Servizi fotografici, interviste ovunque e perfino ospitate a spettacoli televisivi: dopo il trionfo agli US Open è stata decisamente la settimana di Flavia Pennetta, finita al centro delle attenzioni di media anche tradizionalmente tutt’altro che interessati al tennis. Così, prima di diventare la parte debole della coppia, Fabio Fognini, promesso sposo della bella brindisina, ha deciso di darsi da fare. Per fortuna dell’Italtennis, il ‘darsi da fare’ del Fogna si è tradotto nel trascinare al successo la squadra azzurra nell’ostico spareggio di Coppa Davis in Russia.

Nella lontana Siberia Fabio ha conquistato due punti e mezzo sui tre necessari per restare nella ‘Serie A‘ della competizione, vincendo i suoi due singolari e il doppio insieme a Simone Bolelli, contro una formazione tecnicamente non eccelsa e lontana dai fasti dei tempi di Marat Safin e Evgeny Kafelnikov (ma occhio al giovane puledro Andrey Roblev) ma comunque tignosa e in una trasferta logisticamente complicata.

Così l’anno prossimo sarà il quinto consecutivo degli Azzurri nel tabellone principale di Davis e chissà che con un potenziale top ten come Fognini, un secondo singolarista solido come Andreas Seppi e un doppio collaudato come quello formato da Fognini e Bolelli, non si possa davvero puntare all’impresa.

Anche perché, visto quello che è successo quest’anno, la Davis è aperta a ogni risultato. Non a caso in finale sono arrivate Gran Bretagna e Belgio, non proprio delle corazzate, specie delle ultime edizioni. I britannici hanno la classica squadra formata da un fuoriclasse, Andy Murray, e un buon doppista, il fratello Jamie. Tanto (o poco, a seconda dei punti di vista) è bastato ai sudditi di sua maestà per giungere all’atto conclusivo della corsa all’Insalatiera d’Argento, sulla quale da 37 anni non sventola la Union Jack. Così Murray (Andy, quello forte dei due fratelli), dopo aver sfatato il tabù di Wimbledon – dove un britannico non vinceva da 77 anni -, non vede l’ora di riprovare il colpaccio con la Coppa per entrare definitivamente tra i miti del suo Paese.

L’ipotesi è peraltro decisamente probabile, visto che in finale la Gran Bretagna incontrerà la sorpresissima Belgio, che un fuoriclasse neanche ce l’ha ma ha ‘solo’ un bel talento come David Goffin e un paio di veterani di discreta qualità come Steve Darcis e Ruben Bemelmans. Certo, se il tabellone ti regala al primo turno la Svizzera senza Roger Federer e Stanislas Wawrinka, e nei quarti e in semifinale, rispettivamente, le sfide in casa contro Canada e Argentina, c’è di che leccarsi i baffi e ringraziare la buona sorte.

Curiosamente, quella del 2015 non sarà comunque la prima volta in finale di Davis per il Belgio, Nazione di tradizione tennistica al ‘top’ quasi unicamente femminile, vedi Kim Clijsters e Justine Henin. Già nel lontano 1904, infatti, il piccolo Paese arrivò all’atto conclusivo del torneo. Indovinate contro chi? Ma ovviamente contro le Isole Britanniche, ovvero l’attuale Gran Bretagna! ‘History repeating‘, dite? Certo, un po’ ‘slowly‘ ma sicuramente ‘repeating‘.