Il pazzo triangolo di Genova, il folle finale di gara di Torino, la bellezza di Llorente e un Milan che finalmente viaggia a ritmi costanti. è stata una giornata di campionato molto bella per tutti. A parte Maxi Lopez.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Felice è dire poco. In estasi è dire troppo. Troviamoci su una giusta via di mezzo: raggiante.

Sono raggiante.

Non è il risultato bello e rotondo di Sampdoria-Inter, a rendermi raggiante. È l’aver visto una bella squadra distruggere una squadra mediocre, a rendermi raggiante. E per una volta, la bella squadra era l’Inter.

Questo Sampdoria-Inter deve insegnarci qualcosa. Ed ecco, io voglio trarre insegnamento e, magnanimamente, darvelo pure questo insegnamento.

Di seguito: come fare a vincere tutte le partite 0-4.

1. Cornificare l’avversario. Umiliare pubblicamente almeno un giocatore per squadra avversaria pubblicando foto post coito con la di lui ex-moglie su tuitter e/o feisbuk nei giorni che precedono la gara. Per le prossime cinque partite di camptionato sono già pronti Alvarez, Taider, D’Ambrosio, Juan Jesus e Kuzmanovic. Thohir è già alla ricerca di altri bellocci per la stagione 2014/15.

2. Far entrare Milito negli ultimi cinque minuti di giuoco, quando la vittoria è già acquisita. Fa tenerezza, un segno di rispetto, tutti si sentono più buoni e non rischia di fare minchiate tipo tirare calci di rigore.

3. Far giocare D’Ambrosio. Che se giocava chiunque altro avremmo vinto 0-8, avesse azzeccato un passaggio uno mannaggia alla Juve-ladra.

4. Giocare contro 10 giocatori anziché 11. L’ideale sarebbe far ripetere la scena di Eder di Sampdoria-Inter: ammonizione per simulazione, reazione incazzosa con secondo giallo ed espulsione. Niente falli spacca ossa che rischiano di lasciare feriti, l’avversario faccia tutto da solo. In alternativa all’espulsione, si può proporre agli altri di rientrare direttamente in 10 nel secondo tempo, che tanto di solito l’Inter gioca solo un tempo a partita.

5.) Far giocare Kovacic a centrocampo. Non in difesa, non in porta, non in attacco e non, soprattutto, in panchina. Farlo giocare a centrocampo.

Dopo questa importante lezione, voglio dedicare due parole all’ebook di Marta, la faziosista milanista. Se non l’avete fatto, acquistatelo che costa meno di un caffè.

Dentro c’è in soldoni quello che penso del calcio. E che l’abbia scritto una milanista mi preoccupa. Il libro si occupa di marketing e Milan. E per capire come le due cose possano stare insieme bisogna vedere il video di Bill Hicks.

Il concetto è semplice semplice: le squadre di calcio sono “aziende”. In quanto tali necessitano di una struttura “aziendale” che, ahinoi, comprende il marketing. Quelli del Milan, ahinoi, sono i più bravi a farlo (non detto solo dalla tifosa Marta, ma anche da Deloitte). E se ce la fa quella ciofeca del Milan, perché non dovrebbe farcela quelli dell’Inter?

La risposta è nei dettagli. Il Milan, nonostante la società farlocca che si ritrova, ha una struttura marketing decente. Di certo non ha avuto, per dire, i social media manager che un anno fa imposero ai giocatori dell’Inter di non tuittare.

Thohir, ti prego, appena diventi il capo, sul serio dico, coi tuoi uomini e donne al comando della società, licenziali tutti, quelli che c’erano prima.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Sulla carta, giocando contro l’ultima in classifica, avremmo dovuto vincere a mani basse, offrendo calcio spettacolo… così viaggiava la mia fantasia nel pre-partita. Invece la troppa sicurezza data dal recente filotto ha portato a una sofferenza inverosimile e a un match soporifero all’ennesima potenza. Pathos: sotto i chiodi delle scarpe. Gioco milanista a tratti farraginoso. Persino Kakà ha bigiato in campo, da assente ingiustificato…

Formazione che vince però non si cambia! L’assetto tattico non è da meno: come in difesa dove i terzini bloccati alla Bonera portano più sicurezza alla squadra. Sembra quasi di avere anche un vero portiere, ma non illudiamoci di evitare investimenti per le mura portanti. Davanti poi senza Taarabt non andremmo molto lontano, il riscatto è d’obbligo!

Vittoria sia, con quell’1 a 0, difeso con le unghie e i denti, siglato da capitan Monto con un gol di classe nel sette, che gli da una carica d’adrenalina e di gioco da leader. Milan opportunista! Importanza vitale hanno i tre punti dopo il weekend delle dirette concorrenti e in previsione dei prossimi match, il flight europeo è dietro l’angolo. Il weekend pasquale sarà un crocevia importante come non mai. Cugini, siete tornati a sorridere, ma vi teniamo sott’occhio, non fate i furbi. Vincere serviva, ma ora per continuare a inanellare risultati ci vorrà un quid in più!

4 mesi fa una partita così, di una bruttezza colossale non l’avremmo vinta e ottenere quattro vittorie di fila sarebbe stata una cosa da fuori di testa.

Scommetto che chi l’ha vista da casa ha passato gran parte del tempo a fare zapping. Dal vivo il ritornello era “Che barba, che noia”. Imbarazzante tutta la partita quanto a idee di gioco, solo gran spirito di gruppo.

I catanesi, veementi, alla disperata ricerca di punti, correvano a 1000 km all’ora e creavano pericoli qua e là. Tra i siculi la colonia argentina picchiatrice non ha lesinato quanto a… furore agonistico, tanto da finire in 10 uomini. Nota statistica: rimasti in 10 sembravano 12, tanto erano agguerriti.

Soffrire le pene dell’Inferno contro una squadra più di là che di quà sono cose dell’altro mondo: unbelievable!

Avrei voluto un gol rossonero sotto la sud, ma equivaleva a chiedere la Luna: aspetta e spera, Marta!

Pasqua e weekend post mio compleanno porteranno gol red and black sotto la sud? Sarebbe TOP.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Oggi sarò brevissimo, perché brevissima è stata la partita tra Udinese e Juve di lunedì sera.

Prima della mezz’ora stavamo già 0-2, a Udine, una squadra che nelle ultime 5 gare in casa aveva fatto 13 punti… mica l’Inter insomma!

Sicuramente nelle righe sopra o sotto di me ci sarà gente che si esalterà per aver vinto una partita al 123′ minuto trovando due gol della domenica (termine elegante per non dire due botte di culo) in pieno recupero. Noi no. Noi le partite le si domina. Noi dopo 15 minuti avevamo già fatto segnare il nano e dieci minuti dopo avevamo chiuso la partita col solito Llorente, che più segna e più è bello! Ah, e con questo gol la coppia Tevez-Llorente torna a essere la più prolifica del campionato, mi spiace per i granata, ma non gli lasciamo nemmeno quello.

Ora la Rometta è tornata a -8 (che poi ogni settimana, per via che NOI giochiamo in coppa e quindi in posticipo, tutti a parlare della Roma a -5 la domenica sera… mi sembrano cretini!) e così a sensazione fra un paio di settimane ringrazierò Marta per un qualche regalino…

Chiudo con una velocissima considerazione: di norma non parlo mai degli avversari, ma troppe volte ho sentito paragoni tra Muriel e Ronaldo (Luis Nazario da Lima, non CR7); ecco, io credo che i due in comune abbiano solo i kili di troppo!

Post scriptum esterofilo se mi è consentito: qualche settimana fa Cristiano ha parlato del clasico tra Real e Barcellona, io oggi prego tutti i lettori, se non hanno già avuto la fortuna di vederlo in diretta, di andarsi a vedere quello che è successo prima di Liverpool-Man City domenica ad Anfield. Sì, prima della partita, quella è superflua, bastano i 3 minuti di “You’ll never walk alone” e il minuto di silenzio successivo: brividi.

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Dopo ieri sono finalmente pronto a seguirvi sul filo vertiginoso del paragone sacrilego: Cerci-Immobile come Graziani-Pulici. I gemelli e i Gemelli del gol.

Va bene, ero stato prudente fino ad ora, ma è tempo di starci e di parlarne. Se non altro per un bisogno prepotente di sfoggiare un qualche feticcio d’orgoglio generazionale, ché siamo stufi di sentire parlare i nostri genitori di quella coppia gol da sogno e di poterci vantare, noi, al massimo di Ferrante e Bianchi.

 

I nostri gemelli sono uno spettacolo. Immobile lo vedi ripiegare in difesa come un mediano, senza lesinare una stilla di energia, e due minuti dopo lo trovi in area a segnare uno dei 19 gol (senza rigori) con i quali ad oggi è capocannoniere solitario.

Cerci è ancora più incredibile. In velocità è un talento unico in Italia e con pochi eguali in Europa. Segna tanto e lo fa prevalentemente con dei gol stupendi (vedere e rivedere quello di ieri, se amate il calcio). Ma la cosa più stupefacente di Alessio è che lo guardi giocare e sembra avere un difetto. Dici, oh, questo è bravissimo, ma non la passa mai. Non so perché, ma dà quell’impressione lì. Poi guardi la classifica degli assist e ne ha fatti 9, in Italia è secondo solo a Gervinho. Quindi? Quindi evidentemente è talmente ipnotico che oltre quelle dei difensori, destabilizza anche le capacità percettive degli spettatori. Sarà che la palla la vedi sempre attaccata ai suoi piedi perché vuoi vederla sempre lì, desideri fortemente che stia lì, ti ricordi solo i momenti in cui ce l’ha lui perché sai che da lì può nascere la magia.

 

Il fatto è che questi ragazzi sono fortissimi e paragonarli a quei due Gemelli è un non-problema. Il problema è un altro. È che in questo Toro non c’è nessun altro paragonabile a quelli che giocavano con loro in quel Toro da scudetto. E questo Toro non ha le risorse per costruire con il tempo una squadra che li supporti, aggiungendo un paio di tasselli all’anno per edificare, lentamente e con la giusta pianificazione, un team vincente.

Questo Toro, ben che vada, ne dovrà vendere uno dei due a giugno e dovrà ricominciare, se non da capo, quasi. Perché qui lo dico e non negherò di averlo detto, ma anche senza tornare a Pulici e Graziani, questo Toro poteva diventare una riedizione della Samp anni ’90. Avevamo trovato i nostri Vialli e Mancini, adesso “bastava” aggiungere i Lombardo, i Vierchowod, i Cerezo.

 

Non succederà. Quindi la mia proposta è: godiamoci questa stagione one shot, intanto. Per tornare a lamentarci c’è sempre tempo.