C’era una volta un interista in sciopero, una milanista incazzata, uno juventino ubriaco e un granata felice. Un granata felice?!?


INTERISMI

di Max Multatuli

maxmultatuli_65x79

Un grandissimo evento di democrazia. È quello che intendo portare avanti. Sì sì le primarie, soprattutto quelle della Lega, saranno pure importanti. Ma non è col voto che si esprime un vero ordinamento democratico. È nell’esercizio dei diritti sociali. Tra questi, uno dei più importanti, c’è il diritto di sciopero.

Ecco, io adesso sciopero! Non tiferò più Inter finché non si saranno dotati di una strabenedetta punta. Mi va bene uno della primavera. Uno degli allievi. Uno dei pulcini. Mi va bene anche una banalissima punta di matita. Ma che sia una punta, Facchetti santo.

L’Inter segnerà pure, ma è uno stillicidio. Il centrocampo deve fare quaranta, cinquanta passaggi prima che qualcuno riesca a buttarla dentro. Nessuna sorpresa che al quindicesimo del secondo tempo, esausta, la squadra si addormenti e io mi addormenti con loro.

La cura Mazzarri funziona, l’Inter di quest’anno non è il brodino dell’anno scorso. I giocatori sono energici e motivati. Privi di un attaccante vero hanno rimontato due volte la partita. Poi, frustrati, hanno smesso di giocare a calcio come Zanetti comanda. Zombie. La nebbia è calata su San Siro e con essa son calate pure le mie palle.

Note positive della serata: ho trovato un pub vicino casa. La birra costa due euro, contro gli otto euri di Singapore. Gli abitanti del pub sono tutti migranti italiani, oggi in pensione, originari di Umbria, Calabria e Puglia: almeno mi sono fatto due risate a commentare con loro quel cesso ambulante di Belfodil.

 


MILANISMI

di Marta Baudo

martabaudo_65x79

Altro che l’agognata luce in fondo al tunnel: solo un miraggio! Scende un nebbione sul Milan naufragato nel mare di Livorno. Troppo ottimista dopo gli ultimi due match più convincenti, mi irrito e cado in preda allo sconforto per l’ennesimo pareggio. Ecco come buttare via l’inizio di una pseudo rimonta.

Tutti bravi a far proclami, ma all’atto pratico meno che zero. Se una squadra volesse scalare posizioni di classifica metterebbe più spirito di gruppo sul campo! Assurdo che a Mario in grande spolvero corrispondano amnesie colossali in fase difensiva. Per fortuna che il “Balo” ha avviato il match e l’ha salvato dal tracollo definitivo, colpendo anche una clamorosa ”trava” da 30 metri! Le partite vanno giocate per intero…dov’è l’utilità del calcio “spot”? Resta gran scoraggiamento nei tifosi, ancora più abbattuti all’ingresso di Niang: la porta, quella sconosciuta!

Davanti a questo Milan persino il Livorno, non il Real Madrid, sembra forte e chissà se la crisi d’identità rossonera proviene dalla scarsa visibilità della “nebbia in Valpadana” emigrata al Picchi? Squadra ammorbante è dire poco. Partita di una tristezza imbarazzante e da brividi al centro della difesa. Dov’è la personalità del comandante e della squadra durante il match? Capirai che utilità le sfuriate solo negli spogliatoi…a bocce ferme. Senza andare troppo lontano, l’allenatore avversario sembrava indemoniato, il dodicesimo uomo! Addirittura “Ricky”, oscurato dall’opaca prestazione di squadra, diventa meno visibile e trascinatore: lascia la palla del “man of the match” al Balo. Mario sul registro è l’unico presente!

Emblema del Milan a Livorno è lo stop come ad un passaggio a livello, dopo il vantaggio iniziale. C’era ancora l’eternità davanti: nessuno se ne era accorto? Sconsolata a vedere il legame tra il gioco del Milan e l’aggettivo passivo, come se la testa fosse già all’Ajax! Manco fossimo primi in campionato da poter regalare punti in ogni dove! Tre match da 11 leoni, uno più easy dell’altro, alle porte per un Natale stellato!

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

edoardopavesi_65x79

Bene, come al solito voglio essere subito sincero con voi: Bologna-Juve non l’ho vista. “Eh, che cacchio” – direte voi – “scrivi un blog sulla Juve ed è la seconda volta che non guardi la partita?” (l’altra era Juve – Catania, ndr).

E infatti io, saggio, Bologna-Juve l’ho guardata, però registrata alle 2:36 del mattino, per essere professionale e professionista fino in fondo.

Da ubriaco. Meno professionale, ammetto.

Sono comunque riuscito a cogliere alcuni spunti interessanti, che potrei riassumere così:

La Juve ha rubato – Al 20′ del secondo tempo sullo 0-1 andava espulso Peluso, indi questo campionato va inserito tra quelli rubati a mani basse dalla signora, perché un rosso a Peluso stasera avrebbe cambiato l’intero corso della stagione. Inoltre, come pena, se possibile, la Juventus dovrebbe essere spedita su Marte, o comunque in un campionato lontano lontano…

Un grande allenatoreConte, che già dopo la viola non so bene come abbia fatto a ritrasformare la squadra nella macchina degli anni scorsi, ha tolto Peluso al 20′ e un secondo della ripresa, dimostrazione di grande intelligenza…

Un mostro – Sinceramente, davvero, uno come Pogba a 20 anni non me lo ricordo. Cerco di ripensare al Messi del 2008 o al Cr7 del 2006, sicuramente più vincenti, ma a quell’età non così decisivi!

Ibra dei poveriLlorente è un Ibrahimovic dei poveri, nel senso che, come lo svedese, ha un gran fisico, per cui non lo sposti e non lo anticipi mai, ma ha anche grandi piedi, educati, spagnoli potrei dire. Niente a che vedere con quello che Ibra fa sui campi elisi, però il modus operandi è quello, a un terzo dello stipendio.

Giù le mani – non è affatto importante come giochi o se non segni, Marchisio non è in discussione, mai. Anche se da febbraio non azzecca una partita, per cui smettiamola con ‘ste storielle di mercato!

Poveri granata – vedere Ogbonna, splendido stasera, che contrasta Bianchi, capitano e vice capitano dell’ultimo Toro, ti fa capire come loro, che inneggiano ormai solo all’attaccamento alla maglia e a poco altro, non abbiano proprio niente da dire…

Ora testa a martedì, ci sarà da soffrire!!!

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

cristianogirola_65x79

Milano-Torino andata e ritorno in una nebbia fittissima. Mamma e papà al seguito, ieri, quelli che la malattia me l’hanno attaccata ed è giusto che ogni tanto soffrano il freddo pure loro, così imparano.

Tutti e tre lì in Maratona in mezzo a gente che sbuffa, urla, si lamenta, fuma, borbotta rassegnata. Perché se l’Unesco dovesse decidere di eleggere un luogo del mondo come Patrimonio dell’Umanità per Elevati Meriti di Ottimismo e Gioia di Vivere, quello non sarebbe la curva del Toro.

Dietro di me una bambina che interroga il babbo sulla regola del fuorigioco – il più antico, epico e commovente passaggio di consegne culturali calcistiche tra padri e figli da sempre, roba da Omero o giù di lì – e poi chiede come mai a difendere la porta della Lazio c’è una donna.

“No, amore, è un uomo con i capelli lunghi, si chiama Marchetti”.

Poi capita che l’intera partita si svolga sotto l’altra curva e noi c’abbiamo il sole in faccia. Non abbiamo visto quasi un cazzo. Soffrire alla cieca, che al Toro in effetti spesso è meglio non capire cosa sta succedendo. Fino a livelli parossistici, che davvero solo da noi: del tipo che, di solito, la cosa bella di quando segna uno biondo è che per lo meno è riconoscibile e capisci subito chi è il marcatore, anche da lontano. Al Toro no, perché ne abbiamo quattro.

Chi ha segnato?

Immobile? Dai, sarà lui.

Farnerud? Ancora lui, il mio idolo? Non esageriamo.

Basha? No, questa ipotesi non l’ha seriamente presa in considerazione nessuno, nemmeno la mamma di Basha.

Rimane lui, il capitano, Kamil “Spacca gambe di Giovinco (che comunque ci vuole la mira, che quello lì non è conosciuto come coscia lunga)” Glik.

Ha segnato Glik, ebbene sì.

A questo evento poderoso sono seguiti una seconda parte di primo tempo dignitosa e un intero secondo tempo in cui il Toro non ha passato la metà campo (non è un eufemismo) e la Lazio non ha tirato in porta (pure questo è vero).

Immaginatevi che partita.

Ma chissenefrega. Settimana scorsa invocavo una vittoria: anche immeritata, anche rubata, anche noiosa.

E vittoria è stata.

Carico mamma e papà in macchina e me ne torno a Milano, va.

Felice e settimo in classifica.