E anche quest’edizione è Wimbledon è andata: a trionfare, alla fine, sono stati due dei favoriti alla vigilia: Andy Murray in campo maschile e Serena Williams in quello femminile. Oddio, non è che questo significhi che tutto sia andato secondo le attese – anzi – sia in campo che fuori. Scopriamolo nel pagellone-story dei Championships 2016.

Novak Djokovic 4 – Ecco, per dire, alla voce sorprese non si può fare a meno di evidenziare con la penna rossa il ko di Novak Djokovic, che ha dovuto dire addio ai sogni di Grande Slam cedendo al picchiatore Sam Querrey. Lo statunitense, pur dotato di un servizio non trascurabile, non era certo in sé un ostacolo insormontabile ma si sa che è nella prima settimana dei Championships che possono arrivare le sorprese, con i campi più veloci e imprevedibili, ovvero più simili all’erba dei ben tempi. Per dire, era talmente ovvio che lo avevo scritto pure io. Se a questo si aggiunge la pioggia che ha reso ancora più scivolosi i prati – e Nole odia non avere stabilità sulle gambe – , allora la sorpresa è meno… sorpresa.

Andy Murray 10 – Dopo il trionfo del 2013, Andy ha calato il bis nello Slam più prestigioso, sconfiggendo in finale Milos Raonic. Del resto, senza Djokovic, la logica e la classifica indicavano lui come favorito principale: forse solo il carisma di Federer avrebbe potuto creargli problemi in finale, non certo un Milos Raonic già di suo meno efficace del solito al servizio, con minore esperienza e probabilmente anche un po’ stanco e scarico mentalmente per i cinque set disputati contro Roger in semifinale. E comunque, sarà forse per il ritorno di Ivan Lendl nel suo staff, ma Andy quest’anno sarebbe un fantastico numero uno al mondo. Se non ci fosse quel robot serbo…

Roger Federer 5 – A quasi 35 anni compiuti Roger ha forse avuto l’ultima chance di vincere Wimbledon e il ko contro Raonic non può non far male. Soprattutto, fa male quel game perso sul 5-6 del quarto set quando era avanti 40-0 e sembrava indirizzato verso un tie-break che l’avrebbe visto favorito anche psicologicamente dal trend del match. Invece, complici due doppi falli di fila, Federer ha rimesso in gioco il canadese e nel quinto set ha avuto un fatale passaggio a vuoto – con caduta – e un mezzo infortunio che l’hanno condannato alla sconfitta. Certo, considerando che quest’anno ha giocato pochissimo per i tanti guai fisici, la semifinale sarebbe in sé un bel risultato. Ecco, ‘sarebbe’. E il condizionale brucia.

Milos Raonic 8 – Non credete a chi sostiene che il canadese sia solo un picchiatore tutto servizio e dritto: Milos sa giocare bene a tennis anche di rovescio e pure a rete, dove è meglio di molti suoi colleghi anche in zona top ten. Il gran lavoro fatto negli ultimi mesi con il binomio Piatti-Moya e l’ottimo innesto ‘erbivoro’ di John McEnroe nel team ha dato e sta dando i suoi frutti e, considerando i margini di crescita (vedi alla voce mobilità), non è detto assolutamente che quella di domenica scorsa sia stata la prima e ultima chance per Raonic di conquistare Wimbledon.

Serena Williams 10 – A forza di dire che era imbattibile, gli ultimi Slam avevamo riservato solo delusioni a Serenona, che però a Wimbledon s’è rifatta con gli interessi, anche su Angelique Kerber, che l’aveva sconfitta a Melbourne a gennaio. Con il successo a Wimbledon 2016, la statunitense aggancia nel Gotha delle grandissime Steffi Graf sia per vittorie a Londra (7) che per Slam vinti (22). Il tutto ha già fatto nascere discussioni su quale sia la più forte delle due. Come la penso? Come direbbero sui colli romani, “ma che ce frega, ma che ce ‘mporta”. Sono due fuoriclasse e me le sono godute entrambe. Applausi.

Angelique Kerber 9 – Dopo il successo di Melbourne, Angelique c’ha riprovato a fermare Serena con il suo tennis di corsa, grinta, cambi di direzione e angoli da mancina ‘doc’. Stavolta, però, l’erba ha favorito la potenza della rivale ma resta il fatto che questa tedesca non avrà il talento dell’altra appena nominata, ma il secondo posto in classifica se lo merita eccome. E poi ha un’immagine positiva: lotta, combatte e fa il pugnetto, ma sa anche sorridere e scherzare. Alla faccia di chi crede che i ‘crucchi’ sian tutti musoni. Ok, lei è mezza polacca…

Il matrimonio di Dominika 8 – Caro, aspettami che arrivo subito. Insomma… Alla fine è andata in ogni caso bene a Dominika Cibulkova. La slovacca, che non giocava a Wimbledon dal 2011 ed era stata eliminata spesso nei primi turni, non era arrivata a Church Road con tante aspettative, tanto da aver fissato il suo matrimonio a torneo ancora in corso, o meglio, addirittura per il 9 luglio, quando era prevista la finale femminile. Così, una volta giunta nei quarti, la slovacca ha iniziato a porsi qualche quesito, tipo: ‘cosa dico ora al mio (futuro) marito se arrivo in finale? Che rimandiamo tutto?’. Il problema, per fortuna, gliel’ha risolto Elena Vesnina, che l’ha sconfitta e ‘liberata’ per l’altare. A proposito, auguri e figli maschi.

Cuevas e il pee-gate 3 – Vi ricordate la mitica ‘Mi scappa la pipì, papà’ di Pippo Franco? Ecco, non sappiamo se il giudice di sedia Aurelie Tourte conosca la canzone, ma di sicuro non ha mostrato troppa tolleranza ‘urinaria’ nei confronti del povero Pablo Cuevas, impegnato nel match di doppio al fianco di Marcell Granollers contro l’inglese Jonny Marray e il canadese Adil Shamasdin. Con l’incontro sul 9-8 del quinto set, l’uruguaiano ha chiesto di andare in bagno per espletare ma la giudice, interpretando in modo decisamente rigido il regolamento (che prevede un permesso automatico e garantito solo per le due prime ‘uscite’), ha detto ‘no’, avendo già concesso i due pit-stop al sudamericano. E così Cuevas ha minacciato di farla in un tubo di palline, ricevendo una prima sanzione. Ancor più irritato, poco dopo l’uruguagio ha lanciato una palla fuori dal campo, pigliandosi un punto di penalità e consegnando il match point al rivali, che hanno chiuso 14-12. Però, anche la Tourte! Non è che giocare col pannolone sia troppo comodo…

Serena, Gilles e le cause (perse?) 5 – Quante volte ci è capitato di sentire una frase del tipo “Ti faccio causa, ci vedremo in tribunale!” in vari contesti? Ecco, ora pure a Wimbledon. Essì, perché nella piovosissima prima settimana dei Championships edizione 2016, ogni tanto i giudici hanno lasciato in campo un po’ troppo a lungo i giocatori o, al contrario, li hanno rispediti con troppa solerzia su green umidi. Il risultato? Spesso tennisti e tenniste si sono ritrovati a correre sul’erba scivolosa, rischiando capitomboli e brutti infortuni. E allora son cominciate a volare minacce come rondini al tramonto. Ad esempio, Serena Williams ha urlato un rabbioso “Se m’infortuno vi porto in tribunale” durante il suo incontro con Sevatlana Kuznetsova quando l’arbitro si è rifiutato di interrompere il match per una pioggia non insistente ma fastidiosa, e pure Gilles Simon ha minacciato vie legali per un giudice di sedia che s’è rifiutato di fermare il match perché a suo a dire non pioveva nemmeno. “Odio giocare con la pioggia, non capisco che motivo ci sia a giocare sotto l’acqua”, ha – aehm – tuonato la francese. Letterina in arrivo negli uffici di Church Road?

Marcus Willis, dalla realtà al sogno e ritorno 10 – Dulcis in fundo, ecco una delle storie più belle di Wimbledon 2016, quella di Marcus Willis. Numero 772 al mondo, prima di ritrovarsi a Church Road, il britannico alternava tornei minori a lezioni di tennis per far quadrare il bilancio e pensava seriamente di smettere a livello professionistico. Convinto dalla fidanzata a non mollare il suo sogno di vivere da ‘giocatore pro’, la favola fortunata di Marcus è cominciata con le pre-qualificazioni per Wimbledon, disputate solo perché gli ha – non volontariamente – lasciato il posto un collega costretto a restare in Turchia per lo smarrimento del suo biglietto aereo. Superate pre-qualificazioni e qualificazioni, il maestro di tennis con pancetta che tutti non possiamo non amare è entrato nel tabellone principale ed è riuscito perfino a battere al primo turno Richard Berankis, numero 54 al mondo. E al match successivo chi ti ha trovato? Il suo idolo Roger Federer. La partita – giocata da Willis con una maglietta griffata RF perché lui non ha sponsor – è finita 6-0, 6-3, 6-4 per il fuoriclasse svizzero, ma il primo game vinto dal britannico è stato accolto dal pubblico del Centrale con un boato, così come alcuni bei punti conquistati contro Roger. Uscito con onore da Wimbledon, pochi giorni dopo Willis è tornato alla realtà, disputando per il suo circolo, il Warwick Boat Club, un match del campionato locale contro ben più anonimi rivali. Se non altro con le tasche più piene: dopo aver incassato da inizio anno appena 258 sterline, solo a Wimbledon Marcus ne ha messe da parte oltre 50mila. Il lascito più concreto di un sogno fantastico.