(Rijkaard e Voeller in versione Ringo Boys per lo spot di Echte Boter)

Sono permalosi i calciatori, durante le partite se ne fanno e se ne dicono di ogni, e non è vero che resta sempre in campo quello che succede in campo. Molti se lo portano dietro e mica facilmente fanno pace. Branislav Ivanovic, ad esempio, ha rinviato al mittente le scuse di Luis Suarez. E per certi versi si può capirlo. Dopo avergli mosso il braccio, l’attaccante del Liverpool non si è sforzato più di tanto per farsi perdonare: una telefonata al difensore del Chelsea e due messaggi su Twitter, ma concisi, nemmeno 280 caratteri, zero fantasia. Ne basterebbe invece una minima dose a un responsabile marketing per trasformare questa storia in business. In Inghilterra i bookmaker scommettono: Suarez diventerà protagonista di una pubblicità di un dentifricio o di un fast food. Qualcuno storce il naso? Non sarebbe un buon affare? Non è detto. Vi ricordate il doppio sputo di Frank Rijkaard nei boccoli biondi di Rudi Voeller a San Siro durante un durissimo Germania-Olanda ai Mondiali di Italia ’90? Roba che ha speziato non poco gli incroci fra l’allora centrocampista del Milan e il tedesco della Roma, finché un paio d’anni più tardi una marca olandese di burro li ha convocati, vestiti in accappatoio e accomodati a un tavolino su un prato, a spalmarsi a vicenda le fette biscottate, perché come dicono in Germania «tutto è di nuovo burro», tutto è tornato alla normalità. E per seppellire l’ascia di guerra in quella pubblica riconciliazione su manifesti e tv, racconterà poi Voeller, «l’ingaggio l’abbiamo devoluto in beneficenza».

lo sputo da storie di calcio.altervista.otg(Rijkaard rinfresca Voeller in un afoso pomeriggio milanese fonte: storiedicalcio.altervista.org)

Di recente sono finiti davanti alle telecamere per siglare una pace anche  Massimiliano Allegri e Pippo Inzaghi, costretti a strette di mano, pacche sulle spalle e battute concilianti dopo essersi ringhiati addosso il giorno prima davanti a ragazzini delle giovanili del Milan e a qualche loro genitore. A Roma Pablo Osvaldo ed Eric Lamela hanno messo una pezza a uno schiaffo (dell’oriundo azzurro all’argentino, che gli aveva detto di farla finita «che non sei Maradona») offrendo una cena alla squadra. Ma sia nella faida milanista sia in quella giallorossa, le ruggini non sono state cancellate da tregue mal messe in scena. I quattro dovrebbero prendere lezioni di recitazione da Eric Cantona, che dopo il ritiro è stato protagonista in uno splendido film nella parte di se stesso e quando giocava era un poeta del calcio in un mondo di ferrei cerimoniali e finta sportività. Francese con sangue sardo e catalano nelle vene, aveva una lista di nemici lunga così, per ognuno un insulto o una battuta sferzante e fantasiosa.

cantona-nose da french.fansshare.com(Cantona aiuta un avversario a levarsi un ciglio dal nasco fonte: french.fansshare.com)

Come tutti sanno, purtroppo una volta, nel 1995, l’allora attaccante del Manchester United è andato troppo oltre colpendo con una mossa da kung-fu un tifoso del Crystal Palace. E quando si presentò davanti alla commissione della federcalcio inglese che lo squalificò per otto mesi, a suo modo chiese scusa. «Vorrei scusarmi con il capo della commissione – esordì Cantona, come racconta in un libro l’ex direttore esecutivo della FA David Davies – Vorrei scusarmi con il Manchester United, con Maurice Watkins e Alex Ferguson, con i miei compagni. Voglio scusarmi con la FA. E vorrei chiedere scusa alla prostituta con cui ho dormito la scorsa notte». Dice di aver dormito con centinaia e centinaia di donne Antonio Cassano, e ha anche una lunga collezione di liti, da quella con Garrone all’ultima con Stramaccioni, passando per le sceneggiate con gli arbitri. Di occasioni per farsi perdonare ne avrebbe avute, ma nel caso del cosiddetto Fantantonio la fantasia si limita ai piedi. E, dice Cassano, la parola «scusa» non rientra nel suo dizionario.