Il meraviglioso e affascinante mondo del trail running: come entrarci per la prima volta, se non con il Scott Valtellina Wine Trail?

Un battesimo con i fiocchi si è consumato sabato scorso, a Sondrio, dove questo evento organizzato da Marco De Gasperi e Emanuele Manzi, ha coinvolto oltre 2.000 appassionati nonostante un meteo che non ha reso facile la competizione. Pioggia, freddo, scarsa visibilità hanno caratterizzato questa quarta edizione tutt’altro che sfortunata. Perché nessuno si è dato per vinto, ma al contrario le linee di partenza delle tre gare (Sassella Trail 13 km con 550 mt D+ / Valtellina Wine Trail Half Marathon 21,7 km con 914 mt D+ / Valtellina Wine Trail Marathon 42 km con 1.731 mt. D+) erano gremite di atleti tanto entusiasti quanto già bagnati fradici ancora prima di partire. Tra quelle persone, non ho ancora capito bene perché ma c’eravamo anche io, Manuela, Elisa e Simona, le mie compagne di avventura. Dopo questa esperienza, ho pensato a quali siano stati i fattori che hanno reso il mio primo trail così speciale. Eccone cinque.

1) Direi che uno tra gli elementi principali per affrontare la prima corsa in montagna, è una buon dose di incoscienza, misto a entusiasmo. Non sapere cosa si sta per affrontare o saperlo in modo vago e impreciso, sicuramente aiuta. Ci sono persone che preparano questa gara da mesi e conoscono tutto il percorso nei minimi dettagli. Sono dei professionisti ovviamente. Ma la regola è sempre quella: se a una gara non arrivi preparato, almeno arrivaci riposato.

2) Scegliere le compagne di avventura giuste: Manuela, Elisa e Simona. Quelle che continuano a ripetere dal giorno prima fino alla partenza della gara: “Perché?”. Quelle che il carboload lo fanno da vere campionesse del nutrizionismo: pizzoccheri, sciatt (palline di formaggio fritte tipiche valtellinesi) e perché no, un buon bicchiere di vino per brindare a chissà cosa succederà il giorno seguente sempre con la stessa domanda in sottofondo: “Perché?”. Quelle che alle sei di mattina fanno suonare quattro sveglie simultaneamente e quando aprendo gli occhi, sentono la pioggia battere fitta sul tetto si chiedono ancora: “Perché?”. Quelle che la mattina prima della gara, da vere milanesi si lasciano intimorire da un branco di pecore per poi obbligarle a fare un selfie con loro. Quelle che iniziano questa avventura sotto la pioggia, senza timore di aver lasciato tutto alle spalle, amici, famiglia, cellulare, zaini, effetti personali vari. L’unica cosa che tengono al sicuro nelle mutande per non rischiare di perderlo è il buono pasto per l’abbondante ristoro finale. Quelle che ti trainano lungo le salite più dure o si fanno trainare, quelle che in un momento di sconforto, misto vento, misto pioggia, ti strappano una risata con una frase scema. Quelle che si cercano al traguardo, sapendo di aver compiuto qualcosa di speciale, ma speciale ancor di più per averla affrontata insieme. Ecco, quelle.

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3) Partecipare e un trail speciale come lo Scott Valtellina Wine Trail. Un evento in un luogo storico e affascinante con percorsi che si snodano tra i sali e scendi dei vigneti e le cantine produttrici di buon vino. Tra i paesini caratteristici con un panorama mozzafiato, totalmente coperto ahimè, dalle nuvole e dal cattivo tempo. Con un’organizzazione impeccabile ideata e gestita da persone che conoscono bene il loro lavoro e prima di essere organizzatori, sono atleti abituati alla dedizione e al sacrificio, come Marco De Gasperi, campione del mondo di corsa in montagna che poteva benissimo starsene sul suo piedistallo da invincibile invece di aiutare i ragazzi con lo smistamento al deposito borse. Come Scott, tra le più importanti aziende del settore sportivo, con il suo team di atleti e di organizzatori preparati su tutto, dall’organizzazione, allo speakeraggio, ai briefing su prodotti e svolgimento gara. Come i volontari che incontri lungo il percorso che, vedendoti sconvolta, ti incoraggiano dicendoti che tanto è l’ultima salita. E te lo senti dire per tutta la gara. Come le signore del paese che preparano i pizzoccheri a mano per il ristoro finale. Questa è un’informazione che è bene sapere ancora prima di partire, perché è uno dei fattori più motivanti in assoluto per non sopperire e arrivare fino alla fine. Come il fantastico pubblico che tifa per te nel passaggio finale verso il traguardo.

4) Munirsi dell’abbigliamento adeguato. Prima di tutto le scarpe. Sulle salite e discese ripide fatte di fango misto acqua, è importante avere una scarpa che protegga il piede, che lo sostenga e che abbia una buona aderenza al terreno e con il grip giusto per non scivolare sui sassi bagnati. Una menzione speciale va alle mie Wave Mizuno Mujin 3 con suola Michelin che mi hanno aiutata e mi hanno portata sana e salva al traguardo. Per quanto riguarda l’abbigliamento, ho provato per la prima volta quello a compressione di BV Sport. Contenitivo al massimo, riduce le sollecitazioni ai muscoli durante l’attività. Le maglie diversificate e i livelli di compressione sono ripartiti sui gruppi muscolari. E poi i Booster, per chi come me soffre di contratture muscolari, per affrontare uno sforzo a cui i muscoli non sono abituati, riducono il movimento oscillatorio e le vibrazioni del polpaccio, favoriscono l’ossigenazione muscolare migliorando le prestazioni e nel post gara, i dolori e l’indolenzimento sono notevolmente ridotti. E poi non bisogna dimenticare il k-way, che potrebbe rientrare nella dotazione obbligatoria in caso di mal tempo. Tralascio il gilet attrezzato per l’acqua, tipo Camelbak o i bastoncini da trail che non ho utilizzato, il primo perché oltre ai ristori frequenti, anche le cantine lungo il percorso offrivano acqua e tè caldo, i secondi, perché il dislivello non era così importante da richiederli come dotazione obbligatoria. Quando diventerò una trail runner seria, parlerò di tutto il materiale indispensabile in maniera più approfondita.

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5) Avere voglia di mettersi in gioco e non porsi limiti più di tanto. La corsa è uno sport che può offrire tanto solo se si ha voglia di sperimentare e di osare sempre un po’ di più, purché alla base ci siano divertimento, umiltà e impegno. “Se ce la metto tutta non posso perdere. Forse non vincerò una medaglia d’oro, ma sicuramente vinco la mia battaglia personale. E’ tutto qui” (I. Thorpe).

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