Fate un giochino: sommate i punti di Milan e Inter. Poi guardate quelli della Juve: quei due numerini non si assomigliano tantissimo.

Ah, poi c’è un Toro a tre punti dall’Europa League, roba da fotografare.


INTERISMI

di Max Multatuli

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Venerdì ero di passaggio a Milano e ci siamo incontrati, noi quattro faziosi, per parlare di calcio e futuro. Posso confermare una sensazione che avranno molti lettori: a parte me, sono tutti brutti come la fame. Specialmente quello che parla di Juve.

Genoa-Inter è una partita complicata da raccontare. L’Inter ha giocato e perso contro il Genoa di Gasperini, forse l’allenatore più insulso nella storia dell’Inter morattiana (se c’è una cosa che non perdono ad Allegri, fu allenatore del Milan, è stato l’aver sdoganato gli allenatori da serie C1 a guidare squadre milanesi).

Genoa-Inter è una partita complicata anche perché non l’ho vista, ero in aereo. Stavo, appunto, tornando da Milano. Ho letto la diretta in diretta su Eurosport e ho anche scritto qualche tweet in diretta, nell’aeroporto di transito. Poi, a casa, ho visto la sintesi. Mi aspettavo di vedere la sintesi della solita partitaccia dell’Inter 2013/14. Invece sembrava, almeno dalla sintesi, che la squadra non fosse proprio tutta da buttare. Forse che forse avere una punta vera (Milito), benché bollita, serva al giuoco calcio dell’Inter?

Alcune certezze Genoa-Inter le ha invece confermate.

1. Jonathan è tornato il brocco della stagione 2012/13. Ci aveva illusi con un inizio campionato S-P-U-M-E-G-G-I-A-N-T-E. Come la spuma si è afflosciato col passare del tempo e ha permesso a quel tizio sconosciuto del Genoa di segnare su calcio d’angolo.

2. Rigori all’Inter non se ne danno nemmenanche se il difensore si mette a stoppare stile Dikembe Mutombo. Si narra che Cofie, lo sconosciuto che ha bloccato a mano larga il cross di Guarin, abbia proprio urlato “not in mai aus!!”.

3. “Niente, quando c’è Gasperini in panchina, l’Inter non segna mai” (cit. Marco Ardemagni).

4. Gli unici rigori che gli interisti conoscono sono quelli di Monti e dell’inverno.”

 


MILANISMI

di Marta Baudo

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Pronti partenza via! Giro di boa. Avrei preferito che Milan-Verona segnasse l’inizio del campionato; invece metà stagione è andata e la china ora è da risalire. 1 a 0 d’importanza vitale di questi tempi. Tutto ciò avviene nella domenica in cui molte squadre rivitalizzate dal recente Milan fanno flop! Sarà un caso?

Post traghettatore Tassotti per una partita, alla sua prima da Mister, l’uomo della svolta, Clarence, porta gioia e uno spirito nuovo; la squadra era “tristi” da troppo tempo. Fino a una settimana fa giocatore, ora catapultato per cause di forza maggiore nel ruolo di allenatore. Già in campo dirigeva i compagni ai tempi d’oro, ora questo ruolo sembra calzare a pennello al “professore – filosofo”: uomo con zero esperienza in panchina, ma motivatore che possa trasmettere i valori Milan.

I rossoneri sembrano giovare della cura Seedorf in avvio di match con buone trame, più veloci, e una visione di gioco molto offensiva, anche se spesso lasciano a desiderare nell’ultimo passaggio o sotto rete. Segnali positivi a sprazzi, con Mario più nel vivo del gioco e una nuova filosofia in campo. L’Hellas sembra voler fare solo catenaccio fino all’intervallo, svegliandosi quando i rossoneri vanno in calo di forze e ossigeno a inizio secondo tempo, addormentando il pubblico.

“Binho” esagera nel voler andare in porta con il pallone o cercando di fare tutto da solo, finisce addirittura sul palo! Mossa azzeccata e decisiva il cambio di Robinho e l’ingresso di Petagna, che s’è fatto subito sentire alla grande, rivitalizzando la manovra. Mi piace già questo attaccante!

Kakà lottatore, con gran spirito di sacrificio e con acqua planing qua e là, comunque non molla portando al rigore dei tre punti, preziosi come l’oro nell’esordio del nuovo Mister. Mario finalmente ri-illumina San Siro dal dischetto. Nei minuti finali però soffro le pene dell’inferno con l’assedio Veronese. Per questa domenica accontentiamoci di una vittoria, quasi insperata, di rigore, il resto verrà da sé.

C’è molto da lavorare, ma chi ben comincia…e come dice Clarence “il lavoro alla fine paga”. Poi la vita è fatta di piccole sensazioni. Avere un allenatore che cementa il gruppo e finisce le interviste con “forza Milan” vuol già dire molto!

Anche dalla curva sopra di me cori e tifo fino alla fine!

 


JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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A leggere il risultato finale, l’ennesimo poker stagionale, uno potrebbe pensare che nel mio pezzo di oggi mi limiti a raccontarvi la ricetta del coniglio alla ligure o qualche modo particolare di cucinare la sogliola.

Invece la vittoria con la Doria, la dodicesima di fila, è stata decisamente più sofferta del previsto e di quanto il risultato racconti, come del resto ampiamente predetto da Mister Conte, uno che in questi 3 anni ha dimostrato di capirne qualcosa di calcio e di non parlare solo per far prendere aria alla bocca o lamentarsi di un torto arbitrale come un Mazzarri qualunque…

Conte, prima della Doria, ha citato due situazioni che poi, a fine partita, mi hanno fatto quantomeno riflettere: la stagione 1999/2000, quella terminata con lo scandalo di Perugia e con uno scudetto perso, nonostante un vantaggio molto ampio, e la stagione 2001/02, quella terminata il 5 maggio

Bene, allora visto che Conte c’era in entrambe le occasioni, se lo dice lui non posso certo contraddirlo io: udite udite, il campionato non è chiuso, possiamo ancora perderlo, possiamo ancora suicidarci, visto che comunque, matematicamente parlando, mancano qualcosa come 54 punti…quindi potrebbe vincerlo perfino il Milan! (E qui mi immagino il classico tizio non inquadrato dalle telecamere che tira fuori il cartello “risate” verso il pubblico).

E allora diamo retta a Mister Conte, testa bassa e lavorare, come Vidal, giusto per tornare alla partita di sabato, dove il cileno ha dimostrato una volta di più tutto il suo valore: ancora ricordo quando al suo arrivo c’era gente che parlava di bagnoschiuma

Chiusura d’obbligo, pur da fazioso juventino, con il mio personale bentornato a Clarence Seedorf, uno dei giocatori che ho apprezzato di più nella mia vita. Welcome back, Clarenzio!

 


GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Che c’è venuto a fare Prandelli ieri al Mapei Stadium per Sassuolo-Torino?

1. Stava salendo a Milano a vedere la prima di Seedorf, ma ha bucato all’altezza del casello e piuttosto che aspettare il carro attrezzi nella piazzola dell’autostrada..

2. Ha scelto consapevolmente di fermarsi a Reggio Emilia, che a gennaio con l’umido e la pioggia è un gioiellino. Chissà se ha trovato una stanza libera in un albergo con tutto quel turismo.

3. Un suo amico gli aveva detto che in serie A c’è una squadra che gioca con gente che si chiama Antei, Pucino e Gliozzi e lui non ci voleva credere.

4. Portava a Farnerud i complimenti di Napolitano e i documenti da fargli firmare per la naturalizzazione, che di Marchisio non si fida più.

5. Voleva vedere ‘sto Berardi per capire se era un fenomeno o se è vero che quattro gol al Milan non si negano a nessuno.

La seconda che hai detto.

6. Voleva capire come si fa restare settimi in classifica con Masiello terzino sinistro, perché lo appassionano le sfide disperate.

7. Sperava di consolarsi: che, se in questa generazione di calciatori italiani non abbiamo un Robben e un Rooney, per lo meno abbiamo un Cerci e un Immobile.

Missione compiuta.

Grazie ragazzi e… Berardi chi?