“Ma perché?”, ti chiedono.

Sei preparato, l’hai sentita mille volte quella domanda. Ogni tanto speri ancora che basti l’espressione beata ed esaltata che sfoggi, per far capire quanto è stato bello. Poi ti ricordi che la tua missione di runner implica anche una specie di vocazione all’evangelizzazione. Un po’ li vuoi convertire, i pagani. Ti piace in fondo vedere la loro faccia mentre racconti le tue imprese e sogni di persuadere qualcuno, ogni tanto.

Allora ci provi.

“Beh, te lo spiego”, rispondi.

Mi sono iscritto alla Run 5.30. È una meravigliosa follia. Ci si trova prima dell’alba nel centro di Milano (ma la organizzano anche in altre città, consultate il sito ) e alle ore 5.30 si parte per una corsa/marcia/camminata di 5 km.

Questa volta è andata così.

Sveglia ore 4.45

Ore di sonno alle spalle: 4

Ore 4.47, squilla il telefono. È il mio amico Carlo. Sentito sei ore prima, quando era carico a pallettoni all’idea della Run 5.30 del giorno dopo.

conversazione

Spalanco le persiane e c’è l’inferno. Diluvia. Tira un vento che piega le piante. È buio (beh, a questo ero preparato). Fa freddo, ci saranno cinque gradi.

Primo pensiero: cazzo.

Secondo pensiero: tanto ormai sono sveglio.

Terzo pensiero: Paper Project, gliel’hai promesso.

Quarto pensiero (quello vero, quello decisivo): che meraviglia.

Sì, meraviglia. Perché diciamo la verità: mi ero comunque già infilato in una cosa fuori dal normale, come decidere di correre alle 5.30 di un venerdì lavorativo, nel centro di Milano. A questo punto, follia per follia, tanto valeva che fosse davvero tutto epico. E la cornice di pioggia a secchiate, tuoni, fulmini, vento e gelo era perfetta.

Ore 5 sono fuori con la mise denominata “Fine Novembre”: maglietta a manica lunga, maglietta a manica corta, giacca anti vento, pantaloncino con scaldamuscoli integrato.

Come ci vado da Ticinese, dove abito, a via Dante, dove si parte? Macchina, non ce l’ho. Motorino, non indicatissimo. Bici, anche no. I tram, dormono ancora. Taxi, troppo fighetto.

Restano i piedi.

Beh, tanto devo scaldarmi. Vado di corsa.

Io le 5 del mattino ogni tanto le vedo, ma di solito in quei frangenti sono ubriaco, mi scappa da pisciare e non trovo le chiavi di casa. Vedere la città a quell’ora da lucidi è un’altra cosa. È uno spettacolo privato, senza attori, senza pubblico, senza luci. È un sipario di pioggia verticale da attraversare, un palcoscenico di pioggia orizzontale da calpestare. Non c’è un edicolante, un netturbino, un barista. Ci sei tu, che corri già fradicio ancora prima di cominciare la Run 5.30.

In città, alle 5 di un venerdì mattina, avverti le cose in anticipo. Le senti arrivare. E allora capita che a un certo punti, mentre corri nel silenzio tambureggiato dalla pioggia e ti avvicini alla meta, cominci a udire un rumore di fondo, man mano più forte. Voci, passi, in un crescendo timido ma inequivocabile. E inizi a veder sbucare dalle vie facce umide e assonnate come la tua, attratte come falene dall’eco di un altoparlante che ora senti sempre più distintamente.

E allora finisce la magia del silenzio, della città tutta tua. Ma ne comincia un’altra, lì in fondo a Via Dante. La magia di 1500 personaggi strani e ostinati come te, che fanno stretching e cercando di ripararsi in qualche modo dal diluvio, alle 5.20 del mattino.

Corricchiano, tossicchiano, qualcuno bestemmicchia. Ma non è credibile, perché tanto lo sappiamo tutti quanti che se anche borbottiamo e malediciamo l’estinzione delle mezze stagioni, siamo tutti gasati e orgogliosi di essere lì.

Ci compattiamo, si sta per partire.

corsa

Il percorso è stupendo. Tutto quella Milano che di giorno si offre solo ai turisti, ai maniaci dello shopping e ai lavoratori in giacca e cravatta, ora è tutta per noi runners. E proprio perché quell’habitat non è il nostro abituale, lo colonizziamo con più gusto. Non ti permetti tutti i giorni di correre in Via Manzoni e via Montenapoleone, Via della Spiga e Piazza San Babila, Corso Vittorio Emanuele e Piazza della Scala. Attraversiamo la Galleria e ci aprono persino il cortile di Palazzo Reale, per rendere più gloriosa la nostra sfilata eroica.

milano

E il resto è goduria: correre con il naso all’insù, infilare i piedi dentro tutte le pozzanghere in totale regressione infantile, guardare le facce di quei pochi automobilisti stralunati che aspettano di passare, sorridere fradici.

Poi arrivare al traguardo, trovare le fragole che ti aspettano, arraffarne più che puoi e mangiarle mentre passeggi verso casa. Sotto altra pioggia, ancora pioggia. Ma chi la sente più?

Sei felice.

tshirt

(Post scritto canticchiando Preso Blu, Subsonica)