Si sono spente le luci sull’Arthur Ashe e le ombre calano su New York: dopo due settimane di bel tennis si è così chiusa anche l’edizione 2016 degli US Open. Ad alzare i trofei più prestigiosi sono stati Stan Wawrinka e Angelique Kerber ed è proprio con lo svizzero e la tedesca che parte il nostro wonderful ‘Pagellone’ sull’ultimo appuntamento annuale del Grande Slam, tra rovesci da favola, abiti da sera e meravigliosi declini.

Stan Wawrinka 10 – Più che un tennista, Stan sembra un po’ l’erede di un arciere noto dalle sue parti, tale Guglielmo Tell. Del suo connazionale il buon Stan ha senza dubbio la mira: tre finali di Slam e altrettante vittorie, due delle quali pure con una buona dose di fortuna, vedi i guai fisici di Rafael Nadal all’Australian Open 2014 e di Novak Djokovic a New York 2016. Però, l’en-plein sta anche a significare quanto, oltre al tennis potente e di talento che ha sempre avuto (il rovescio è uno dei colpi più belli di sempre), l’elvetico abbia trovato negli anni anche una tenuta mentale che lo spinge ad esprimersi al meglio quando arriva al momento decisivo nei tornei, magari annullando pure match-point come contro l’inglese Daniel Evans al terzo turno. Se avesse la stessa ‘testa’ per 12 mesi sarebbe – quasi – come il miglior Novak Djokovic o un altro suo connazionale ‘bravino’, tale Roger Federer.

Angelique Kerber 10 e lode – Vittoria agli US Open e primo posto nella classifica femminile: cosa volere di più? Un Lucano? Magari una bella birra, visto che parliamo della tedesca Angelique Kerber, che a New York ha trovato la consacrazione in una stagione da favola, come testimoniano anche il successo agli Australian Open e le finali a Wimbledon e alle Olimpiadi, con l’unico ‘flop’ del Roland Garros. Diaboliche traiettorie con dritto e servizio mancino e due gambe da favola sono i suoi punti di forza, che le hanno permesso di diventare la prima tedesca ad alzare uno Slam dai tempi della mitica Steffi Graf e la prima mancina a vincere a New York nell’era Open dopo Martina Navratilova e Monica Seles. Che, detto per inciso, avevano ben altro talento. Ma come mi ripete sempre quel sant’uomo del mio maestro, non di solo talento si vince a tennis…

Novak Djokovic 7 – Già alla vigilia Novak non considerato favorito per la vittoria come in altre occasioni a causa di un’estate tormentata da piccoli contrattempi fisici. A New York alla fine Nole è riuscito ad arrivare a giocarsi il trofeo grazie anche ai ritiri di tre dei suoi avversari, ma al momento della resa dei conti con Wawrinka non è però riuscito quasi mai a esprimere il suo miglior tennis. Perché? Un po’ per le vesciche ai piedi che lo hanno limitato non poco negli spostamenti e un po’ perché sulla sua prediletta diagonale di rovescio andava a sbattere contro il miglior colpo del rivale, un rovescio da favola con cui Stan lo ha infilato più volte ‘cambiando’ direzione sul lungolinea. Insomma, dopo un inizio d’anno nel quale è parso irresistibile, tra Wimbledon, Olimpiadi e US Open, il serbo ha raggranellato più delusioni che altro. Urge riposo, prima di ritrovarsi spremuto tra una o due stagioni.

Serena Williams 5 – Dico sempre che Serena Williams al top è imbattibile. Il problema è che ormai non riesce mai ad esser al meglio, tanto che anche a New York ha avuto problemi, stavolta al ginocchio sinistro. Così (anche perché le avversarie non è che la facciano giocare da ferma per ‘cortesia’) l’americana ha mancato il trionfo e ha pure dovuto abdicare dopo 186 settimane al primo posto in classifica. Suggeriamo esame di coscienza e, soprattutto, un minimo di dieta che le riduca i rischi di guai articolari e muscolari. E lo scrive uno che con la dieta, ahimé, ha sin troppa familiarità.

Karolina Pliskova 8 – L’ennesimo prodotto della mitica scuola ceca di tennis e la gemella forte delle Pliskova (Krystina ha meno talento), Karolina ha raggiunto a New York la sua prima finale nello Slam. Difficile dire se sia l’ultima: ormai questo tipo di giocatrici tutto servizio, botte da fondo e fisico da amazzone sono fatte tutte un po’ con lo stampino e basta che calino un pelo fisicamente per ritrovarsi staccate – e pure di molto – dal gruppo delle migliori. Insomma, è forte, gioca bene ma mi entusiasma più in abito da sera che non per il tipo di tennis. Ohi, si scherza eh? Prima di esser accusato di maschilismo…

Roberta Vinci 8 – Bisognerebbe fare un monumento a Robertina, che dopo la finale persa l’anno scorso con Flavia Pennetta, nel 2016 ha tenuto alta da sola la bandiera del nostro tennis a New York, fermandosi solo nei quarti contro la Kerber, futura vicitrice, complice un tutt’altro che gradevole mix di dolore al tendine d’Achille della gamba sinistra e fastidi alla schiena. E nonostante tutto la pugliese è andata a due punti dal vincere il primo set con Angelique grazie al suo gioco fatto di variazioni e voleé. Speriamo che recuperi presto la miglior condizione fisica per disputare un finale di stagione al top, anche perché a 33 anni l’ipotesi di ritiro per l’anno venturo è sempre più incombente. Roba da fare tutti gli scongiuri possibili da qui al 13 dicembre.

Rafael Nadal 4 – Fortuna che per quest’anno non ci sono più tornei dello Slam: fuori al primo turno in Australia contro Fernando Verdasco, ritiratosi prima del terzo turno del Roland Garros per un problema al polso che l’ha costretto al forfait pure a Wimbledon e, tanto per chiudere al meglio, ko agli ottavi a New York contro Lucas Pouille. Insomma, se non ci fosse stato l’oro in doppio alle Olimpiadi, per Rafa quest’anno sarebbe stato un mezzo disastro, visto anche il livello degli avversari che l’hanno battuto. Se aggiungiamo tutti i guai fisici avuti nelle ultime stagioni, il fatto che ormai ha 30 anni e che dal Roland Garros 2014 non vince uno Slam, parlare di declino per lo spagnolo (un declino pur meraviglioso, lento e sempre ad altissimi livelli, un po’ come Roger Federer) rischia di non essere fuori luogo. Speriamo di sbagliarci, come speriamo di sbagliarci per lo svizzero.

Andy Murray 4 – Era l’uomo dell’estate: le vittorie al Queen’s, a Wimbledon e alle Olimpiadi lo avevano posto quasi sullo stesso livello di Novak Djokovic, al di là dell’estemporanea sconfitta in finale a Cincinnati. E invece, a New York Andy è letteralmente andato via di testa contro un giocatore come Kei Nishikori che, almeno sulla carta, avrebbe le armi per impensierirlo solo se l’elenco delle armi contemplasse pure quelle da fuoco, tipo AK47. Peccato, perché l’occasione per avvicinarsi ulteriormente a Novak Djokovic e metterne in dubbio il regno era più che ghiotta.

Juan Martin Del Potro 9 – Per quanto mi riguarda Juan Martin del Potro è il vincitore morale degli US Open dove sette anni fa conquistato il suo (finora) unico titolo dello Slam battendo in finale Roger Federer a suon di ‘piastrelle’ di dritto. In quel lontano 2009 ‘Palito’ sembrava destinato a insidiare il dominio dei Fab Four nel circuito: invece, a causa di una serie di guai ai polsi da far impallidire Paperoga, Delpo s’era ritrovato ai margini del tennis che conta. L’argentino non ha però perso la speranze e lentamente ha ricominciato una risalita che quest’estate l’aveva già visto conquistare un argento olimpico quasi miracoloso, un risultato che è stato quasi ‘bissato’ dai quarti di finale a New York, dove ha ceduto solo a Stan Wawrinka. Speriamo davvero Juan Martin abbia definitivamente superato i suoi guai e sia pronto a sciorinare il suo tennis potente, propositivo e ‘anti-noia’. Non solo nella Grande Mela.