Una sorpresa e una conferma: Stan Wawrinka e Serena Williams sono i trionfatori del Roland Garros edizione 2015. E se l’americana ha ‘semplicemente’ rispettato i pronostici della vigilia, lo svizzero ha realizzato qualcosa di simile a un’impresa storica, fermando la marcia di un Novak Djokovic che pareva avviato a un trionfo per molti (compreso chi scrive) quasi scontato. Ed è per questo che ‘Stan-the-man’ guida il nostro pagellone del Roland Garros 2015. Pronti, partenza, via.

Stanislas Wawrinka 10 e lode
L’uomo dal rovescio d’oro ha colpito ancora: dopo aver vinto il primo Slam in Australia l’anno scorso sconfiggendo in finale Rafael Nadal, all’epoca numero uno, Stan s’è ripetuto a Parigi demolendo i sogni dell’attuale re della classifica Novak Djokovic e togliendosi, almeno nel presente, dall’ombra piuttosto ingombrante del connazionale e amico Roger Federer. La prova in finale contro Nole è stata impressionante: raramente m’è capitato di vedere un giocatore picchiare così forte e – piccolo particolare – dentro le righe sia di dritto sia di rovescio. E poi, davvero, il suo rovescio a una mano vale da solo il prezzo del biglietto. Prezzo che, in compenso, dovrebbe pagare lui e pure raddoppiato ogni volta che gioca con uno dei più brutti paia di pantaloncini mai visti su un campo da tennis. Talmente brutti che sono diventati un suo autoironico marchio di fabbrica, come si può vedere dalla foto in conferenza stampa (sì, quella cosa a quadretti davanti a Stan non è una tovaglietta da picnic…)

pantaloncini wawrinka

Serena Williams 10
Inarrestabile. Manco la febbre è riuscita a fermare Serenona nella sua marcia verso il ventesimo titolo del Grande Slam in carriera. E adesso, con Wimbledon e US Open nel mirino, il sogno del Grande Slam è davvero più vicino di quanto sembri. Bacilli e muscoli permettendo, visto che sono loro ormai gli (unici) avversari dell’americana.

Novak Djokovic 7.5
Diciamoci la verità: per come aveva giocato quest’anno fino alla finale di Parigi qualsiasi risultato inferiore alla vittoria al Roland Garros sarebbe stato considerato un fallimento per Nole. Però, altrettanto sinceramente, per battere un Wawrinka così serviva una prestazione perfetta del serbo, che è invece parso un po’ meno lucido nelle scelte e reattivo negli spostamenti. Probabile che la semifinale in cinque set e quarantotto ore contro Andy Murray, semifinale che gli ha tolto il giorno di riposo, abbia un po’ influito sul suo rendimento contro Stan. Per le sue qualità, comunque, l’appuntamento con il primo Roland Garros della sua carriera pare solo rimandato a una delle prossime edizioni.

Lucie Safarova 9
Ho una storica passione per le tenniste ceche mancine (do you remember Martina Navratilova?). Certo, il gioco di Lucie dagli occhi di ghiaccio non è proprio serve-and-volley ma certe traiettorie e anticipi sono fantastici, specie se giocati con un corpo da ballerina e non da amazzone come pare andare per la maggiore negli ultimi anni. E, giusto per consolarsi per la sconfitta nella finale di singolare, la Safarova s’è rifatta vincendo il doppio. Quando c’è il talento…

Sara Errani 8
Lasciato (momentaneamente?) il doppio, Sarita s’è dedicata anima e cuore solo al singolo e non è un caso che al Roland Garros sia tornata a giocare anche energeticamente ai suoi vecchi livelli. Per il resto, con quel servizio (e con quell’avversaria, vedi Serena Williams) fare di più a Parigi era davvero difficile.

Roger Federer 6
Perdere dall’amico, connazionale e futuro vincitore Stan Wawrinka ci può stare, specie per come ha giocato ‘Stanimal’. Peccato per una prestazione mediocre soprattutto nella risposta e nella ricerca della palla, complice il vento. Del resto – ecco il momento del ‘tirarsela’ – l’avevamo detto: la terra non è mai stata la sua superficie preferita e non si vede come Roger potesse esprimersi a Parigi, a quasi 34 anni, meglio di quanto fatto ‘da giovane’, dove spesso s’era fermato solo davanti a Nadal, il più grande terraiolo di tutti i tempi.

Rafael Nadal 4
Nadal, appunto. E’ vero che Novak Djokovic è stato quasi ingiocabile, ma se il più grande terraiolo di sempre perde in tre set secchi (e nel primo era sotto 4-0 prima di cedere 7-5) vuol dire che qualcosa non va. Almeno nell’altra sconfitta parigina contro Robin Soderling c’erano la grossa attenuante, oltre che di un avversario ispirato come mai, di una giornata umida e appiccicosa che neutralizzava quasi da sola i suoi top spin. Contro Nole, invece, s’è visto soltanto l’orgoglio e non i colpi del campione spagnolo. Quindi, non nascondiamoci dietro alla classica foglia di fico e facciamoci l’unica domanda possibile sul mancino di Manacor: tornerà mai il Rafa anche solo di dodici mesi fa? I dubbi ci sono. E tanti.

Andy Murray 7.5
Portare Djokovic al quinto set è stata un’impresa ma, alla fine, siamo al solito punto: contro il serbo Andy perde di testa prima ancora per il gioco. Però insieme a Wawrinka, e ancor più sull’amata erba londinese (dove pure Federer potrebbe dire la sua), lo scozzese resta una delle poche e credibili alternative all’attuale numero uno al mondo.

Jo-Wilfried Tsonga 7
Per un po’ i francesi hanno pensato di aver trovato finalmente l’erede di Yannick Noah, ultimo transalpino a vincere il Roland Garros nel 1983. Poi Wawrinka ha ricordato a tutti la differenza tra un vincitore di tornei del Grande Slam e un ottimo giocatore, uno dei pochi peraltro anche ‘divertente’ da vedere.

Tabelloni volanti 2
Progetti di ampliamento, campi con tetto scorrevole e così via: al Roland Garros si punta sempre al top. Bene, benissimo: se però poi con un po’ di vento non si perdessero pezzi di tabellone durante una partita (quella dei quarti di finale tra Tsonga e Nishikori per la precisione) il termine ‘grandeur’ sarebbe un po’ più spendibile dalle parti del Bois de Boulogne. Fosse successo in Italia sarebbero scattate le interrogazioni parlamentari. Ecco, non so come funzioni in Francia ma magari una lavatina di capo a qualcuno potrebbe partire, insieme a una o più lettera di dimissioni, visto che è stato un mezzo miracolo che nessuno si sia fatto davvero male. Niente, Chapeau.