Nel posticipo della 21° giornata di Serie A, il Milan torna al successo in campionato, trascinato dalla doppietta di Menez, la Juve spreca un’occasione preziosa contro i friulani, mentre a Reggio Emilia i nerazzurri perdono 3-1 andando a tappeto contro il Sassuolo e prestazione sopra le righe per il Toro che fa tornare la Sampdoria con i piedi per terra.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Il Sassuolo ha la fama di ammazza-grandi. Non si capisce quindi il motivo della sconfitta dell’Inter per 3 a 1 in casa del Sassuolo, a Sassuolo, in Sassuolandia.

L’Inter è scesa in campo con una squadra irriconoscibile. 1/3 dei giocatori non li avevo mai sentito nominare. Il restante 2/3 era l’ombra dei giocatori visti in passato.

Kovacic si è involuto a bacarozzo. Non passa in avanti neanche c’avesse paura gli chiamano il fallo. Kovacic, figlio mio, non state giocando a rugby.

Palacio è scomparso, è morto. Sembra la metamorfosi di Milito l’ultimo anno. Ma solo che Milito era Milito (ahimè) mentre Palacio anche quando era Palacio era comunque sempre e solo Palacio.

Icardi è il mostro più misterioso. Un giocatore straordinario che entra tocca un pallone e segna. Un giocatore che gli nasce la figlia e va ad allenarsi. Perché lo fischiano? Che cosa c’è che non sappiamo?

Per risollevarmi il morale, appena è finito lo strazio di Inter-Sassuolo mi sono rivisto gli ailàits di Inter-Siena 2010. 4 a 3, Inter due volte in svantaggio e due volte recupera e vince. La seconda volta con due goals allo scadere.

Qualcuno potrebbe chiedersi che fine abbia fatto quell’Inter. Non tanto perché c’aveva giocatori stratosferici come Snejder e Milito, Cambiasso e Samuel. Quanto perché aggrediva gli avversari fino all’ultimo secondo.

Non erano calciatori stratosferici di per sé. Quello Snejder era lo scarto del Real Madrid. Eppure sarebbe diventato quell’anno, oltre che tripletista, vice-campione del mondo e pallone d’oro in pectore.

Che fine ha fatto la fame di quei giocatori? Che fine ha fatto la voglia di emergere? Che fine ha fatto la cattiveria?

Capisco che è difficile trovare motivazioni se ti cambiano allenatore ogni anno e se la squadra compra tanti giocatori con l’obiettivo di sostituirti in quella posizione. Penso in questo a Palacio, Hernanes e Ranocchia. Come fai a chiedere loro di dare il 100%, se sanno benissimo che alla prima offerta decente sono venduti.

C’è gente in quella squadra che gioca con la depressione. Sei depresso? Fuori.

Facciamola questa rivoluzione. Cambiamo i giocatori che s’hanno da cambiare. Scegliamo che cosa vogliamo essere e iniziamo a costruirci il futuro. Con la fame, la cattiveria e l’arroganza che hanno reso Grande l’Inter.

Nota a margine: ma secondo voi Renzi sarebbe disponibile a guidare l’Inter?

MILANISMI

di Marta Baudo

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Se il Milan tocca il fondo, il Parma non è da meno…
Se il Milan ha tanti parametri zero, a Parma i giocatori giocano gratis da mesi!
Se si fa di necessità virtù, è difficile andare molto lontano.
Se l’allenatore del Milan è un Grande Ex giocatore, quello del Parma è un Grande Ex rossonero.
Se Inzaghi si tiene stretta la panchina, Donadoni la tiene anche con un piede in B!
Se a Milanello l’aria è gelida, a Parma sono sotto zero.
Se il Faraone non si fosse infortunato, Destro non sarebbe arrivato.
Se Destro segnerà la fine della maledizione del numero 9…
Se Luca è tornato a casa, è un segno del destino.
Se i tifosi contestano a Milano e a Parma, lo fanno per amore verso le proprie squadre…
Se ci fosse un vero progetto da qui ai prossimi anni, tutti sarebbero più tranquilli e sereni.
Se i pezzi da novanta erano l’abitudine, diventa inusuale avere a che fare con profili medi.
Se s’investe in uno stadio di proprietà, arrivano timidi segnali di risveglio.
Se la ruota deve girare, è ora di cambiare marcia e svoltare!
Se segni 3 gol e vinci con Zaccardo in grande spolvero, il miracolo s’è realizzato!
Se in tutto il match non si vede l’ombra di una giocata, la situazione è preoccupante.
Se il momento più caldo della serata è il coro per Donadoni, vuol dire che siamo alla frutta.
Se San Siro è un deserto, c’è da farsi qualche domanda!
Se vedi giocare dal vivo il Parma, ti rendi conto in che marasma siano.
Se i nuovi arrivi sono subito titolari, chiara è l’emergenza.
Se si respira una boccata d’aria, si auspica che GIOCO e IDEE cancellino le paure.
Se ci sarà una svolta anche nel gioco, il diavolo non rimarrà un piccolo diavolo.
Se 11 LEONI ruggiranno, la musica cambierà!

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Se oggi dovessimo parlare solo di Udinese-Juventus di domenica pomeriggio il giudizio sarebbe senza dubbio negativo, e non potrebbe essere diversamente. La juve ha giocato male, l’Udinese ha giocato bene, molto bene, e alla fine avremmo anche meritato di perdere. Ci è andata di culo insomma, questo è il classico punto guadagnato, anche perché…

Anche perché se si parla di un campionato non si può non parlare anche degli altri, e quindi il pensiero corre subito a Roma, a sabato sera, all’ennesima prestazione scialba e opaca della “grande” Roma.

Incapace di vincere anche contro l’Empoli, la Roma si dimostra un avversario non all’altezza, una squadra reduce da 76 pareggi consecutivi che non perde distacco solo per merito della sopra citata udinese. Ma la domanda allora è: se neanche la Roma, chi?

A inizio stagione Totti e compagni sembravano destinati alla vittoria, tutti i soloni a dire che era il loro anno, poi piano piano sono diventati gli unici antagonisti possibili, dopo 3 anni di dominio assoluto, e alla fine adesso si parla di un Napoli che rosicchia punti ogni settimana e che insidia anche il secondo posto. Già, il secondo, ma per il primo? Chi c’è in gara per il primo?

Ve lo dico io: nessuno.

Se volete un campionato equilibrato avete un’unica speranza, sempre chiamata juve: o ci suicidiamo noi, da solo, con le nostre mani, o fidatevi, ennesimo campionato finito (e vinto ovviamente) a gennaio. La prova è proprio questo weekend, se si vinceva anche a udine si era a più 9… NOVE.

Insomma, ve la dico cosi: mettetevi il cuore in pace, anche quest’anno non ce n’è per nessuno!

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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C’è stato un momento che, in una giornata normale, avrebbe fotografato iconicamente lo scarto tra l’annata della Samp e quella del Toro: il 70° minuto.
Cambio simultaneo per le due squadre: nella Samp entra Eto’o, nel Toro Amauri.
Basta, chiuso: altro da dire sulla differenza di mezzi tecnici e risorse umane tra le due squadre?

Peccato che non sempre le sliding doors funzionino. Ricominceranno a funzionare da settimana prossima, forse, ma ieri no. Ieri Eto’o entra e non se ne accorge nessuno. Amauri entra e firma il 4-0.
Povero, Ciccio Amauri. Come mi è stato giustamente fatto notare, segna talmente poco che quando lo fa accade sempre qualcosa di eccezionale: no, non nevica, ma il Toro vince 5-1 (vedi Copenaghen, vedi ieri). Tanto per rimarcare che non è normale.

La Maratona chiama Ferrero, invitandolo sotto la Curva. Lui declina. Peccato, l’avremmo vista volentieri una delle sue corsette scomposte. Poteva portare pure Eto’o, se voleva.
Ci accontentiamo allora della ola finale di 14 ragazzi fantastici. Quattordici, sì, persino Benassi e Amauri.

E non è, per prendersela sempre con lui, che poveraccio ci crede anche e si impegna tanto. Ma pensate se il calciomercato si fosse chiuso un giorno prima, per sbaglio. Se non fosse successo quell’orrore – quelle sì, sliding doors – dell’uscita di Cerci e contemporaneo ingresso di Amauri,
Dove sarebbe ora questo Toro? Possiamo ragionevolmente dire che sarebbe tranquillamente a livello di Lazio e Samp?
Sì, possiamo dirlo. Toro da quarto posto, con questa difesa notevolissima, con quel fenomeno di Bruno Peres, con la coppia Cerci-Quagliarella là davanti.

Ma non è successo, c’è Amauri.
Almeno tiriamogli la palla addosso, facciamolo segnare.
Ché vogliamo altri 5-1, altre giornate come ieri.