Max risponde alle provocazioni di Dodo di giovedì.




INTERISMI

di Max Multatuli

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Come tutte le persone per bene, la mattina mi sveglio, arrivo in ufficio, timbro il cartellino, avvio il computer, prendo il caffè, mi siedo e, quando il computer s’è acceso, apro Firefox su Paper Project.

Stessa cosa ho fatto giovedì 23 gennaio 2014 alle ore 10.40. Ero anche più allegro del solito.

Perché ero più allegro? Ma è ovvio, Juve e Milan avevano giocato e perso la Coppa Italia. Entrambe eliminate in un colpo solo. Ta ta. E a chi tocca scrivere il pezzo? A Marta e Dodo.

Quindi, apro Paper Project Sport, Faziosismi, aspettandomi di leggermi Marta e Dodo che sputano fiele e disperazione nel racconto della partita. Marta è stata bravissima, come sempre, a imprecare contro tutto e tutti per il suo Milan (come godo!).

Dodo no. Dodo no. Dodo, il “simpatico” juventino, dedica tre righe tre alla partita. Il resto lo dedica all’Inter. Ci mancherebbe, lo sappiamo di essere sempre nei vostri cuori, grandissimi figli della madre di Giraudo.

Dodo mi ruba il piacere di leggere la sua sofferenza e si mette a sproloquiare del mancato scambio Vucinic-Guarin. E porca paletta!!

Chiudo la pagina con tutta la rabbia che ho in corpo e scrivo un’email alla Redazione di Paper Project: “Esigo una replica!!”

E la Redazione la replica me l’ha concessa. Eccola qui.

Riassunto per chi viene dalla luna.

Lunedì stava per concludersi un baratto di giocatori tra Juve e Inter: Vucinic (una punta mezzobollita) contro Guarin (un centrocampista scoppiettante). La trattativa era in stato molto avanzato, era stata raggiunta un’intesa verbale con i giocatori e si stavano definendo i termini del conguaglio che la Juve doveva dare all’Inter. Nel mentre molti tifosi interisti si erano inalberati per lo scambio/svendita e perché Guarin, si diceva, avrebbe rafforzato l’arcinemica Juve.

Martedì la trattativa va avanti finché, a un certo punto, il lontano neopresidente dell’Inter chiama dall’Indonesia e dice che lo scambio non si fa.

Martedì stesso la Juventus comunica di essere sconcertata e annuncia una conferenza stampa per il giorno dopo.

Mercoledì l’amministratore delegato della Juve, Ciccio Marotta, fa una conferenza stampa in cui dice che l’accordo tra le società era fatto che c’avevano pure l’accordo verbale coi giocatori e che con l’Inter non si può fare niente perché non è una società seria e corretta.

Ora, la Juve ha tante cose da insegnare all’Inter. Ad esempio come fare a vincere la serie B, visto che l’Inter non c’è mai stata. Ma non può insegnare come essere una società corretta.

Senza scomodare calciopoli, ecco due simpatici ricordi lasciati dalla Juve al mondo del calcio.

 

Berbatov

Nel 2012 la Juventus era ancora una squadraccia e necessitava di una punta, ma non c’aveva soldi e idee. La Fiorentina stava comprando a buon prezzo Berbatov, un attaccante maturo del Manchester United. La Juve lo viene a sapere e decide di mettersi in mezzo.

Come?

La Fiorentina raggiunge un accordo verbale definitivo (niente punti irrisolti) con il Manchester United e con Berbatov. Berbatov prende un aereo a Manchester per andare a Firenze a mettere la firma sul pezzo di carta. Il biglietto lo paga la Fiorentina, per intenderci. L’aereo fa uno scalo a Monaco. Mentre era in volo, la Fiorentina annuncia l’acquisto di Berbatov. La Juve scopre a quel punto che Berbatov era in vendita, riesce a contattarlo mentre è a Monaco e fa una controfferta (ah, la serietà!).

Chi fa l’offerta, il cattivone Moggi? Il mefistofelico Bettega? No, Ciccio Marotta, quello che c’ha l’occhio lungo per gli affari. Quello che l’altroieri era sconcertato.

Berbatov non prende l’aereo da Monaco a Firenze e inizia a trattare con la Juventus. Nel mentre, in Italia, scoppia la guerra atomica civile per la porcata della Juve, la quale, per evitare ulteriori figuracce, si defila.

Berbatov torna in Inghilterra e va a giocare al Fulham.

 

Cannavaro

Tutti ricorderanno Fabio Cannavaro, l’eroe di Berlino 2006.

Pochi ricorderanno Fabio Cannavaro il cesso di Milano 2004.

Cannavaro fu calciatore dell’Inter per due stagioni, comprato per 23 milioni di euri (quando l’Inter c’aveva li soldi). Concluse la carriera interista con una serie di infortuni, che a momenti lo davano per spacciato. Fu barattato con la Juve, alla pari, per quello che divenne il terzo portiere dell’Inter.

Poi Cannavaro vinse il mondiale.

E gli infortuni?

Si scoprì che il compianto Lucianone Moggi, mitico direttore generale della Juventus, telefonava a Cannavaro e gli diceva di giocare male apposta, di dire che era infortunato. Così l’avrebbero preso loro.

Che società seria.

 

Lo scambio Guarin-Vucinic

Dopo aver spalato la dovuta cacca sulla Rubentus (che tanto è marrone su marrone), parliamo dello scambio del secolo Guarin-Vucinic.

Non mi sarei stracciato le vesti per uno scambio del genere. Obiettivamente e tristemente aveva qualche senso.

Il mercato di gennaio è un mercato balordo: se un giocatore è forte perché non deve restare a giocare per la sua squadra? Ricordiamoci che la Juve pagò Matri 16 milioni di euro, quando erano anche più disperati di noi. Pazzini costò più o meno lo stesso. E avercelo oggi un Pazzini di allora.

L’Inter ha bisogno di una punta alla Vucinic. Uno che sappia tenere l’attacco da solo, perché il resto della squadra non c’è. Proprio non c’è.

Guarin, dall’altro lato, è una grande promessa. Uno dei giocatori più forti, individualmente, di questa Inter un po’ farlocca. Uno che, se giocasse bene, verrebbe venduto a 40 milioni al Paris Saint Germain. Ma non gioca bene. C’ha talento, ma non si applica. E, soprattutto, non c’entra nulla con gli schemi di Mazzarri (che c’ha solo due schemi).

È brutto dirlo ma, razionalmente, lo scambio ci poteva stare. Come ci può stare tagliarsi un braccio perché si è rimasti bloccati in un ghiacciaio e in qualche modo bisogna venirne fuori.

Stavo anche accettando l’idea dello scambio, quando ho letto un commento positivo di Sconcerti, noto editorialista criptojuventino.

Ecco, quello è stato il momento in cui ho iniziato a pregare che la trattativa saltasse.

Che va bene mettercela in quel posto, ma almeno non diteci che lo fate per curarci le emorroidi.

 

Thohir

Un’ultima parola per Thohir, al quale voglio molto bene.

Ne ho parlato altre volte su Paper Project. Io credo nel suo progetto: una società orientata a fare impresa.

Non credo che sia quello che stiamo vedendo. Non so quali sono i termini della vendita dell’Inter, ma è chiaro che la società Inter di quest’anno è la stessa dell’anno scorso: stessi uomini, stesse modalità operative. Cambia solo che non c’è Moratti a dire sì o no, ma un tizio che vive a migliaia di chilometri di distanza.

C’è un problema di dirigenza, ma è normale. Thohir e gli altri nuovi soci hanno comprato l’Inter a stagione iniziata. L’han detto sin dall’inizio: noi iniziamo a essere operativi dal 2014/15. Quello che stiamo vedendo, queste inconcludenti trattative invernali è il rigurgito della vecchia guardia.

A giugno arriverà la nuova dirigenza.

Finalmente.