Per tanti appassionati di tennis l’astinenza sta per finire: con perfetto tempismo sulle ‘sorprese’ da uovo di Pasqua, Roger Federer ha fatto il suo rientro anticipato sul circuito Atp nel torneo di Miami dopo uno stop di un mese e mezzo dovuto all’intervento al ginocchio. Le condizioni fisiche del 34enne svizzero devono essere quantomeno ottime, visto che il numero tre al mondo ha deciso di giocare subito su una superficie come il cemento più ostica per le articolazioni rispetto alla terra battuta di Montecarlo, dove in origine aveva pianificato il suo ritorno in campo.

Di sicuro, senza nulla togliere ai vari Djokovic, Nadal e pure a qualche talento emergente come Alexander Zverev (vi siete già annotati il nome del prossimo numero uno al mondo, vero?), l’assenza di un giocatore dal tennis vario e spettacolare come Roger s’è fatta notare, tanto che perfino al circolo dove hanno la pazienza di ospitarmi incontravo molti appassionati che confessavano candidamente di non seguire il tennis in quel periodo perché “tanto non c’è Roger, è tutto noioso”. Ecco, ho come l’impressione che non fossero gli unici sulla faccia della terra (non battuta, intendo il globo terracqueo) e nei piani alti dell’ATP, l’organizzazione dei tennisti professionisti, sarà il caso che se lo ricordino quando penseranno a nuove soluzioni per rendere il tennis più appassionante e meno monotono. Variare maggiormente superfici e palline per facilitare un gioco ‘aggressivo’ rispetto ad uno da ‘regolarista’, potrebbe essere un vantaggio per lo spettacolo.

A proposito di cose divertenti, Roger ha unito il suo rientro in campo al lancio di una collezione di magliette che è già diventata un must tra i sopracitati appassionati: le sue nuove t-shirt sono infatti caratterizzate dalla presenza di emoji che lo ritraggono in più pose, pure insieme alle sue due coppie di gemelli. L’operazione è decisamente ‘furba’ a livello commerciale: evidentemente oltre al tradizionale logo RF, Nike voleva ‘sfruttare’ in modo più simpatico il personaggio di Federer pure per chi cerca un look meno classico. E non è un caso che a partire da qualche tempo sui suoi social media Roger avesse iniziato a ‘postare’ messaggi fatti anche solo da iconcine, come quelli relativi al suo infortunio e al suo recupero. Insomma, la strategia di marketing pare essere stata davvero ben pianificata e azzeccata.

Le emoji sono un modo giocoso per interagire con i miei fans e queste magliette sono un modo davvero divertente di portare il mondo dei social media nel tennis e viceversa – ha spiegato Roger – Alla fine, io mi trovo esattamente nel mezzo dei due mondi e penso sia particolarmente intrigante e divertente perché una delle cose che mi interessa di più è proprio l’interazione con i miei fans“. La Nike e Mirka Federer – che pure non ne avrebbero bisogno – stanno già aprendo un altro conto in banca. Beate loro.

Se Mirka si diverte e pianifica l’acquisto di nuovi brillanti grossi come noci, si sono divertite meno le sue ex-colleghe tenniste, finite nel mirino di critiche maschili che, secondo alcuni, sono sconfinate nel sessismo. A Indian Wells, l’appuntamento ‘combined’ appena conclusosi con le vittorie di Novak Djokovic e Victoria Azarenka, il CEO del torneo Raymond Moore s’è infatti lasciato andare ad affermazioni che hanno suscitato il classico vespaio di polemiche: “Se dovessi rinascere vorrei avere un qualche ruolo nella WTA (l’Associazione delle Tenniste Professioniste): viaggiano sulla scia del tennis maschile e sono fortunate. Se fossi una giocatrice mi inginocchierei ogni sera e ringrazierei Dio che Roger Federer e Rafael Nadal sono venuti al mondo perché hanno letteralmente trascinato questo sport – ha ‘sparato’ Moore – Però la Wta ha pure diverse giocatrici giovani che sono molto ‘attraenti’ come la Bouchard o la Muguruza. Lo standard è incredibilmente aumentato negli ultimi tempi“.

Insomma, le tenniste attirano gente o perché ‘campano’ alle spalle degli uomini o perché sono – ahem – gnocche. Apriti cielo. Rivolta verbale delle giocatrici e frettolosa retromarcia di Moore (obbligata, prima di trovarsi il tabellone del torneo femminile ‘vuoto’ l’anno prossimo…)

Alla fine, come accade in campo, il più lucido è stato il solito Djokovic: “Ho grandissimo rispetto per la Wta e per gli sforzi fatti per ottenere uguaglianza nei premi ma noi dell’Atp dovremmo combattere per ottenere una parte più grande dei montepremi perché possiamo dimostrare che i nostri match attirano più spettatori di quelli femminili – ha dichiarato Nole – Se esistono statistiche o dati per verificare chi riesce ad attirare più attenzione e spettatori o a vendere più biglietti, allora bisognerebbe fare in modo che i montepremi vengano suddivisi di conseguenza“.

Perfetto! Se ci fosse un modulo per sottoscrivere le dichiarazioni di Djokovic lo compilerei e firmerei immediatamente. Non raccontiamoci favole: Atp e Wta sono organizzazioni professionistiche che ragionano su criteri (anche) economici ed è giusto che chi ‘produce’ di più, riceva di più. Per intenderci, non siamo alle Olimpiadi dove un atleta dell’Azerbaijan che vince nella lotta merita la stessa medaglia e gli stessi premi di un cestista della Nba che trionfa nel torneo di basket. E non è evidentemente una questione di sessismo: basta chiedere ai ‘machi’ esponenti del doppio maschile perché ricevano premi più bassi degli altrettanto ‘machi’ partecipanti ai tornei di singolare. Semplicemente perché questi ultimi attirano più attenzione e fanno vendere più biglietti: insomma, perché creano un giro di denaro maggiore. It’s (almost) all about the money, baby. Un po’ come le emoji…