E un giorno arriva lui, da ultimo in classifica, faccia sorniona, idee ostinate e piazza quattro pappine all’Inter.
Che poi quegli altri, i cugini, stanno quasi peggio con quei due pareggi tra Empoli e Cesena.
E a Torino? A Torino tutto bene, grazie.

INTERISMI

di Max Multatuli

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Nel paese dove vivo organizzano le mezze maratone alle 15 di domenica.

Nel paese dove vivo le mezze maratone durano come in Italia, all’incirca 1 ora e 30.

Nel paese dove vivo non arriva Sky Go.

Nel paese dove vivo, anche con tutta la buona volontà, Inter-Cagliari di domenica alle 15 non potevo vederla.

(Col senno di poi, sono contento che questa domenica correvo alle 15 nel paese dove vivo.)

Nel paese dove vivo comunque abbiamo internet, ché non siamo mica in Calabristan.

Nel paese dove vivo Gazzetta, Eurosport e, purtroppo e soprattutto, Twitter e Facebook, non sono bloccati.

Nel paese dove vivo, pertanto, ho potuto sapere il risultato di Inter-Cagliari subito dopo la mezza maratona.

Nel paese dove vivo non mi capiscono se bestemmio, ma il buon Dio sì e abbiamo ancora un campionato da giocare e ci serve tanto tanto l’aiuto miracolante del buon Dio con ‘ste mezzeseghe di giocatori.

Nel paese dove vivo ho potuto leggere il risultato, 1-4 per il Cagliari già ultimo in classifica e guidato dalla corazzata Zemankin, e, purtroppo e soprattutto, ho potuto leggere i commenti a caldo di Mazzarri.

Nel paese dove vivo ho letto di giocatori che erano troppo stanchi, alla quinta giornata di campionato.

Nel paese dove vivo ho letto piagnistei mazzarriani “che se non c’avessero buttato fuori Nagatomo, con eccessiva severità suvvia sior arbitro, a quest’ora il risultato era diverso”.

Nel paese dove vivo vivo con orgoglio l’essere interista, ma quando Mazzarri si lagna, a nome della squadra, nel paese dove vivo non lo vado a dire in giro che sono interista.

Nel paese dove vivo la pizza fa cacare. Come l’Inter di domenica.

Mazzarri, te c’hanno mai mandato al paese dove vivo?

 

MILANISMI

di Marta Baudo

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Calcio e golf, ovvero due sport agli antipodi: nel golf hai il vantaggio di partire con l’handicap, nel calcio l’handicap te lo crei facendoti male da solo. Se a far girare la ruota storta ci si mette pure Abbiati, convinto di essere sotto la doccia con le mani insaponate, allora sono guai. Torna a casa Diego!
Dopo cinque giornate ci sono due squadre che se ne vanno già per la loro strada mentre le altre, alla ricerca del pass per l’Europa, camminano a braccetto. Contro i gobbi il Cesena sì che aveva avuto vita difficile, noi li abbiamo rianimati.
E, come nella peggior tradizione rossonera, non approfittiamo del miracoloso regalo targato Cagliari a San Siro.
Solo Rami si aggiunge alla cooperativa da gol milanista, con uno stacco da centravanti. I gol, marchio di fabbrica della casa, restano racchiusi in una piadina dal sapore estivo.
Mai dare per scontati i risultati con il Milan in campo, altro che i 9 punti previsti dalla carta stampata per il trittico pre-pausa campionato d’ottobre! Queste piccole squadre hanno sempre impaurito il grande Milan e non demordono, con l’ardore delle neo promosse.
Quattro punti buttati senza un vero perché. Grande voglia, buone idee ma la scarsa concretezza si paga.
Avere una squadra multi tasking con una varietà di soluzioni davanti risulterà nel prosieguo un fattore plus. Con il tempo i frutti arriveranno se salirà l’asticella dell’attenzione.
Perseverare, lavorando sul fattore retrovie, è lecito… invocando un sostegno dal difensore navigato, vice di Pippo.
Clonerei Bonaventura, quanta qualità, talento e carattere: sembra un veterano di Milanello! Che affare, volare last minute.
“Non sarà un’avventura a fermare il nostro amore per il Milan…”
Chievo qua e Verona là come viatico per tornare a respirare e sorridere, senza troppi patemi d’animo, nell’autunno rossonero! Cantiere Milan al lavoro. Divertirsi, ma in sicurezza, sarebbe il top.

 

JUVENTISMI

di Edoardo Pavesi

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Ok, dopo la partita di sabato sera a Bergamo contro l’Atalanta e dopo l’ennesimo 0-3 rifilato agli avversari, credo si debba tornare alle origini e spiegare ai nostri avversari quelle due o tre regole base del gioco del calcio. Anzi, ne basta una.

Potrebbe infatti sembrare pleonastico, ma alla luce dei primi 6 risultati della stagione forse non lo è: a calcio bisogna fare gol. Qualcuno potrebbe obiettare che anche lo 0-0 può essere un buon risultato, almeno regala un punticino che è meglio di niente, però rimane che la regola principe di questo sport è buttarla dentro, segnare, gonfiare la rete. E per fare questo spesso tirare in porta aiuta.

Dico tutto questo perché inizio a pensare che non sia poi così chiaro, almeno non a tutti: dopo un paio di partite di campionato, dopo l’esordio in Champions, potevo pensare fosse una coincidenza, ma adesso la cosa inizia ad assumere toni grotteschi. Sei partite sono 540 minuti, coi recuperi arrivi quasi a 10 ore di calcio giocato, ma la casella dei gol subiti dalla Juventus in tutto questo periodo continua a rimanere inchiodata sullo zero. Spaventosi.

Ah, a questo giro hanno anche provato ad aiutarli, gli arbitri, sì quelli che noi paghiamo e corrompiamo, dando ai veri neroazzurri un rigore inventato: niente da fare, se hai in porta il più forte di tutti i tempi manco quello basta.

(Ovvio, dopo questo mio pezzo martedì sera a Madrid contro l’Atletico prendiamo gol dopo minuti due, probabilmente da Godin, l’ultimo in ordine cronologico ad aver segnato a Buffon: però era durante i mondiali, a giugno, più di 3 mesi fa… fate voi).

PS: avrei circa 72 o 73 cose da spiegare a Cristiano, ma non solo a lui, su cosa penso di Zeman e sul perché non lo sopporti, ma oggi dopo che ha rifilato 4 pere all’Inter a San Siro non me la sento proprio… (qui aggiungete pure minuti di risate a vostro piacimento o a vostra capacità polmonare).

 

GRANATISMI

di Cristiano Girola

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La rondine non è mai riuscita, nonostante i suoi ostinati sforzi, a fare primavera mentre una quaglia può, se vuole, fare autunno. Un discreto autunno.
Seguito, ci auguriamo, da un tiepido inverno e da una gloriosa primavera.
Quaglia batte rondine, tre stagioni a zero.

S’è sbloccato, dunque, Quagliarella. L’ha fatto prima di quando lo fece Immobile l’anno scorso.
Non sto facendo paragoni, è statistica.
S’è sbloccato anche Amauri che, dopo alcune giornate di impasse dovute all’equivoco sulla sua migliore collocazione, l’ha trovata: in panca.

Bruno Peres è più basso di Maicon, ride meno di Cafu e noi ce ne siamo già innamorati manco fosse Roberto Carlos.

Gillet sembrava tornato in una specie di stato di grazia, tra Bruges e il primo tempo con la Fiorentina. Poi ha bucato completamente i tempi d’uscita sul pareggio di Babacar e noi gli vogliamo bene lo stesso, ma cacchio Sgianfransuà, serviva la partita perfetta per levare a Ventura ogni possibile pretesto per rimettere Padelli.
Invoco almeno l’inversione Gillet-campionato e Padelli-Europa.

Oggi sono stato breve e conciso, così avete tempo per rileggervi il pezzo di Max sull’Inter.