La festa della Juve, gli addii dell’Inter, il finale insapore del Milan e quello drammatico, l’ennesimo, del Toro. Termina qui la prima stagione calcistica che abbiamo seguito con voi su questo blog. Speriamo vi siate divertiti, arrabbiati, indignati a viverla con noi. Speriamo che ci abbiate amati e odiati. Speriamo che abbiate pensato almeno una volta “Ma che cazzo scrive quello/a lì?”.

Speriamo che tornerete a cercarci.

Perché ci troverete: noi vi aspettiamo qui, carichi di tifo e livore, davanti a una birra media del Bar Sport.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Chievo-Inter 2-1. Mai partita fu più inutile. Indi per cui parlerò d’altro.

Nel lontano 2009 Josè Mourinho, il Vate di Setubal, immaginò un’espressione illuminante: prostituzione intellettuale.

La usò per descrivere il giornalismo sportivo italiano, prono a incensare squadrette come il Milan, la Roma e, guarda un po’, la Juventus, qualunque cagata facessero. Di più, come dovrebbe ricordarci Calciopoli, il giornalismo sportivo italiano fu funzionale alla creazione di un clima favorevole alle pratiche corruttive dei dirigenti juventini. Moviolisti e cronisti esaltavano gli arbitri “amici” e, in generale, passavano qualsiasi messaggio la dirigenza ritenesse utile ai suoi scopi.

Quest’anno la prostituzione intellettuale ha raggiunto vette inimmaginabili. Picchi che neanche gli Messner avrebbe potuto scalare. Dall’affaire Seedorf al rinnovo di Conte, i quotidiani cartacei e onlaìn sono stati farciti di veline delle società passate come notizie da prestigiose firme dei bordelli italiani, chiamati giornali.

L’atto di meretricio più imbarazzante riguarda il “triplete“.

Triplete è un’espressione univoca che indica la vittoria, durante la stessa stagione calcistica, di campionato, coppa nazionale e Champions League.

Finora una sola squadra italiana ha vinto il triplete. L’unica mai stata in B, guarda un po’. Da allora, lontano 2010, tutte le altre c’hanno provato senza avvicinarcisi manco per la fava.

Ebbene, le prostitute intellettuali, stanche di aspettare, hanno attribuito il termine triplete a qualsiasi multiplo di tre.

A inizio campionato la Juve vincerà scudetto, cempions e Coppa Italia? “Il triplete di Conte”.

A metà campionato la Juve vincerà scudetto, Coppa Uefa e Coppa Italia? “Il triplete di Conte”.

A fine campionato la Juve vince lo scudetto? “Il triplete di Conte” (sic).

Dopo il campionato Chiellini avrà vinto lo scudetto, andrà al mondiale e si sposerà? “Il triplete di Chiellini” (sic).

 

Avendo loro finito tutti i possibili tripleti, eccone altri che mi sento di offrire a uso e consumo di baldracche e baldracchi di regime.

 

Juve-Cagliari 3-0? Il triplete di Conte.

Conte rinnova per altri tre anni? Il triplete di Conte.

Tevez, Llorente e Quagliarella? Il triplete di Conte.

Primo, secondo e dolce? Il triplete di Conte.

Caffè, ammazzacaffè e pennica? Il triplete di Conte.

Mare, montagna e città d’arte? Il triplete di Conte.

Maratona il Signore degli Anelli? Il triplete di Conte.

Maratona Star Wars? Il doppio triplete di Conte.

Pizza quattro stagioni senza olive? Il triplete di Conte.

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Una vittoria inutile per salutare la stagione più ammorbante e inutile degli ultimi anni rossoneri.

Che senso ha provare a recuperare tutto al foto finish, sperando nelle déb?cle altrui? Zero.

Non sta né in cielo né in terra che il Milan, dico il MILAN, finisca il campionato così indietro in classifica…FUORI dall’Europa, ritornello che il mio amico Isa ha ripetuto per anni. Ora, purtroppo è la drammatica realtà, e, non posso scappare da questa verità amara.

Incredibile a dirsi: anche all’ultima giornata siamo riusciti a subire gol… Che caso pazzesco!

Maggio periodo di miraggio e di vecchie imprese, troppo lontane dalla realtà attuale. Anche se l’ultimo scudetto è datato maggio 2011, sembra un ricordo del passato remoto.

Tifose rossonere come me, dal palato fine, e, abituate ad associare Milan a bollicine di festa, ora si trovano spaesate, prive d’identità. Per assurdo, allo stadio in quest’addio al campionato, ero più interessata a evocare le Champions e gli Scudetti vinti e festeggiati in giro per la città, che al risultato di Milan-Sassuolo. Questo aspetto la dice lunga sulla pochezza della squadra attuale e sulla rifondazione da tanti tifosi sognata.

L’estate porti consiglio…Chi ha orecchie per intendere, intenda!

Vogliamo tornare a competere sul campo: “verba volant, scripta manent”.

Dal 18 maggio 1994 al 2014 ne è passata di acqua sotto i ponti. Nostalgia di quelle notti di fasti in trionfo con la coppa dalle grandi orecchie. Trasferte europee memorabili nel 2003 e nel 2007: festeggiate dal vivo e a San Siro.

Arrivare all’ultima giornata di campionato facendo calcoli assurdi sulle altre squadre non è nel DNA milanista: una tristezza inaudita per i tifosi che hanno, maggio, evidenziato a tinte rossonere.

Strano a dirsi, sono contenta che la stagione arida sia alle spalle: è la drammatica realtà. Un cuore rossonero ferito da spine brancolerà a tentoni, nella lunga estate del mondiale e del mercato.

Mi mancherà solo l’atmosfera del primo blu, in questi lunghi mesi. Non vedo l’ora di chiudere in cassaforte questa stagione, voltando pagina. Utopia avere freschezza e un gioco da grande squadra?

Arrivederci Europa, ritrovarti sarà ancora più bello. L’anno sabbatico sarà la base per costruire le fondamenta del nuovo ciclo rossonero.

Torneremo, as soon as possible. Crediamoci.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Bene, è finito anche questo campionato, e anche questo è finito come gli altri, quasi tutti gli altri, cioè abbiamo vinto noi. L’unica differenza rispetto al solito è che quest’anno abbiamo anche frantumato ogni record possibile e immaginabile. Anzi, anche inimmaginabile visti i 102 punti fatti, come noi nessuno mai, in tutta Europa e da sempre. Ma tanto tra due o tre anni diranno che questo è lo scudetto in cui abbiamo rubato un fuorigioco a Verona, irregolare e da toglierci…

Archiviato quindi l’ennesimo successo, oggi voglio salutare i miei compagni di viaggio di questa lunghissima e divertentissima stagione, dove nel migliore dei casi hanno preso 40 punti…

Inizio con Marta, fanatica milanista (esempio da seguire per ogni donna), che non riesce però a osservare la realtà che la circonda, per troppo amore e per avere ancora negli occhi una squadra che non c’è più: questo Milan è il peggiore che mi ricordi degli ultimi 25 anni, mai è stato così scarso ma, ancor più grave, mai è stato così debole a livello societario. Lei non è mai riuscito a dirlo, quindi lo faccio io per lei: il Milan, questo Milan, fa vomitare.

Passo a Max, che non ho volutamente considerato per tutta la stagione, e lui in cuor suo sa bene il perché. Perché noi gli interisti non li abbiamo mai considerati, sono 30 anni che seguo il calcio e il campionato dell’Inter mi sarà interessato forse 3 volte: per il resto sempre gran coppe UEFA! Hanno avuto un momento di gloria altissima, è vero, ma guardate come hanno trattato gli eroi di quella stagione: Milito, Samuel e Cambiasso salutati così, con una sconfitta a Chievo Verona, con doppietta di Obinna, un ex… Questa è l’Inter, ne risentiremo parlare, certo, fra circa 30/35 anni. Max, ci risentiamo in quel periodo.

E poi c’è Cri, l’ideatore di tutto, il capogruppo diciamo, che quando ha pensato a questo blog probabilmente pensava sarebbe stata una stagione d’inferno per il suo toro, era pronto a soffrire, ma non così tanto. L’epilogo di domenica sera è stato fantastico, meraviglioso, granata in una maniera che forse solo lui saprà descriverci. Infatti smetto qui di scrivere perché non voglio trattenervi oltre, passate con me subito alle righe qui sotto, con buona probabilità saranno le più divertenti della stagione…

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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Uno dei miei primi pensieri di ieri, dopo il triplice fischio di chiusura, è stato che se non fossi stato a casa mia, avrei preferito in quel momento trovarmi in mezzo a un branco di gobbi piuttosto che in un gruppo di granata.

Avrei preferito, insomma, uscire da quel dramma sportivo grazie alla scarica di adrenalina di persone che mi sfottono e godono delle mie disgrazie, piuttosto che piombare nel vortice di quel subdolo mix di autocompiacimento e autocommiserazione in cui tipicamente si narcotizza il tifoso granata dopo serate come quella di ieri.

Perché sapevo che sarebbe successo e, puntualmente, è successo: social network invasi di quella infinita produzione retorica che ruota attorno ai concetti di belli e dannati, invisi al destino, eroi romantici, non ci piegheremo, succede solo al Toro, non poteva che finire così.

Ecco, tutto questo mi ha fatto sanguinare molto di più del rigore di Cerci.

Perché è ora di smetterla. Almeno di smettere di rifugiarsi in queste cose “a caldo”. A caldo bisogna arrabbiarsi e ammettere di essere arrabbiati. Incazzarsi e non indorarsi la pillola dell’incazzatura pensando “Uh, com’è tutto granata tutto questo. Uh, come siamo migliori degli altri ad amare i nostri colori nonostante le sconfitte”.

Poi “a freddo”, tra una settimana, quando comunque dovremo trovare un senso in tutto questo e dovremo comunque ribadire a noi stessi e agli altri quel voto d’amore che abbiamo fatto al Toro, possiamo tornare ad accarezzare la nostra epopea di unicità nell’amore e nella sfiga, la nostra leggenda più forte del destino e tutte quelle cose che, lo so e non lo nego, fanno parte – anche – della bellezza straordinaria del nostro DNA.

Ma ieri no. Ieri eravamo solo una squadra che ha perso un sogno nella maniera più atroce. E l’atrocità di quella maniera non sarebbe cambiata se al posto nostro ci fosse stata qualsiasi altra squadra del mondo. Quindi, per favore, arrabbiamoci come gli altri. Non facciamo, per un giorno almeno, i soliti granata che nella sconfitta cercano un modo nobile e decadente per celebrare se stessi, per dire che sono speciali, che sono vittime.

E’ ora di cambiare mentalità, mentalità dell’ambiente e del tifo. E io vorrei che questa stagione ci lasciasse questo: un briciolo, briciolo, di percezione di poter essere dei piccoli, anche brutti, vincenti e non dei grandi, bellissimi, perdenti. E vorrei che iniziassimo a pensarci così.

Se una grande stagione come questa finisce male, non bisogna dire “Vabbè, tutto sommato bravi lo stesso”, ma bensì rosicare, rosicare, rosicare per essere arrivati a un passo dal traguardo e non averlo raggiunto.

Non so se mi sono spiegato: dire “bravi lo stesso” è da perdenti, dire “abbiamo fallito il sogno e non saremo felici finché non andremo a prendercelo davvero” è da vincenti.

 

E badate, parlo di mentalità. Roba nostra, di tifosi.

Perché la squadra è stata fantastica, va applaudita fino a spellarsi le mani (e insieme incitata a fare ancora meglio). I ragazzi sono andati oltre i loro limiti, oltre tante situazioni discutibili, oltre un ambiente che non li ha amati tutti da subito (vedi Padelli, Vives…).

Alessio Cerci è un campione sublime e non me ne frega niente che abbia sbagliato lui quel rigore: nulla toglie a tutto quello che ha fatto con noi e per noi.

 

Liberarsi, almeno un po’, della mentalità da belli e dannati.

Arrabbiarsi invece di deprimersi e incanalare quella rabbia in tifo e vittorie.

Tornare ad Amsterdam.

 

Facciamolo.

(e grazie Toro per questa annata QUASI straordinaria)