In questi giorni l’attenzione degli appassionati di tennis è tutta sul Roland Garros e uno dei giocatori che più si sta mettendo in luce a Parigi è un’ex-grande speranza che sta, forse, finalmente trovando la consacrazione ad alti livelli.

Parliamo di Ernests Gulbis. Oltre ai risultati sul campo, il lettone ha accresciuto la sua notorietà con una dichiarazione, non sappiamo quanto volontariamente provocatoria, sul rapporto tra tennis e gentil sesso.

Per capire meglio la sopracitata dichiarazione bisogna conoscere meglio Gulbis. Oggi ventiseienne, il ragazzo di Riga è considerato da almeno sette anni un potenziale top ten della classifica, ma finora non ha mai superato il numero 17 nel ranking. Perché? L’opinione comune è che, a causa della ricchezza della sua famiglia, gli siano mancati i giusti stimoli per “soffrire” e per allenarsi duramente. Insomma, il buon Gulbis non assomiglia al grande Marat Safin solo per il talento ma pure per la predilezione alla dolce vita. Meglio una serata fuori con una bella ragazza – non sappiamo se abbia ripetuto il leggendario “tris di bionde” del russo in una nottata che gli costò un Australian Open – che quattro ore a correre e giocare sulla terra battuta. Non a caso nel 2009 a Stoccolma fu pizzicato dalla polizia svedese mentre sembrava adescare alcune donnine di facili costumi

Da un po’ di tempo a questa parte, però, Gulbis pare aver messo tennisticamente la testa a posto. Con il nuovo allenatore Gunter Bresnik e un compagno di viaggio stimolante come l’enfant prodige Dominic Thiem (segnatevi il nome, tra un po’ lo troveremo tra i top-player), Ernests ha vinto tre tornei nell’ultimo anno, compreso quello di Nizza, la settimana prima del Roland Garros. L’ottimo momento di forma è continuato pure sotto la Torre Eiffel, dove ha fatto fuori negli ottavi Sua Maestà Roger Federer.

Eppure, più che per il tennis, a Parigi s’è parlato di lui soprattutto per una dichiarazione rilasciata proprio alla vigilia della sfida con lo svizzero. “Non voglio che le mie sorelle (ne ha tre, quella con talento tennistico è Laura) si dedichino al tennis e per fortuna non lo faranno. Le donne devono pensare a bambini – l’affondo di Gulbis – La vita è dura per le donne che vogliono dedicarsi al tennis e penso che abbiano bisogno di fare una vita diversa, pensare alla famiglia e ai bambini”.

Apriti cielo. Dopo anni di lotta per l’uguaglianza anche nel tennis, a partire dalla “Battaglia dei sessi” tra Billie Jean King e Bobby Riggs, la risposta delle donzelle non s’è fatta attendere. A fare da portavoce dello scontento delle quote rosa è stata Maria Sharapova. “Siamo onesti: non credo che tutto quello che dice Gulbis vada preso sul serio. Lui fa questo sport e quindi credo che non debba essere così terribile anche per una donna. Io sono felice della mia carriera. Il tennis ha dato tanto a me e alle donne in generale. Se i miei figli volessero giocare a tennis io sarei sicuramente felice”.

Certamente non è facile conciliare maternità e una carriera professionistica che richiede sforzi fisici, sacrifici e lunghi periodi lontano da casa. Negli anni Settanta Chris Evert abortì quando aspettava un figlio dall’allora compagno Jimmy Connors, ma in tempi recenti Kim Clijsters ha vinto due titoli del Grande Slam ed è tornata al numero uno al mondo dopo essere diventata mamma. Il dibattito resta quindi aperto e alla fine, forse, l’unica risposta definitiva in merito sarebbe bene che la dessero le dirette interessate. Ovvero le donne. Gulbis permettendo.