Gli audaci colpi dei soliti noti. I poveri dirigenti marketing dell’Atp provano ogni anno a lanciare qualcuno dei giovani emergenti del circuito ma, quando si tratta di vincere titoli, meglio se i più importanti, alla fine difficilmente si può esulare dai nomi più ‘stagionati’, compresi ovviamente quelli di Roger Federer e Rafael Nadal.

Sabato lo svizzero ha conquistato il titolo di Dubai per la settima volta in carriera sconfiggendo in finale il numero uno al mondo Novak Djokovic, mentre domenica è stato il turno dello spagnolo riassaporare il gusto della vittoria dopo tanti infortuni alzando il trofeo di Buenos Aires.

Il successo più prestigioso se l’è intascato Roger, sia per la qualità di partecipanti al torneo (quattro top ten) sia per l’aver sconfitto in finale il re del circuito, annullando tutte e sette le palle break concesse e convertendone due su due, in pratica il contrario di quanto gli accade spesso nell’abituale versione ‘sprecone’.

Nella settimana e soprattutto in finale, Roger ha confermato il trend iperoffensivo degli ultimi tempi, scendendo con notevole frequenza a rete e non sono pochi – compresi il sottoscritto – quelli che cominciano a chiedersi quanto di più avrebbe vinto Roger se in passato non fosse rimasto troppo spesso ancorato a fondocampo contro ‘muri di gomma’ come lo stesso Djokovic, Murray o Nadal.

Come ‘chicca’ statistica Federer è pure entrato nel ristretto club dei 9000 ace in carriera: detto che la statistica è stata inaugurata solo nel 1991, i quattro sono Goran Ivanisevic (10183), Ivo Karlovic (9375) Andy Roddick (9074) e, appunto, l’elvetico (9007).

Chi non è proprio un gran battitore ma ha altre ‘buone’ qualità è invece Nadal, che ha sconfitto in finale a Buenos Aires Juan Monaco, suo grande amico tanto da essere pure compagno di doppio. Rafa – tra un infortunio alle articolazioni e un’appendicite – non vinceva un titolo dallo scorso Roland Garros.

Ora è vero che il torneo argentino non aveva troppi fenomeni in tabellone (il numero due era Tommy Robredo, numero 18 al mondo), ma per Rafa il risultato è fondamentale per trovare un po’ di slancio dopo un inizio di stagione quantomeno balbettante, sempre alla ricerca della forma migliore. Senza contare, sempre per restare alla voce statistiche, che il maiorchino è arrivato a quota 65 titoli, staccando nella graduatoria all-time giocatori ‘discreti’ come Pete Sampras e Bjorn Borg.

Una curiosità: l’ultima volta in cui Roger e Rafa avevano conquistato un torneo nella stessa settimana risaliva a inizio giugno del 2008, quando lo svizzero vinse ad Halle e lo spagnolo al Queen’s. Ovviamente giocando insieme i tornei più importanti non è poi così sorprendente che l’evento non si ripeta spesso, ma dall’altra parte il tutto ci ricorda come si abbia a che fare con due campioni dalla grandissima longevità agonistica ad alti livelli.

Dopo gli allori conquistati nel weekend, Federer e Nadal potranno ora riposarsi un po’: questa settimana tocca infatti alla coppa Davis e Roger, dopo la vittoria dell’anno scorso, ha preferito riposarsi (e la Svizzera, priva pure di Stan Wawrinka, rischia parecchio in Belgio) mentre la Spagna verrà chiamata in causa nella ‘Serie B’ della competizione solo a giugno.

Alla Davis è invece decisamente interessata l’Italtennis: Fabio Fognini, Andreas Seppi, Simone Bolelli e Paolo Lorenzi scenderanno in campo ad Astana in Kazakistan. Niente sorrisini per l’avversario e guai dare per scontato il successo: Mikhail Kukushkin e Andrey Golubev – ormai mezzo piemontese – sul cemento indoor non sono avversari da sottovalutare.

Chi ama sfide più ‘sentite’ per altri motivi è invece pregato di sintonizzarsi su Serbia-Croazia, con Novak Djokovic e Marin Cilic in azione, e su Argentina-Brasile, che di top players ne vedrà pochi ma offre una delle rivalità sportive tra nazionali più sentite del pianeta. Anche se in campo non ci saranno Lionel Messi e Neymar.