E’ aprile. E aprile non è solo il mese del ‘dolce dormire’ ma – almeno per i tennisti – pure quello dello scivolare, lo scivolare sulla cara, vecchia terra rossa, che torna protagonista nei circoli. Liberata con il bel tempo dai palloni pressostatici che l’hanno imprigionata per difenderla da piogge e nevicate invernali, la terra battuta restituisce sotto il sole e la luna la e voglia di giocare anche a chi era andato tennisticamente in letargo.

Con la terra battuta è tornata protagonista anche l’Europa, dove i circuiti professionistici maschile e femminile approdano per una serie di tornei storici come Montecarlo, Roma e, soprattutto, il Roland Garros. E sempre con la terra rossa si è rivisto ad alti livelli anche Rafael Nadal, che proprio nel Principato di Monaco, tradizionale e ‘vero’ appuntamento d’apertura della stagione sul ‘rosso’, è tornato ad alzare un trofeo importante che gli mancava da quello conquistato nel 2014 al Roland Garros.
Complice il primo passo falso di Novak Djokovic, arresosi nella classica ‘giornata nera’ alla (ex?) grande promessa ceca Jiri Vesely, Rafa ha ritrovato a Monaco la grinta e i colpi dei giorni migliori, ‘rullando’ uno dopo l’altro Aljaz Bedene, Dominic Thiem, Stanislas Wawrinka, Andy Murray e, in finale, un coraggioso Gael Monfils. Il francese ha retto magnificamente il confronto con il mancino iberico per due set prima di crollare fisicamente nel terzo. Ora, è presto per dire se Rafa sia tornato il dominatore di qualche tempo fa – perlomeno sulla terra battuta – ma un indizio lo abbiamo raccolto. Ne aspettiamo almeno altri due per avere la prova, come sosterrebbe il buon Sherlock Holmes.
A Montecarlo s’è rivisto pure l’attesissimo Roger Federer, fermo nel circuito dagli Australian Open e protagonista tutto sommato di un buon torneo, interrottosi nei quarti un po’ per merito dell’avversario, Jo-Wilfried Tsonga, un po’ per qualche suo passaggio a vuoto nei momenti clou. Tutto comprensibile per chi non giocava un torneo ufficiale da oltre due mesi. Attendiamo anche in questo caso Madrid e – incrociamo le dita – Roma, per capire se Roger possa presentarsi a Parigi con qualche concreta speranza di vittoria.
Terra battuta da dimenticare, invece, per l’Italtennis di Fed Cup. Reduci da anni di trionfi (quattro vittorie e una finale dal 2006), le Azzurre sono retrocesse nella ‘Serie B’ della manifestazione dopo 18 anni a causa della sconfitta patita a Lleida contro la Spagna di Garbine Muguruza e Carla Suarez Navarro, giocatrici di assoluto livello come conferma una classifica che le vede rispettivamente numero quattro e undici al mondo. A condannare la nostra squadra, priva dell’ormai ritiratasi Flavia Pennetta, sono stati anche l’infortunio di Sara Errani e il forfait di Camila Giorgi, in polemica con la Federazione.
L’impressione generale è comunque che sia finita una generazione vincente, con il sopracitato ritiro di Flavia Pennetta e l’età che comincia ad essere una cambiale importante per la 36enne  Schiavone e la 33enne Roberta Vinci. Urgono ricambi, specie se Sara Errani e Karin Knapp (comunque entrambe 29enni, non proprio delle teenager), non ritroveranno la forma migliore superando i guai fisici degli ultimi tempi.
Di ricambi non paiono invece volerne affatto il sopracitato Novak Djokovic e Serena Williams, nominati atleti Laureus dell’anno, in pratica il riconoscimento al singolo sportivo più forte del 2015. Nonostante lo scivolone di Montecarlo, Nole è sulla strada buona per ripetersi e pure Serenona non ha molta intenzione di abdicare. Anche sulla terra rossa.