra che l’anno scorso ha vinto il campionato spagnolo ed è arrivata in Champions League. Se l’Atletico Madrid incontra una squadra italiana, qualsiasi squadra italiana, la squadra italiana è una squadra morta.

L’Inter è entrata in campo credendo di essere forte. Che va anche bene, a noi ci piace essere grassi gradassi che umiliano l’avversario. Ma prima dobbiamo essere primi in classifica a 30 punti dalla seconda, per permettercelo. Fino a quel momento, testa bassa e pedalare. O meglio ancora, testa alta e ragionare.

L’Inter messa in campo sabato contro l’Empoli era nettamente più forte di quella banda di ragazzetti da torneo della parrocchia. Così forte che la vittoria gliela dovevano dare senza entrare in campo all’Inter. Senza sudare. E invece. E invece l’Empoli a momenti ci faceva il culo. L’Empoli. Lo ripeto un’altra volta per gli amici da casa: l’Empoli.

Una squadra messa in campo alla perfezione che in campo ci stava pure alla perfezione. C’è andata bene che i giocatori, presi singolarmente, erano delle pippe clamorose. L’Empoli. Schemi perfetti, ma quando ti manca la qualità individuale segni solo se ti ci butti in porta con la palla. E infatti l’Empoli ha il record di 0-0 e di goals segnati su calcio d’angolo.

L’Empoli.

Una squadra che costruiva e intercettava alla perfezione. L’Empoli. Contro una squadra senza cervello e senza palle. L’Inter.

L’Inter ha giocato 75 minuti con Kovacic fuori dal campo e nessuno in grado di portare la palla dalla difesa all’attacco. Il primo tempo l’abbiamo passato a palle lunghe e pedalare. E ancora ancora qualche cosa l’abbiamo fatta. Il secondo tempo abbiamo preteso di costruire gioco, senza l’architetto Kovacic, e ogni struttura crollava al terzo passaggio.

E quindi godiamoci il punto con l’Empoli, abbiamo espugnato il pareggio 0-0. Ma soprattutto godiamoci questo Milan imbarazzante. Mal maggiore due terzi di gaudio.

La prossima volta però ricordiamoci che ancora forti lo dobbiamo diventare.

L’Empoli.

MILANISMI

di Marta Baudo

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Ho perso le parole…
Silenzio stampa e ritiro spirituale fanno al caso Milan.
Un solo giocatore ha dato il 1000 per mille in Milan-Atalanta: è Jack, però predica nel deserto.
Deserto sugli spalti, oltre che in campo, e di questi tempi è un gioco da ragazzi trovare tifosi per riempire lo stadio…
Ai pochi ancora malati di Milan non resta che sfogare lo sdegno con fischi a volontà.
Sembra di assistere a un match di serie C.
Un vero circo con i giocatori rossoneri a fare da giullari.
Non che l’Atalanta giochi un bel calcio… anzi, partecipa alle pagliacciate, sfruttando ogni scusa per perdere tempo, con il portiere come primo attore.
Quante mummie in campo… Troppi giocatori si credono fenomeni, giocando il solitario.
Menez, pupillo del Mister, intoccabile, giocherà anche con una gamba sola? Panchinaro una volta ogni tanto?!
Duole ammetterlo ma pur un grande giocatore, idolo per 10 anni, ne ha di strada da fare per diventare un Mister Vero, rodato.
Testa libera e cacciare le paure: tirare da fuori è la strategia classica per gonfiare la rete, con continui passaggi indietro e spalle alla porta non si va lontano.
Vadano a lavorare sul serio…
C’è chi con due tocchi va in porta e chi si mette a fare i ghirigori o il veneziano.
Teschio o non teschio (tutor di Pippo forse?) poco cambierebbe; i problemi sono scarsa professionalità e cuore di 3/4 della rosa.
Quanto manca alla salvezza? Riusciremo nell’impresa?
Gennaio doveva essere un mese con partite alla portata nell’immaginario comune, chissà se trovarsi di fronte squadre “blasonate” sarà sinonimo di attributi veri?
C’è chi vede avvicinarsi l’ennesimo scudetto, grazie ai pareggi a ripetizione della Roma, e chi naviga in acque profonde, perdendo ogni certezza e scordando l’ABC del calcio.
NOI VOGLIAMO 11 LEONI che mordano l’erba, ringhiando sugli avversari e uscendo sfiniti dal campo.

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Piccolo preambolo necessario: oggi non parlerò di Juve-Verona in quanto su Juve-Verona non c’è praticamente nulla da dire. Dopo le prove generali di giovedì sera in Coppa Italia, domenica sera a Torino la partita è terminata dopo minuti 7, coi soliti e scontati timbri di Pogba e Tevez.

Quindi oggi ne approfitto per sfottere i miei poveri “avversari”.

Questo weekend, infatti, ho avuto la (s)fortuna di vedere gran parte delle partite di Milan e Inter: gran parte perché, credetemi, tutte era impossibile senza avere in seguito seri problemi di digestione.

Sabato sera l’Inter ha espresso un gioco tale per cui Icardi, la loro prima punta, è uscito dopo 70 minuti senza mai aver toccato la palla. Forse una volta, nella sua area, in una mischia su calcio d’angolo. L’Empoli avrebbe meritato di stravincere e il voto di Handanovic in pagella lo dimostra.

Domenica pomeriggio il Milan ha forse fatto peggio, perdendo in casa con l’Atalanta. Che già cosi credo sarebbe sufficiente come descrizione. Da più parti ho letto/sentito che così in basso questa squadra non era mai caduta, almeno non negli ultimi 30 anni intendo. E da quel che ho visto ieri non mi sento di dargli torto…

Ora, se il mio teorema è corretto, prevedo nelle prossime settimane un boom di abbonamenti alla Armani, la EA7 di basket. Pur non capendo assolutamente nulla di basket, e non interessandomi minimamente, ho infatti notato, specialmente negli ultimi 5/6 anni, una sorta di relazione inversa tra i successi delle squadre milanesi nel calcio e l’interesse dei milanesi tifosi di calcio verso la palla a spicchi. E se vanno avanti così quindi, la prossima stagione prevedo gente fuori dai cancelli del forum per prendere un biglietto di Milano-Cantù…

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Sono rare ed emotivamente preziose le partite in cui in soli 90’ passi dal “poveri loro” al “poveri noi”, per concludere con un “poveri tutti”.

Succede a Cesena, città patria di una squadra che ha fatto 9 punti in un girone (non ho statistiche sottomano, ma mi pare qualcosa di veramente notevole rimanere in monocifra dopo metà campionato) e ospitante un’altra squadra, il Toro, in cui al di là dei 22 punti (che, proiettati sull’intero torneo, fanno una salvezza tranquilla) si ha la netta percezione che si sia rotto qualcosa, qualcosa di pericolosamente irreparabile.

Poveri tutti, dicevamo. Empatia canaglia, tra poveri e poverissimi. Partita che lascia presagire lacrime fin dall’impatto cromatico regalato dalle squadre al loro ingresso in campo: rosa il Cesena, azzurro fluo il Torino.
Ora, saranno anche stucchevoli le nostalgie del calcio che fu, ma tra il rimpiangere le maglie di lana degli anni ’70 e tollerare questa deriva orrenda delle terze maglie usate a cazzo, ce ne passa.
E io i rosa contro i blu, come fosse la sfida di terza elementare a palla prigioniera, maschi contro femmine, non li voglio vedere.
Non c’è più il tremendismo granata? Che sia granata almeno la maglietta, ALMENO LA MAGLIETTA.

Poi c’è quel che si è visto in campo.
Cose belle: abbiamo perdonato Benassi per la cazzata del derby. Sì, per poco. Dopo che l’abbiamo perdonato non ha più toccato un pallone che fosse uno, quindi ce l’abbiamo di nuovo con lui.
Cose belle, parte seconda: Farnerud è irrinunciabile. Anche lui si spegne alla lunga, ma è l’unico uomo assist di questo Toro impoverito. Le nostre ultime due vittorie, contro Genoa e Cesena, sono state griffate da quattro passaggi decisivi dello svedese. Che piaccia o no, è colui che tiene in piedi un centrocampo che avrebbe bisogno di almeno due innesti di qualità.
Cose belle, parte terza: Quagliarella. Se Farnerud è l’assist, Quagliarella è il gioco (oltre che l’assist-resuscita-Lopez). Nessuno nel Toro ha i suoi colpi smarcanti, i suoi cambi di gioco, la sua visione ad ampio raggio. Se avessimo altri attaccanti di livello, quasi lo schiererei trequartista. Invece deve fare tutto lui.
Ah, ricordatevi: cederlo sarebbe una gigantesca cazzata, l’ennesima di questa annata storta.

Cose brutte… sì, cose brutte ce ne sono. Ma ci saranno talmente tante partite in cui perderemo, io sarò di umore nero e non ci sarà nient’altro da fare che parlar male del Toro che, tutto sommato, non mi va di bruciarmi gli argomenti oggi.