L’argomento sollevato da questo post di Caterina mi appassiona.

Tettomani vs Culomani, seguito da una digressione su come il mononeurone maschile reagisca davanti all’argomento tette.

Inebetiti e fissi come sull’orlo di infuocati abissi, diceva il Poeta.

Pare che si rimanga tutti così.

 

Non discuterò su questa sintesi del maschio come di un oggetto che si connette al mondo con un modem a doppia velocità, 56k nel cervello e fibra ottica nelle mutande. Mi sono quasi convinto che questa immagine che le donne hanno di noi sia il loro più grande autogol e la nostra più subdola fortuna.

Lasciamoglielo pensare, ché il giorno in cui capissero che siamo esseri complessi pure noi la pacchia potrebbe finire, con orribili conseguenze.

Quelle situazioni orribili tipo “Parliamo” si moltiplicherebbero.

Il “Come sto?”, per chiederci se ci piace come sono vestite quella sera, si trasformerebbe in un “Come stai?” mirato a sviscerare i nostri pensieri e le nostre emozioni.

Inizierebbero a parlarci di politica, letteratura, arte invece di chiederci com’è andata al calcetto e se ci va di mangiare un hamburger o il sushi.

 

Dio non voglia. No, no, continuiamo così: “Tu tetta, io piace”,“Tu tetta grande, io piace di più”.

 

Però mettiamo i puntini sulle i sul tema del giorno, Tettomani vs Culomani.

Almeno su questo, non sottilizziamo.

Quel “vs” è ingannevole. Certo, esiste la diatriba. In quei nostri aperitivi tribali e belluini se ne parla molto, insieme al calcio e alle macchine.

(ovvio, non facciamo altro)

Ma quello che mi preme sottolineare è che si tratta più che altro di una questione evolutiva.

L’uomo transita attraverso le fasi tettomani e culomani, fa esperienza di entrambe e alla fine, spesso, approda a fasi successive, dopo sofferte e complesse mutazioni endogene ed esogene.

L’uomo è Tettomane e Culomane a seconda dei momenti. Se lo acchiappate in una fase in cui è un convinto sostenitore di una delle due religioni, non sperate per questo di averlo inquadrato ed ingabbiato per sempre.

Gli uomini cambiano, con buona pace di Mia Martini.

 

L’uomo nasce Tettomane.

Mi sento di generalizzare questa affermazione senza troppa paura di essere smentito.

Dopo la scoperta della “truffa Babbo Natale”, la comparsa delle tette sulle coetanee è il secondo grande shock attraverso cui passa la vita di qualsiasi maschio.

E’ quello a esplicitare la prima netta distanza evolutiva (e conseguente attrazione) tra noi e voi.

Certo, nei conciliaboli carbonari tra undicenni si vocifera anche di quella cosa dell’apparato genitale diverso, ma nessuno ha realmente ben chiara la situazione e si parla più per sentito dire che per altro (fratelli maggiori, foto… ai miei tempi non c’era nemmeno internet per farsi una cultura, figuriamoci).

Anche perché quella cosa che avverrebbe tra bambini tipo “se tu mi fai vedere il tuo, io ti faccio la vedere la mia”, è un falso mito. Almeno, voglio crederlo. A me nessuna l’ha mai fatta vedere con tanta facilità e la prima visione me la sono dovuta sudare molto di più e molto più in là nel tempo (anche perché poi, oltre una certa età, non è più così facile proporre lo scambio visivo di cui sopra: finisce con uno schiaffo o una denuncia).

 

Quindi insomma, arrivano improvvise le tette e restano loro, per anni, a sconvolgerci e, fosse vero quell’altro falso mito, ad accecarci.

 

Il culo nell’universo maschile arriva molto dopo.

Sinceramente, non credo di aver guardato seriamente un culo prima dei vent’anni. Nelle scuole di ogni ordine e grado, la popolarità va a quelle con le tette, con buona pace delle piatte e delle late bloomers.

La tettofilia dilaga tra i corridoi degli edifici scolastici, turba le notti adolescenziali e monopolizza i pomeriggi del “vengo da te che i tuoi non ci sono”.

La concentrazione che si investe nell’imparare la Divina Commedia è nulla in confronto a quella spesa a rendersi fluidi e rapidi nello sgancio del reggiseno.

In quella fase sei spesso disposto a soprassedere su qualsiasi altro dettaglio davanti a una che possieda grandi tette e, soprattutto, te le metta a disposizione.

 

Poi, come più o meno tutte le passioni adolescenziali, anche quella perde un po’ di importanza. O, per lo meno, smette di monopolizzare il cervello.

Non che passi nel dimenticatoio, sia chiaro, ma dopo i venti smetti tendenzialmente di considerare le ragazze solo come un utile accessorio porta tette.

Per scoprire, ad esempio, che il loro endoscheletro è concepito per supportare anche altre meraviglie, tipo il culo.

E impari un’altra cosa fondamentale. Se la tetta è bella in sé, ma ti dice poco di ciò che la circonda, il culo tende invece ad essere un’ottima cartina di tornasole del corpo femminile nel suo complesso.

Bel culo, bel corpo.

Inizi perciò a valutare seriamente il trade-off tra un paio di taglie di seno in meno e una maggiore armonia complessiva.

E’ qui che arriva la rivincita della ragazza piattina, che può finalmente seppellire i complessi di inferiorità rispetto alle amiche balconate e si può sedere finalmente sulla riva del fiume per guardarle passare mentre si arrotondano anche dove non è sexy.

Ed è sempre qui, tra i venti e i trenta, che il partito dei Culomani nasce, cresce e, in molte compagnie di amici, prende il sopravvento. La meraviglia per la tetta rimane, ma cominci a vantarti molto di più di quella con il culo perfetto, riscuotendo così più consenso e più gomitate di congratulazioni da quelli del tuo branco.

 

Dopo i trent’anni il discorso cambia ancora una volta e i rapporti di forza si riequilibrano. Tettomani e Culomani si ritrovano entrambi a confrontarsi con il problema della gravità, cui le loro due passioni sono allo stesso modo soggette. La natura inizia a fare una spietata selezione tra le fu belle tette e i fu bei culi, salvandone alcuni e condannando alla decadenza gli altri. Tendenzialmente il piccolo, seno o culo, tende a preservarsi meglio del prosperoso, e questa è un’atroce verità per gli amanti dell’abbondanza di entrambe le parrocchie. Di qui il lolitismo e le altre perversioni che cominciano ad aggredire l’uomo oltre i trenta che rimanga focalizzato sulla priorità dell’aspetto fisico.

(Trentenni maschi cui la pancia inizia a nascondere la visione del proprio pene, sia chiaro. Ché non è che noi si sia immuni)

 

Quindi?

Quindi inutile arrovellarsi a categorizzare. Ci sono i Tettomani e i Culomani. I Biondomani e i Moromani. Gli Altomani e i Nanomani. E questo scenario partitico cambia e si evolve, le presunte certezze prendono gli schiaffi dagli incontri che la vita ti fa fare e inossidabili convinzioni estetiche si sgretolano.

 

Sarò condizionato da un 2013 in cui ho visto 62 episodi in fila di Breaking Bad ma, alla fine, su tutto vince la chimica.

E un bel culo, dai.