A 77 anni gestire il settore giovanile di una squadra di serie A, pare un controsenso, una roba tutta italiana, degna del paese per vecchi. Invece Fermo (ma per tutti Mino) Favini, è (da una vita) esattamente al posto giusto, e fa funzionare il vivaio dell’Atalanta come pochi altri sono in grado.

Nato a Meda nel 1936, pochi mesi prima dei quattro ori olimpici di Jesse Owens e dell’esplosione della guerra civile spagnola, Favini è stato un discreto calciatore e poi uno specialista a riconoscere e far crescere i talenti.

Gli hanno dato la responsabilità del settore giovanile prima il Como e poi l’Atalanta, e la lista dei giocatori che ha lanciato Favini fa più impressione della scuderia di un altro Mino, Raiola: Borgonovo, Vierchowod, Fontolan, Matteoli, Morfeo, Tacchinardi, Zambrotta, Bellini, Pazzini, Montolivo, e altri, in attesa dei prossimi frutti del vivaio atalantino che non ha moltissimo da invidiare alla cantera del Barcellona.

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Da sempre Favini ha un occhio di riguardo per i “venessian”, quelli che cercano sempre di farsi dare la palla e poi non se ne disfano molto facilmente. “E’ il primo segno di riconoscimento del talento. Ma la bravura da sola non basta, occorre tanta applicazione e sacrificio costante”, ha spiegato in alcune interviste Favini, che valuta anche il carattere dei ragazzi, dall’attitudine a svegliarsi in orario, al profitto scolastico. E spesso, racconta, “il compito più difficile è diventato educare i genitori. Molti di loro se ne infischiano se il figlio va male a scuola, l’importante è che giochi, che arrivi in alto e che guadagni tanti soldi con il calcio”.

La traduzione in fatti di questa filosofia? Ultimamente l’hanno sperimentata due ragazzini (16 e 17 anni) degli Allievi nazionali dell’Atalanta, che hanno messo in scena un siparietto blasfemo con un crocifisso, l’hanno ripreso in un video finito su Facebook. Favini, affiancato dal ds Gabriele Zamagna, li ha sospesi da allenamenti e partite e dirottati per due settimane ad attività socialmente utili in una comunità che ospita giovani un po’ meno fortunati. Favini è sicuro che i due abbiano imparato dal castigo, antica formula che di questi tempi pare moderna.

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(immagine di copertina – fonte: tuttoatalanta.com)